Museo dell’Ara Pacis (2006), di Richard Meier

Lungo le rive del Tevere da pochi anni sorge un esempio di architettura contemporanea che porta la firma di una vera e propria stella internazionale: Richard Meier. 
Vincitore a 50’anni del Premio Pritzker (che potremmo definire sbrigativamente “il Nobel dell’architettura”), ha costellato le principali città europee e statunitensi con i suoi progetti, riconoscibili per alcuni tratti costanti, come una sorta di firma: il colore bianco, le linee arrotondate e le superfici esterne candide e divise in grandi quadrati.

A Roma Meier ha costruito il complesso che ospita l’Ara Pacis, uno dei più importanti monumenti concepiti durante il principato di Augusto (31 a.C. – 14 d.C.) il quale nel 9. a.C. volle l’erezione di un altare dedicato alla dea Pace per celebrare la fine della guerra dopo quasi un secolo. Interrata con il passare dei secoli, e quasi dimenticata, l’Ara Pacis è stata del tutto riportata alla luce solo nel XX secolo e nel 1938, per celebrare il bimillenario della nascita di Augusto, ricomposta in un padiglione temporaneo. Solo nel 2006 è stata inaugurata la nuova costruzione, dopo dieci anni di lavori.

L’opera, trasparente nei confronti dell’ambiente urbano, ha un andamento lineare che si sviluppa secondo l’asse principale nord-sud e si articola in tre ambienti funzionali: la piazza di accesso, la teca dell’Ara Pacis vera e propria ed infine un corpo disposto su tre livelli. Al livello inferiore della piazza ci sono la biblioteca e gli uffici, nell’area della teca invece sono situati gli spazi espositivi, mentre nell’ultima parte ci sono l’auditorium e la caffetteria.

L’accesso al complesso avviene mediante un sistema di gradonate e rampe in travertino, che servono a coniugare il livello del lungotevere con quello di via di Ripetta e con quello dell’ingresso; all’interno della piazza vi è una fontana a muro che termina in una pozza di forma quadrata; questa non solo serve a delimitare l’area del progetto insieme al setto che prosegue nell’atrio dell’edificio, ma ha anche una valenza simbolica.

La scalinata infatti presenta due elementi di richiamo al passato: una fontana, memoria del Porto di Ripetta -Roma fino al XIX secolo possedeva alcuni porti fluviali- che insisteva proprio su quest’area; una colonna, che misura la stessa distanza che, in età augustea, separava l’Ara Pacis dall’obelisco dell’Horologium Augusti, una grande meridiana.

Entrando, ci si trova in un ambiente chiuso sia dal lato di via di Ripetta che sul lato del lungotevere dove ci sono i vari servizi di accoglienza: questo primo spazio ha la duplice funzione di introdurre la visita al monumento e di schermare l’Ara, situata al centro di una teca di vetro sorretta da quattro colonne. Solo superata la penombra della Galleria ed i busti di alcuni membri della famiglia di Augusto si entra nel padiglione centrale, dove di giorno l’Ara è immersa nella luce diffusa dai lucernari e da grandi cristalli filtranti. 
Il desiderio di utilizzare quanto più possibile la luce naturale proveniente dall’esterno ha provocato alcuni problemi tecnici: si sono dovuti creare appositamente grandi lastroni di vetro temperato grandi fino a tre metri per cinque, in modo da evitare al visitatore di sentirsi in una gabbia. Infatti più i vetri sarebbero stati piccoli, più fitti sarebbero stati i montanti metallici che li avrebbero sorretti. La copertura, anch’essa vetrata, permette un’illuminazione naturale e controllata grazie alla presenza di frangisole applicati sui lucernari.

Nello spazio ricavato dal dislivello tra il lungotevere e via di Ripetta è ricavata un’area dove sono stati collocati una piccola biblioteca, gli spazi direzionali e i servizi: il muro esterno è ciò che resta del precedente padiglione e reca incise le Res Gestae, cioè il racconto delle proprie imprese che Augusto dettò per i posteri. Direttamente al di sotto dell’Ara è situata l’area espositiva per le mostre temporanee.

Il terzo ed ultimo volume è ruotato di 90 gradi rispetto al percorso espositivo; questo rappresenta l’elemento di chiusura, ed al suo interno vi sono l’auditorium, la caffetteria e la terrazza, che affaccia sul Mausoleo di Augusto, purtroppo ancora chiuso e non valorizzato.

I materiali utilizzati per la realizzazione del nuovo museo sono in linea con la tradizione romana e l’ambiante circostante: sono stati usati il travertino in sostituzione dell’alluminio originariamente previsto, l’intonaco ed il vetro. Il travertino ad esempio proviene dalle stesse cave da cui fu estratto quello utilizzato nella realizzazione della vicina piazza Augusto Imperatore negli Anni Trenta.

L’unione di temi tradizionali e tecnologie moderne donano all’opera un effetto di volume e di trasparenza, di pieno e di vuoto, che è tipico delle altre opere di Meier.

Sito ufficiale: http://www.arapacis.it/
Indirizzo: Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli)
Telefono: 060608 –  tutti i giorni ore 9.00-21.00
Orario: Martedì-domenica 9.00-19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Giorni di chiusura: Lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio

A proposito dell'autore

Enrico Giulio Giuliani

Un po’ toscano, un po’ lombardo, viaggio molto ma i letti sono sempre troppo corti per me. Da piccolo giocavo con le costruzioni e da grande mi sono innamorato delle linee armoniche dell’architettura classica. La dimensione del viaggio per me è un’esperienza prima che fisica conoscitiva perché seguendo la strada battuta da Polo, Chatwin, e Rumiz credo che la consapevolezza di ciò che si guarda è il primo passo per comprenderne la bellezza.

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