6 aprile 2009. Dopo una lunga serie di scosse iniziate a dicembre, un terremoto di magnitudo 5,9 Ml colpisce L’Aquila con epicentri nell’intera area cittadina e in parte della provincia. Il terremoto causerà la morte di 309 persone, oltre a 1600 feriti e circa 65.000 sfollati. Un’intera città e parte della sua provincia sono ridotte a un cumulo di macerie, gli abitanti sono costretti a vivere per mesi in tenda o negli alberghi della costa abruzzese, le conseguenze fisiche e psicologiche dei protagonisti della tragedia sono gravissime.

Sono passati quattro anni da allora, i centri di accoglienza istituiti dalla protezione civile sono stati sgomberati, eppure sono ancora circa 22 mila (dati SED Spa per SGE/STM Abruzzo e Istat, aprile 2013) le persone che non sono potute tornare alla propria dimora. Di queste, circa 12.300 sono state rilocate nei centri residenziali d’emergenza, realizzati appositamente con dei prefabbricati di legno; altre 2700 persone sono state sistemate in moduli abitativi provvisori, piccole abitazioni il cui utilizzo è stato disposto sin dal 2009, poco dopo il terremoto; altre 6800 persone sono in sistemazioni autonome, mentre circa 240 sono in affitto da qualche parte. Dal giorno del terremoto, la popolazione aquilana è diminuita di circa il dieci per cento.

Passeggiando per le strade del centro la sensazione è quella di aggirarsi in un enorme cantiere edile. Arrivando dalla statale si incontrano le prime modificazioni alla viabilità dovute alla ricostruzione del manto stradale, e da lì in avanti ogni angolo è incorniciato da barriere protettive, puntellamenti, scavi e cartelli di pericolo. In Corso Vittorio Emanuele, l’arteria principale della città, quasi non si trova un edificio che non sia sottoposto ai lavori di messa in sicurezza. Dei numerosi negozi che animavano la via solo pochi hanno riaperto, i bar si contano sulla punta della dita e spesso non ospitano altri che qualche muratore.

Fontana Luminosa, all’inizio della strada, è molto meno luminosa senza l’acqua che la rendeva viva e molte vie traverse sono chiuse al passaggio perché parte delle famigerate “zone rosse”. In fondo al corso, Piazza Duomo ospita ancora una tenda di soccorso pubblico, mentre le due chiese – la Cattedrale di San Massimo e Chiesa di Santa Maria del Suffragio – sono anch’esse soggette ai lavori di ricostruzione, e sul lato lungo della piazza campeggia uno striscione con la scritta: “Una zona rossa, ovunque si trovi, è una questione nazionale.” La Fontana delle 99 Cannelle, un altro simbolo della città, è stata restaurata, ma al mio arrivo era anch’essa senz’acqua, mentre il Castello dell’Aquila era chiuso ai visitatori per i lavori di ricostruzione.

Sabato primo giugno, in Piazza del Palazzo, si è tenuta l’ennesima manifestazione regionale sull’emergenza ambientale e occupazionale dell’Abruzzo. La regione ha superato ogni record riguardo alla cassa integrazione, con migliaia di lavoratori in deroga da anni. Alle camere del potere si rinfacciano errori sia politici che imprenditoriali, e si respira la cupa sensazione che il futuro non sarà migliore del presente. Il terremoto ha infatti spazzato via tutti gli artigiani e i commercianti del centro cittadino, oltre a pregiudicare gravemente anche l’industria turistica della regione.

 

Per capirne di più ho incontrato Corrado Mastropietro, uno dei fondatori del sito 6aprile.it che sin dall’inizio della tragedia ha raccolto le notizie e i fatti più importanti delle cronache relative al dopo terremoto. Non posso fare a meno di chiedergli se tutti i cantieri che ho visto in giro sono parte della ricostruzione del dopo terremoto. Certo che lo sono, purtroppo pare che politica e burocrazia si siano unite per rallentare ogni opera il più possibile, attraverso un iter istituzionale drammaticamente complicato e la nefanda abitudine di scaricare sempre le colpe sugli altri. Quello nei rapporti tra cittadini e istituzioni esprime un disagio che si era cominciato ad avvertire anche nei primi campi di accoglienza, quando alcuni inquietanti cartelli avevano cominciato a proibire il libero spostamento e l’assembramento degli accolti. Eppure c’è un profondo rispetto da parte egli aquilani per il lavoro svolto da militari e volontari nelle prime fasi della tragedia. Ora non rimangono che alcune pattuglie di alpini per le strade del centro, forse per vigilare sugli episodi di sciacallaggio. L’Aquila era una città praticamente senza criminalità prima del terremoto, ma il completo svuotamento di quartieri come Pettino ha attratto alcuni tra gli istinti più bassi e meschini dell’essere umano.

Non è solo la mancanza di fondi a rallentare la ricostruzione della città, spesso il problema è anche come questi soldi vengono spesi. Uno degli aspetti più inquietanti delle opere di messa in sicurezza riguarda proprio i puntellamenti: realizzati per impedire il crollo degli edifici, queste strutture sono concesse in affitto a caro prezzo, e in molti casi sorreggono palazzi che sono già stati indicati come non salvabili e quindi andrebbero fatti crollare in ogni caso.
Un altro aspetto preoccupante riguarda il sistema utilizzato per adeguare le costruzioni alla pericolosità sismica riconosciuto alla regione. L’Aquila si trova infatti in una zona altamente sismica e il pericolo identificato è di massimo livello. Non è invece al livello più alto il grado di requisiti antisismici richiesti dalla opere edili, comprese quelle di ricostruzione, che perciò rischiano di non tenere in debita considerazione futuri terremoti. Come se ciò non bastasse, l’obbligo di legge richiede un adeguamento di solo l’80 per cento ai requisiti imposti.

L’Abruzzo è una terra splendida, ricca di tradizioni e di cultura secolare, e offre un approdo verso paesaggi naturali unici come quelli offerti dal Gran Sasso e dal massiccio della Maiella, dove si possono fare escursioni a piedi o in mountain bike e praticare il rafting, la canoa e il kayak. Gli agriturismi di cui il territorio è costellato offrono prodotti gustosi a prezzi modici. L’area è collegata al territorio nazionale da autostrade (A24, A25, A14), stazioni ferroviarie (a L’Aquila, Sulmona e Pescara sono gli snodi principali) e a Pescara si trova un aeroporto internazionale. Spero solo che tutte queste risorse aiutino la regione a risorgere dalle sue macerie più bella e prospera che mai.

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l'astronauta.

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