Bastano pochi giorni per assaporare l’abbraccio di Siviglia e rimanerne folgorati. Una città che stuzzica i sensi, appassiona, trasmette energia ed è tremendamente bella da vedere. Già prima di partire avevo una gran voglia di conoscerla: da qui Colombo (o Colòn come dicono loro) partì per le Indie, qui la Carmen di Bizet seduce il suo torero, questa è la patria della Semana Santa pasquale e subito dopo della gioia e del folklore della Feria de Abril, qui nasce il flamenco e le sue melodie strappalacrime. E le mie aspettative non sono state affatto deluse.

Noi la giriamo con nostra figlia i primi di maggio, stagione ideale perché si sta bene in maglietta, mentre d’estate le temperature arrivano come niente a 40 e passa gradi! A Siviglia c’è tantissimo da vedere e da camminare, che sia una passeggiata lungo il Rio Guadalquivir che taglia la città, o che vi addentriate nelle viuzze dei barrios centrali, o vi perdiate nei labirintici giardini dell’Alcàzar o nella Plaza de Espana o de America, o anche solo andiate “tapeando” come dei veri sivigliani… farete di sicuro parecchia strada!

Per le vie del centro di Siviglia

I classici: Cattedrale, Giralda, Alcàzar

La Cattedrale di Santa Maria della Sede è la più grande cattedrale gotica al mondo. Immensa, sproporzionata, pensata e costruita come “una casa di Dio, costruita da pazzi”. Varchi l’ingresso e resti appeso fino all’uscita, col naso all’insù tra l’infilata di cappelle gotiche, i capolavori di Murillo e Goya, pale d’altare, policromie, architravi scolpite e sepolcri illustri. Una basilica col perimetro di una moschea araba. Qualunque fila sotto il sole sarà sicuramente ripagata.

La Giralda è l’antico minareto musulmano, un supersite fiero del XII sec. Da lontano la riconosci, 90 metri di decorazione austera in mattoni… perché la dinastia Almohadi era religiosa e nemica del lusso. Ci salivano con i cavalli, 36 rampe e sei in cima, sotto una sfilza di campane da cui puoi goderti tutto l’articolato e bianco centro di Siviglia. Il simbolo è il Giraldinho e ancora mi chiedo come una statua che rappresenta la fede sia in realtà una banderuola…

Il Giraldnho, simbolo della GIralda di Siviglia

Barrio de Santa Cruz

Il Barrio de Santa Cruz era il ghetto ebraico di Siviglia, fatto di viuzze strette, candido e fascinoso, quartiere dalle mille piazzette punteggiate di alberi d’arancio, tavolini all’aperto, panchine rivestite d’azulejos, angoli turistici ma piacevolissimi. E’ tutto un localino, un negozio tipico, un’inferriata lavorata, un profumo di fiori e di tapas, c’è davvero una  grande energia in questo piccolo angolo di mondo.

Il Barrio de Santa Cruz

Vamos a tapear

E qui la parte più divertente…quando i sivigliani ti propongono un “vamos a tapear” non sai bene cosa ti aspetta, è un rito liberatorio, è un saltellare da una taberna, a una bodega, a un tapas bar dove si mangia e si beve e si spizzica dagli stessi piatti. Jamon iberico, tortilla, queso manchego, croquetas, cana de lomo, solomillo, gambas y bacalao e una miriade di altre ottime specialità. Si condivide, si sta insieme e si sbocconcella allegramente. Venir qui e non provare una tale libidine è pura follia!

Un locale di tapas

Plaza de Espana

L’Expo del 1929 ha ridisegnato i quartieri a Sud di Siviglia, ci sono padiglioni di grande fascino, il Parque de Maria Luisa è diventato il grande polmone verde di Siviglia, ed è frequentatissimo. Un giardino immenso, coronato dal semicerchio di Plaza de Espana, una scenografia fatta di ponticelli, canali, barchette e tantissima gente in movimento. Un luogo da vivere che è diventato parte integrante della città.

Plaza de Espana, la piazza più famosa di Siviglia

I luoghi del flamenco

Sarà banale andare a vedere i ballerini di flamenco in Andalusia, ma per me è cultura, è tradizione musicale, è la passione di una terra che si esprime attraverso la danza. Così ho portato la mia nanetta a El Palacio Andalus (ma potete vederlo a la Casa de la Memoria, a la Carboneria e un sacco di altri posti) a vedere due ore di spettacolo… era inebriata! Canti dai carichi emozionali, pieni di sofferenza, di espressività, viscerali. Il flamenco come espressione dei sentimenti più bui della nostra anima. Forma d’arte potente e imperdibile in questa città.

Il flamenco, la danza simbolo dell'Andalusia

A proposito dell'autore

Monica Nicoliello

Mamma in primis, architetto frelance, dicono sempre allegra e sorridente e colla battuta pronta. Ma anche fragile, timida, sincera, presuntuosa, spiritosa. Un pò testarda, sgangherata, qualche volta inopportuna, arrabbiata, innamorata della sua famiglia e con i ricci sempre in divenire. Inutile dire che amo la natura, i viaggi, la moleskine e le foto, altrimenti non sarei qui!

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