Morbide colline pettinate da vigneti, piccole cittadine silenziose e laboriose, ville signorili e aziende agricole, torri e castelli medievali compongono il paesaggio della Franciacorta e lo rendono un quadro di squisita e riservata bellezza. Appartata in un angolo di Lombardia, tra Bergamo e Brescia, essa rappresenta una piacevole scoperta da cui lasciarsi rapire e trasportare.

Strade che s’immergono nelle vigne, fantastiche da percorrere in bicicletta e a piedi per godere appieno e col giusto ritmo della loro ricchezza; strade del vino, dove questa terra e IL Franciacorta (suo prodotto di eccellenza) incontrano l’arte, la musica, il teatro e danno vita a “Franciacortando“, evento svoltosi per il secondo anno dal 31 Maggio al 2 Giugno 2013. Spettacoli e allestimenti hanno infatti accompagnato e inneggiato alle sue uve in questi tre giorni, mettendo in luce la lunga e rigorosa lavorazione – eseguita col metodo champenoise – che origina la pregiata bevanda ricca di bollicine.

Nomen omen” direbbero i latini, perché Franciacorta pare un richiamo alla regione francese dello Champagne e richiama la storia dell’enologo Franco Ziliani che, sul finire degli anni Cinquanta riuscì a dare una nuova identità vinicola a questo territorio, studiando e mettendo in pratica quanto imparato negli studi. Eppure la Franciacorta esiste già nei carteggi medievali a indicare una zona “franchae curtes“, ovvero priva di dazi grazie alla dispensa goduta da monaci benedettini e cluniacensi. Ordini religiosi che già nel loro quotidiano comprendevano la cura della vigna e l’estrazione del divino nettare.

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Una tradizione antica ricollegabile al presente e alle oltre cento cantine dove le uve di Chardonnay e Pinot bianco e nero vengono raccolte rigorosamente a mano e pressate in maniera soffice, per ottenere diversi gradi di spremitura, prima di essere poste a fermentare dentro grosse botti di alluminio. Trascorrono sette mesi dal momento della raccolta, che avviene tra fine agosto e inizio settembre se la stagione non ha presentato anomalie climatiche, alla completa prima fermentazione: solo allora il succo è pronto per affrontare il percorso che lo porterà a essere dotato del marchio DOCG. La successiva fase di rifermentazione con lievito e zucchero aggiunti avviene in bottiglia. La dose di questi due ingredienti e il tempo di posa determinano poi in quale tipologia di prodotto frizzante rientrerà il Franciacorta, tra Dosaggio Zero, Satén, Brut, Millesimato o Riserva. Un vino giovane, che esiste da poco più di cinquant’anni, ma che richiede lunghi mesi di riposo, dai 18 ai 60 per i più raffinati e prestigiosi.

Un vero capitale è accumulato nelle cantine anno dopo anno. A guardare quei muri ordinati di vetro pieno di liquido chiaro quasi non ci si rende conto del lavoro, della passione e dell’investimento che lo sorreggono. Un’attività che necessita di cura e pazienza perché le bollicine trovino e mantengano la giusta pressione, come viene indicata da un manometro inserito al posto del tappo. 4-6 atmosfere sono la misura corretta e superano persino quelle di un pneumatico; piccole bombe, da maneggiare con cura ogni volta che vengono girate a mano e scosse con fermezza per far scendere verso il collo della bottiglia i residui del lievito. Non stupisce perciò che nel tenerle in mano qualcuno le culli come un neonato: creatura delicata eppure già dotata di una propria, forte personalità.

La ghiacciatura del collo della bottiglia a temperature polari e la veloce stappatura per eliminare i sedimenti lì accumulati in modo compatto sono operazioni ugualmente delicate perché il vino – anche se per brevi istanti – entra in contatto con l’aria. Solo l’inserimento del liqueur di expedition (composto da parti dello stesso vino e agenti conservanti) e la chiusura col tappo in sughero decretano la dirittura d’arrivo, dove il traguardo è tagliato quando s’incolla alla bottiglia la fascetta rilasciata dall’organo competente attestandone la bontà.

Le Cantine

Un processo lungo che non fa sconti e accomuna tutte le realtà produttive del Franciacorta. Infatti, sia in quelle più contenute, in cui il numero di bottiglie è inferiore alle centomila annue, sia nelle grandi produzioni, nei cui caveau sostano oltre un milione di bottiglie, il procedimento è identico e aderisce alle norme stabilite dal loro Consorzio. La lavorazione e la passione hanno perciò carattere comune.

Andare per cantine in Franciacorta però non è solo un’esperienza sensoriale per gusto, olfatto e vista, ma è anche un incontro umano con persone che lavorano molto e tanto amano il loro lavoro. Gran parte sono aziende a gestione famigliare, dove gli investimenti vengono fatti un passo alla volta, contando soprattutto sulle proprie forze e senza tentare azzardi finanziari.

Nelle visite, che poi si trasformano in chiacchierate davanti a un calice per la degustazione, sono i giovani a colpire col loro sguardo concreto di chi ha conosciuto il mondo grazie al lavoro fisico; giovani già uomini, maturati una stagione dopo l’altra seguendo il ritmo costante della natura. Pronunciano parole ferme che lasciano lo spazio della frivolezza a quelle bollicine così impegnate nella gara per riemergere dal fondo del bicchiere dopo un tuffo dall’elegante bottiglia bruna.

Le cantine

•    Tenuta Ambrosini – L’azienda di Cazzago S.Martino (BS) è nata nel 2000 e da allora produce circa 70.000 bottiglie di ‘bollicine’ e vini all’anno, perseguendo il corretto mix tra fattori naturali (agenti atmosferici, proprietà del suolo e stato di salute dei vitigni) e metodologie innovative. Il risultato è una grandiosa esaltazione dei sapori. Da provare: il gusto ruvido del Nihil (Franciacorta a dosaggio zero).
•    Fratelli Berlucchi – Nome per antonomasia de Il Franciacorta, l’azienda agricola Berlucchi è gestita da cinque fratelli e fornisce solo enoteche e cantine con vini prodotti dai loro 70 ettari di terra dedicata a vigneti. In una tenuta agricola del Duecento, con affreschi originali del Cinquecento a far da decorazione, si svolge la lavorazione manuale e meccanizzata del Franciacorta. Incredibile la Cantina, sotto le cui volte stazionano milioni di bottiglie.
•    La Torre – La palpabile passione della famiglia Corsini e lavorazione totalmente a mano sono le caratteristiche dominanti e apprezzabili di quest’Azienda Agricola in Adro (BS), che produce circa 50.000 bottiglie di Franciacorta all’anno. Dal 2001 commercializza vini a proprio marchio, tenendo fede ad un’eleganza che si riscontra anche nel Ristorante dove vengono preparati e serviti ottimi piatti della tradizione locale. Da provare: il gusto intenso del Brut Animado.
•    Ricci Curbastro – Un parco secolare – dove potrebbero vivere le fate – è il cuore della Tenuta ove sorge Villa Evelina, la cantina in cui vengono effettuate le lavorazioni dei Franciacorta DOCG. Oltre alle degustazioni, è possibile visitare il Museo Agricolo e del Vino, risultato di una pluridecennale attività di ricerca della famiglia. Dispone anche di appartamenti immersi nella campagna, per godere dei suoni e dei silenzi della natura.

A proposito dell'autore

Barbara Oggero

Per smentire la reputazione di "bôgia nen" dei piemontesi, viaggio da quando ho memoria e appena posso parto alla scoperta del mondo con la macchina fotografica, un quaderno per gli appunti e la curiosità verso tutto ciò che incontro e mi circonda.

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