Cercasi spiaggia idilliaca, con sabbia bianca finissima e mare cristallino, possibilmente incorniciata da un panorama da cartolina e lontana dal fracasso delle città. Non è forse così che ci immaginiamo le nostre destinazioni estive quando il caldo arriva a scioglierci i neuroni?

Ecco allora che si parte in rete alla ricerca della nostra spiaggia da sogno, magari consultando le guide online e i blog di viaggi come il nostro. A delineare meglio le nostre scelte, inoltre, intervengono spesso bollini, certificati e classifiche che analizzano ogni tratto costiero fino all’ultimo granello di sabbia, valutano la qualità delle acque tramite volontari che le usano per i gargarismi e celebrano le località più meritevoli.

bandiera blu

Tra i riconoscimenti attribuiti alle località balneari eccellenti c’è la famigerata Bandiera Blu, assegnata dall’organizzazione internazionale non governativa Foundation for Environmental Education. Questa ha sede in Danimarca, ma ha uffici in oltre 60 paesi al mondo, tra cui l’Italia. Per ricevere il celeste riconoscimento le località che ne fanno richiesta devono superare una valutazione basata su qualità delle acque di balneazione, depurazione delle acque reflue, certificazione ambientale, gestione dei rifiuti, servizi turistici, sicurezza, servizi e accessibilità nelle spiagge, educazione e comunicazione ambientali e iniziative di sostenibilità ambientale. Inutile dire che apprezzo molto il lavoro svolto dalla fondazione danese e che sono anch’io convinto che meritiamo di inzupparci in acque pulite, e ça va sans dire anche che è sempre bene diffondere i valori ambientali tra il pubblico e le istituzioni. Peccato che in Italia qualche volta queste bandiere vengano messe un po’ a casaccio

Io stesso mi sono sempre fidato delle bandierine blu quando dovevo scegliere la destinazione di una fuga finesettimanale dallo stress cittadino, e non ho mai avuto motivo di pentirmene. Ecco perché sono rimasto molto sorpreso quando leggendo un articolo del Fatto ho scoperto che non solo la bandiera è stata attribuita a qualche località non proprio eccellente, ma addirittura dove c’erano tratti di spiaggia chiusi alla balneazione per contaminazione di escherichia coli ed enterococchi intestinali, i batteri contenuti nelle feci che, in assenza di adeguati sistemi di depurazione, finiscono dalle fogne direttamente in mare. Non esattamente la spiaggia idilliaca che sono solito immaginare.

Come ciò sia possibile è presto detto: la valutazione viene spesso riferita a un singolo tratto di spiaggia, ma la bandiera blu è poi estesa a tutta la località che ovviamente se ne fregia anche sui siti istituzionali. Un dettaglio non da poco, visto che io poi mi inzuppo pensando di poter star tranquillo quale che sia il lido di mia scelta. Spero comunque che si tratti di una distrazione involontaria e che la fondazione saprà approfittare della sopraggiunta consapevolezza per porvi rimedio.

Otranto

Non bisogna comunque dimenticare che i fulgidi vessilli sono solo un’attestazione espressa in seguito a una richiesta volontaria della località e che non bastano a chiarire l’esatta qualità complessiva della destinazione balneare. Basti pensare che le bandierine spuntano come funghi sul litorale adriatico, dove è pur vero che ci sono delle bellissime località e che le acque non saranno letali, ma spesso le spiagge non coincidono con quel paradiso tropicale che si delinea nella mia mente mentre mi liquefaccio sotto il sole estivo. Inoltre le spiagge già molto popolari non hanno bisogno di altra pubblicità, e perciò le istituzioni non si interessano alla famigerata bandierina, come nel caso di Sicilia e Sardegna su cui ne compaiono pochissime.

Un altro sito all’apparenza piuttosto utile per avere un’idea sulla qualità delle acque in cui andrete a fare i sirenetti è quello del Ministero della Salute, sebbene anche in questo caso le informazioni restino un po’ criptiche. Potremmo aprire un fondo qui su NonSoloTuristi e utilizzarlo per inviare i nostri blogger a fare i gargarismi tra le onde che ci richiederete di analizzare. O magari, finché il fondo in questione non sarà operativo, potreste lasciare un commento qua sotto e dirci se dove siete voi le acque, oltre a non essere tossiche, sono davvero meritevoli del nostro galleggiamento!

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l’astronauta.

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