Dopo mesi di preparazione eccomi sull’aereo. La prima tappa è Mosca. Pensando alle successive e soprattutto a Mongolia, Tibet e Nepal, devo dire che non avevo grandi aspettative per i primi giorni di viaggio, o comunque non ne avevo tali da entusiasmarmi. Ma, come spesso accade in questi casi, mi sono dovuto ricredere.

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Pensavo che due giorni a Mosca fossero addirittura troppi per uno che, come me, non ama i ritmi e le atmosfere metropolitane. In realtà si sono rivelati decisamente pochi. Non tanto per visitare le varie attrazioni che la città offre. Pur nella loro bellezza e maestosità la Piazza Rossa, il Mausoleo di Lenin, il Cremlino, la coloratissima Cattedrale di San Basilio, la Cattedrale di Cristo il Salvatore con le cupole d’oro rosso ed il resto non richiedono troppo tempo per una visita. Quello che invece più mi affascina di Mosca è camminare nei quartieri fatti di palazzoni anonimi per osservare il lato meno appariscente della città, o vagare nella zona di Arbat per vedere il lato creativo di una Mosca esuberante grazie a decine di artisti di strada – pittori cantanti musicisti e poeti – o passeggiare in parchi come quello a VDNKh (si chiama proprio così!) per vedere il lato rilassato di una città che non si ferma mai.

Come ogni capitale, Mosca non è la Russia o comunque non mostra tutto ciò che questo enorme Paese è. Per il folklore locale Ivan è il personaggio che più spesso ricorre nelle storie e nei racconti. Egli non solo è Ivan ma rappresenta le Russia stessa, e la sua caratteristica principale è quella di avere capacità e qualità di coraggio e intraprendenza che lo portano a superare prove incredibili in situazioni estreme, così da ottenere il rispetto di quella gente (gli altri Paesi?) che prima lo riteneva solo uno stolto di cui prendersi gioco. Ma un’altra caratteristica comune nelle storie di Ivan è la collocazione spaziale.

Ivan all’inizio è un contadino o un nullafacente che comunque abita in campagna, ma le varie peripezie che svelano il valore del personaggio si svolgono almeno in parte in città e lo portano sempre in un modo o nell’altro a diventare lo Zar o ad ottenere parte del regno e quindi ad andare a vivere nel palazzo. Non è un caso che il personaggio che simboleggia tutta la Russia parta dalla campagna per arrivare al palazzo. Infatti, se l’orgoglio della nazione forse è riposto nel palazzo, e dunque in città come Mosca, la vera Russia non è assolutamente tutta lì, ma è anche in quella campagna abitata da Ivan all’inizio delle storie.

La differenza tra le due realtà è forte e la si nota appena usciti dai sobborghi di Mosca, dirigendosi verso le varie città storiche del cosiddetto Anello d’Oro. Seppure alcune di esse come Vladimir, Yaroslavl e Sergiev Posad siano città che in Italia corrisponderebbero a centri abitati medio-grandi, l’atmosfera è totalmente differente rispetto a quella di Mosca, molto più di quanto una Bologna possa essere diversa rispetto ad una Roma.

In piccole città come Rostov Velikiy, dove le case in legno tradizionali non lasciano spazio a palazzoni di cemento, il ritmo lento della vita fa sentire come ancor più lontana la grande capitale. Poi c’è Suzdal per cui ci sarebbe da fare un discorso a parte. Ma di una cittadina che sembra avere più cupole colorate che abitanti – le quali emergono nel paesaggio sopra un placido fiume, tra gli alberi ed in mezzo a campi di fiori e strade polverose fiancheggiate da case in legno colorate, dove la gente passeggia insieme al proprio cavallo – di un posto del genere, dicevo, oltre a sottolineare che si tratta di un luogo magico, c’è poco altro che si possa esprimere a parole.

Ma pur se il clima rurale di Suzdal e delle altre cittadine è decisamente rilassante e magnetico (ed oltretutto è quello che più mi interessa dal punto di vista degli obiettivi ecoturistici che ho voluto imprimere al mio viaggio) devo ammettere (ed è la prima volta) che quella metropolianità, che di solito cerco di evitare, nel caso di Mosca è così dinamica da avermi assolutamente catturato e da farmi rimpiangere di essermene già andato.

A presto con il racconto della Transiberiana!

A proposito dell'autore

Francesco Perini

Perché il viaggio? Perché “Storie Invisibili”? L'itinerario/le destinazioni del viaggio fanno parte di un sogno che ho da qualche anno. È da tempo che mi prometto che prima o poi avrei fatto questo viaggio, da solo, e sento che è arrivato il momento giusto.

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