A luglio di quest’anno si è celebrato il quarantesimo anno dalla morte di Luigi Moretti, architetto romano che ha raggiunto la fama durante il Ventennio fascista.

Questo nome ai più non significherà nulla o quasi, ma è doveroso ricordarlo per essere stato il primo vero ideatore del Razionalismo Italiano. Il suo operato ha reso l’Italia terra di grande sperimentazione architettonica in un’operazione di rinnovamento ed innovazione su scala nazionale. Facciamo quindi un po’ di ordine in questo tanto discusso periodo storico che ci ha lasciato una pesante eredità in termini culturali, ideologici, politici e sociologici, ma che ha anche gettato le basi per uno stile architettonico che è stato ampiamente utilizzato ed imitato a partire dagli anni Trenta fino ai giorni nostri, in Italia e all’estero. Non c’era giornale in Europa che non riportasse le fotografie delle opere realizzate durante il Ventennio, da Moretti prima e dai suoi seguaci dopo.

Moretti definisce con maggiore chiarezza ed incisività l’organizzazione di alcuni edifici di matrice fascista, tra cui soprattutto la cosiddetta “Casa del Balilla”, rivendicando la matrice italiana di questo tipo edilizio. La Casa del Balilla non è più una semplice struttura di servizio, ma diventa un luogo di apprendimento e di addestramento alla disciplina militare. Il suo primo capolavoro è datato 1933 sotto il nome di Casa del Balilla di Trastevere. Questo singolo episodio apre una nuova e ricca stagione in cui si costruiranno grandi complessi e si avvieranno decine di cantieri in tutto il paese.

Casa del Balilla di Trastevere - Roma, Italy

Nella prima Casa del Balilla della capitale, Moretti definisce con chiarezza e organicità la sua idea di “casa” come sintesi di struttura sociale e di scenario rituale del fascismo. Ben diverso dai suoi predecessori è l’uso che fa Moretti del cemento armato: l’ossatura di cemento armato, oltre all’esigenza funzionale di creare ulteriori spazi per le esercitazioni ginniche, è allo stesso tempo un oggetto plastico contrapposto, in un attento gioco di pesi, a superfici piene e vetrate. È una matrice costruttiva che diviene struttura formale. Siamo testimoni di un attento studio funzionale, di una sorprendente articolazione plastica degli interni e di un intelligente proporzionamento delle parti.

Una volta scomposte le funzioni e rese riconoscibili nella disposizione dei volumi, Moretti organizza la casa in parti chiaramente individuabili, “fuse tuttavia in un insieme intero ed intese come sequenza ininterrotta”. Con la casa di Trastevere si passa quindi dall’assemblaggio di singoli nuclei al loro collegamento, basato su relazioni e corrispondenze secondo un preciso ordine spirituale e sottolineato da elementi formali come le vetrate che svuotano e saldano gli angoli, come le scale e le gallerie che sottolineano la fluidità dello spazio, come le palestre sovrapposte che, specchiandosi nella piccola piscina all’aperto, si moltiplicano scenograficamente.

Moretti, grazie ad un intelligente uso dei materiali, riesce a trovare un compromesso tra la struttura intelaiata di tradizione prettamente nordeuropea e la struttura muraria, elemento così radicato nella tradizione architettonica italiana, arrivando all’importante risultato dell’italianizzazione del razionalismo europeo. Il gioco dei ritmi e la prevalenza dei pieni sui vuoti permettono la decodificazione di un nuovo linguaggio architettonico che sarà di spunto per tutti gli architetti che si cimenteranno nella progettazione di opere durante il periodo fascista. Moretti sfrutta a pieno l’obbiettivo dell’economia autarchica nel settore edile sfruttando al massimo i materiali italiani di spicco tra cui marmi, pietre e graniti.

Casa del Balilla di Trastevere - Roma, Italy

Questa Casa, situata in un quartiere storico di Roma, caratterizzata dalla complessità di forme mista alla trasparenza ed alla alternanza dei pieni e dei vuoti, rende questo esperimento la Casa del Balilla per eccellenza. L’interno della struttura è visibile da ogni lato, il grande uso di vetro rende il complesso totalmente trasparente. L’unica parte caratterizzata da volumi pieni e massicci è l’ingresso principale. Nonostante l’utilizzo di materiale pieno e pesante la percezione è comunque quella di un volume svettante e slanciato in tutta la sua altezza, su cui è incisa la scritta che rivendica l’appartenenza dell’edificio all’ONB (Opera Nazionale Balilla).

Moretti qui mette in atto quello che verrà poi chiamato “lo svuotamento dell’angolo”, smaterializzando quello che è lo spigolo dell’edificio tramite l’uso di grande vetrate a tutta altezza, che rendono il prospetto, se possibile, ancora più trasparente. Sul retro invece un’intera parete completamente vetrata è interrotta solamente dalla presenza di pilastri portanti che creano un pattern regolare a griglia, ma non compromettendo assolutamente il movimento di facciata creato dal gioco di chiaroscuri dei pieni e dei vuoti, enfatizzato anche dalla presenza di piccole balaustre di metallo, che poste a distanze regolari, scandiscono l’altezza di ogni singola finestra.

Casa del Balilla di Trastevere - Roma, Italy

È facile leggere dall’esterno quale tipo di funzione si svolge all’interno dell’edificio, anche per i profani dell’architettura. Il linguaggio creato dai pieni e dai vuoti che ritmicamente definiscono la facciata in suggestivi chiaroscuri, rende semplice capire che a diverso tipo di finestratura corrisponde una diversa funzione dell’ambiente che lo ospita. La funzionalità è la chiave di lettura per l’architettura dell’ONB: i volumi sono legati tra loro in modo fluido e scorrevole dove il movimento viene creato nonostante le forme che compongono ogni singola parte del complesso siano semplici e pure.

Moretti avrà una grandissima influenza sull’operato di tantissimi giovani architetti che saranno chiamati da Mussolini a far parte di questo grandissimo progetto di ricostruzione secondo uno stile nuovo, all’avanguardia e completamente italiano. L’operazione, che durerà circa vent’anni, investirà non solo la tipologia edilizia delle Case del Balilla, dei collegi o delle accademie ma riguarderà soprattutto le stazioni ferroviarie, gli stadi e gli aeroporti. Non dimentichiamo che questo periodo storico oltre a renderci testimoni di immani tragedie ci ha donato personaggi del calibro di Michelucci, Piacentini, Mazzoni e Minnucci: i più grandi esponenti dell’architettura cosiddetta di Regime.

A proposito dell'autore

Paola Magni

Cresciuta tra i verdi prati della Valtellina e la traballante Emilia mi sento a mio agio con le scarpe da trekking ed uno zaino sulle spalle. Sono architetto, vivo a Firenze ma sono cittadina del mondo. Sono un’avida lettrice di libri in lingua ed un’aspirante scrittrice. Parlo al contrario ed amo correre, anche lunghissime distanze, ma solo all’aria aperta. Cosmopolita e poliglotta, la mia vera passione, oltre ai viaggi ai quattro angoli del globo, è l’architettura contemporanea ed eco-sostenibile. Il mio architetto preferito è l’italianissimo Renzo Piano che spero un giorno di incontrare. Potete seguirmi su Instagram (missarchipaola) o scrivermi un'email (pmagni@yahoo.it).

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