Laguna Blu - Reykjavik, Islanda

Terme in Islanda: la Laguna Blu di Reykjavik

Piove, piove, piove. A Reykjavik piove tanto. Poca visibilità, non è il caso di partire per il whale watching. Girare per la città è un’ ipotesi poco praticabile: gli ombrelli li spacca il vento. Ma qui i bar sono accoglienti, studiati per offrirti riparo e calore durante le interminabili e fredde notti invernali. Di solito sono arredati in legno con un misto di pezzi IKEA ed oggetti trovati ai mercatini dell’usato; anche d’estate sono il posto adatto per un caffé (lungo) e per pensare. Ed è in uno di questi bar – tra un caffé ed uno skyr – che ci viene l’idea, neanche tanto originale: andiamo alla Laguna Blu!

Laguna Blu - Reykjavik, Islanda

Ora, certo, siamo in Islanda e la Laguna Blu è nell’atollo di Rangiroa, in Piolinesia: sarebbe un viaggetto davvero lungo da fare solo per un giorno di maltempo! Ma a volte i nomi ingannano ed anche gli Islandesi hanno il vizio dell’esotismo. E così hanno battezzato “Laguna Blu” una piscina geotermale a circa 40 chilometri da Reykjavik.

La piscina termale è enorme, solcata da ponticelli, incastonata in un panorama desolato di campi lavici. L’acqua è davvero di colore turchese, che contrasta con il grigio del cielo e con il verde-bruno del muschio che ricopre la lava nera. Ha una temperatura di circa 40 gradi ed è gradevolissimo e rilassante stare lì a galleggiare, mentre magari ti piove anche in testa e tu ti spalmi manate di pasta di silicio sulla faccia, che dicono renda la pelle morbida e liscia.

Laguna Blu - Reykjavik, Islanda

Appena però apri gli occhi e ti giri dal lato sbagliato, invece del nero e bruno dei campi di lava salta all’occhio il grigio di un edificio industriale ed il bianco di nuvole di vapore che si alzano da lunghe torri fumarie: è la centrale geotermica di Svartsengi. In effetti le acque azzurrine della laguna non provengono direttamente dal sottosuolo ma sono lo scarico della centrale. L’acqua viene canalizzata dal sottosuolo, nei pressi di un deposito di lava fluida, ed utilizzata per attivare delle turbine che producono elettricità. Poi acqua bollente e vapore vengono incanalati in uno scambiatore di calore che alimenta il sistema municipale di riscaldamento. Funziona così in Islanda quasi dappertutto: si sfrutta l’energia geotermica per fornire agli abitanti acqua calda per il riscaldamento e per lavarsi. Nella stragrande maggioranza delle abitazioni islandesi non esistono caldaie per il riscaldamento, non viene bruciato gasolio o gas, non ci sono antiestetici comignoli, e soprattutto nel Paese l’inquinamento atmosferico è molto basso. Al termine di questo processo, l’acqua, raffreddata ormai a circa 40 gradi, viene immessa nella piscina termale.

Laguna Blu - Reykjavik, Islanda

La spa è ben organizzata, ovviamente pulitissima. Gli Islandesi hanno un codice igienico rigidissimo per tutte le loro piscine, perché l’acqua non viene mai disinfettata con ipoclorito o altri agenti chimici. Tutti devono fare una doccia completa prima di entrare in piscina. Completa ed integrale, nudi, senza nemmeno il costume da bagno. Negli spogliatoi delle piscine ci sono inservienti che controllano i turisti e che spiegano quel è la procedura giusta da seguire; e se l’inserviente è distratto, sarà uno dei tuoi compagni di doccia a spiegarti in qualche modo come devi comportarti, magari prendendo di petto la situazione ed abbassandoti il costume (è capitato!). Non ci sono bocchette per l’idromassaggio, ma in compenso c’è una cascata che a starci sotto fa lo stesso effetto. E c’è una piacevole sauna. Lungo i bordi sono disposti dei secchi dai quali si può prelevare la crema silicea da spalmarsi sulla pelle.

Torniamo a Reykjavik che ancora piove, ma noi adesso siamo pronti per un’altra notte d’inverno su quest’isola straordinaria.