Le grandi architetture certe volte si trovano in località sconosciute ai più, piccole e fuori dalle grandi rotte commerciali o turistiche. Questo valeva nel Quattrocento, con la Chiesa di Villa a Castiglione Olona, e così vale anche oggi.

Suvereto è un paese di poco più di tremila abitanti nella Val Cornia, in provincia di Livorno. La rocca aldobrandesca, le mura, le pievi ed il tessuto medievale intatto gli hanno permesso di essere inserito nell’elenco de “I borghi più belli d’Italia”, associazione privata che promuove alcuni piccoli centri italiani con una qualifica di “spiccato interesse artistico e storico”. Oltre a questo fa parte anche dell’associazione nazionale Città del Vino, organizzazione che si impegna nella valorizzazione e promozione specialmente dal punto di vista turistico dei territori del vino.

E proprio il vino, anzi il DOC Val Cornia Suvereto, ha permesso al produttore Vittorio Moretti e alla figlia Francesca un gesto da mecenate: far costruire la propria cantina dall’architetto svizzero Mario Botta.

Cantina Petra - Suvereto (LI), Italy

Iniziata nel 2001 e terminata due anni dopo, la Cantina Petra occupa un’area di circa 7200 metri quadrati e si inserisce al centro di una tenuta di 300 ettari a vigneti, boschi ed ulivi, in un paesaggio prevalentemente agricolo appena davanti a una bassa collina, cuore della produzione Petra Moretti.

Rifiutate le soluzioni stilisticamente tradizionali o grigiamente industriali, la Cantina Petra si presenta come una struttura caratterizzata da una planimetria articolata, che nel prospetto assume la forma di un cilindro in pietra di Prun sezionato da un piano diagonale parallelo alla collina, e due corpi edilizi porticati ai lati ed aperti verso il mare. Questa impostazione al visitatore che si trova davanti il complesso dovrebbe riportare alla mente le antiche residenze toscane di campagna, dove il corpo padronale dal centro si prolungava nella tenuta con le “barchesse”, costruzioni più basse e porticate per i vari usi agricoli.

Al richiamo storico interpretato in maniera contemporanea si collega il desiderio di inserire quanto più possibile l’edificio nella natura circostante. Per ottenere questo, il taglio sommitale del blocco cilindrico non mostra semplicemente solo il tetto, ma anche una corona circolare resa giardino pensile dove sono stati piantati ulivi ed altre essenze locali. In questa maniera al passare delle stagioni con il conseguente cambio dei colori della campagna anche la cantina si adegua, restando in sintonia perfetto con la natura.

Il giardino pensile si raggiunge dalla lunga e dritta scalinata che, partendo dalla facciata prosegue appoggiandosi al soffitto del cilindro tagliato e termina con un belvedere. Qui, tra le piante del giardino pensile, si ammira tutta la campagna circostante.

Il corpo cilindrico si eleva per 25 metri e nel suo diametro di 42 metri ospita al piano terreno la sala di vinificazione, al primo piano quella di diraspatura, al secondo il laboratorio e gli uffici di servizio della produzione. Dietro si estende il corpo centrale, interrato su tre lati, ed adibito alle zone di invecchiamento, imbottigliamento, stoccaggio del prodotto, oltre ad ospitare la sala riunioni, il reparto amministrativo e un’area museale. Qui Botta ha voluto evocare le antiche cantine nelle soluzioni costruttive adottate: nelle grandi barricaie, ad esempio, sono presenti colonne e pilastri a tortiglione che reggono il soffitto composto da volte a crociera.

Alle spalle della cantina, che occupa complessivamente una superficie di 8000 metri quadrati, destinata alla produzione di oltre 800.000 bottiglie di vino rosso, inizia una lunga galleria che penetra la montagna fino ad arrestarsi di fronte ad una parete di roccia. In questo luogo conclusivo, dove si tocca con mano la pietra che dà il nome alla tenuta, che segna il limite dell’opera si compone un silenzioso ambiente sotterraneo adibito a spazio di riflessione, lavoro, ed incontro.

Dove si trova Suvereto?


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A proposito dell'autore

Enrico Giulio Giuliani

Un po’ toscano, un po’ lombardo, viaggio molto ma i letti sono sempre troppo corti per me. Da piccolo giocavo con le costruzioni e da grande mi sono innamorato delle linee armoniche dell’architettura classica. La dimensione del viaggio per me è un’esperienza prima che fisica conoscitiva perché seguendo la strada battuta da Polo, Chatwin, e Rumiz credo che la consapevolezza di ciò che si guarda è il primo passo per comprenderne la bellezza.

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