In qualità di discreto appassionato di patate di tutte le qualità, non potevo certo mancare di visitare il ristorante “Amour de pomme de terre” a Brest, in Bretagna. E qui già leggo la delusione sui vostri volti: ma di quali patate speravate mai vi raccontassi? No… queste sono proprio le patate vere, si  mangiano, si masticano e si inghiottono, e ben vi sta, non me ne frega un tubo se adesso continuate a leggere o no, io voglio parlare del tubero importato dal Nuovo Mondo. E basta.

Amour de pomme de terre - Brest, Francia

Ma torniamo a noi, e all’ingegnoso taverniere brestino che ha saputo inventarsi nientepopòdimeno che un intero, originalissimo ristorante dal menu composto esclusivamente di piatti a base di sole patate. Il ristorante è nell’area dei moli del vecchio porto di Brest, dove oggi i giovani vanno a consumare gli aperitivi dopo il lavoro; Brest è in Bretagna; la Bretagna è nel Nord-Ovest della Francia (è quel cornetto in cui nei fumetti di Asterix c’è il suo villaggio gallico); la Francia è in Europa, e a questo punto la geografia dovrebbe essere entrata o rientrata nelle vostre teste forse incolte, forse permanentate, quanto di legno o meno non lo voglio sapere, saranno giustamente fatti vostri…

Brest, Francia

Ciò premesso: dopo aver visitato magnetici fari persi tra le onde, ammirato magnifici calvari medioevali persi tra la pioggia e la nebbia, raggiunto megalitici menhir persi tra i campi, nonché essermi infine perso io stesso durante l’attraversamento di misteriose e forse malefiche foreste incantate…  a questo punto potevo mai perdermelo? E allora eccomi addentare patate fritte, lesse, al forno, bucce di patate, patate al burro e pietanze patatose varie, seduto ad un rustico tavolaccio a fianco di una coppia di italiani alla quale ho accuratamente celato la mia identità in quanto loro connazionale, per lo più tacendo, esprimendomi in francese e nascondendo in fretta e furia la mia guida cartacea rivelatrice.

Patate, cucina - Brest, Francia

Poi, salutati i compatrioti con un garbato “à tout à l’heure”, mi sono alzato per prendere satollo la direzione del mio albergo. Ma al varco mi attendeva una nuova specie tipica di questi luoghi: il giapponese camaleonte. Questo qui era elegantemente bardato à la marinière, come sempre in maniera impeccabile (ma come faranno? Fanno le prove a casa prima di partire? O si travestono all’atterraggio in aeroporto? Fatto sta che diventano all’istante tirolesi in Germania,  marinai in Bretagna, punkettoni a Londra, fashionisti a Milano… mah!). Mi fissa, sorride, si batte lo stomaco con la destra e fa sornione:  “C’est bon, m’sieu, n’est-ce pas?” ”Oui, oui, c’est bon…

A proposito dell'autore

L'antiviaggiatore

La redazione di NST ama definirmi un “viaggiatore d’altri tempi”, e non si può dire che abbia tutti i torti: a cinquant’anni suonati, ho fatto in tempo a vedere un bel po’ di mondo com’era, appena prima che si trasformasse in quello di oggi. Questo mio prezioso bagaglio di viaggi “vintage” mi ha aiutato a costruirmi una personale filosofia di viaggio con la quale mi ostino ad interpretare i cambiamenti che sperimento in giro per il pianeta.

Post correlati

1 risposta

  1. Elena

    Questo ristorante farebbe proprio per me! Le patate mi piacciono in tutti i modi. E dalla foto sembra anche essere un posto bellissimo.

    Rispondi

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: