Il Teatro dell’Opera, situato su Bennelong Point nel porto di Sydney, ha compiuto 40 anni. La struttura, più nota con il nome di Opera House, è senza dubbio uno degli edifici più famosi e riconoscibili al mondo, tanto da diventare l’icona australiana per eccellenza.

Percorrendo tutta Elizabeth Street e spingendosi oltre fino ad arrivare a Circular Quay, verso l’estremità del porto con l’Harbour Bridge sul lato sinistro, si scorge finalmente l’Opera House in tutta la sua monumentalità. Si ha l’impressione che questo complesso sia sempre esistito, situato su un podio rialzato, a controllare la frenetica attività del porto. Le forme dell’Opera House sono così radicate nell’immaginario collettivo nazionale che quasi si fa fatica a pensare ad un porto pre-Opera House. Di sicuro questa città non sarebbe così famosa se tutto questo non esistesse e si può sicuramente dire che l’opera House, insieme all’Harbour Bridge, sono l’identità ed il cuore pulsante di una città moderna che forse non affonda le radici nella storia più antica, ma che ha comunque tantissimo da offrire sotto ogni punto di vista.

Opera House - Sydney, Australia

La storia di questa magnifica struttura cominciò nel 1956 quando il governo del New South Wales indisse un concorso per creare  un’opera che richiamasse l’attenzione del mondo su Sydney. Il progetto vincitore risultò essere quello dell’architetto danese Jørn Utzon, ancora sconosciuto all’epoca, a cui bastò fare solo qualche semplice schizzo per attirare l’attenzione di Eero Saarinen (architetto finlandese autore del terminal della TWA nell’Aeroporto Internazionale John F. Kennedy a New York), che faceva parte della giuria.  Saarinen riconobbe negli schizzi di Utzon la potenzialità di poter realizzare una delle più grandi opere architettoniche al mondo.

Jørn Utzon, figlio di un rinomato architetto navale, compie la sua formazione presso lo studio di Alvar Aalto in Finlandia. Quest’ultimo, insieme a Frank Lloyd Wright influenzeranno immensamente il suo lavoro ed i fondamenti della cosiddetta ‘architettura organica’ appariranno in ognuna delle sue opere.

La costruzione dell’Opera House cominciò nel 1959 dopo la demolizione del preesistente Fort Macquarie Tram Depot. Il progetto venne realizzato in 3 fasi: le fondamenta e la costruzione del podio, la costruzione dei gusci esterni e la realizzazione degli interni.  La realizzazione del podio avvenne però quando Utzon non aveva ancora terminato il progetto della Opera House. Per questo motivo alcuni problemi strutturali rimasero irrisolti ed il podio dovette subire modifiche dopo il suo completamento nel 1963 in modo da poter contenere il peso delle massicce strutture di cemento sovrastanti.

Tra il 1957 ed il 1963, proprio nel mezzo della costruzione del podio, Utzon lavorò allo sviluppo del sistema dei gusci esterni  per renderli strutturalmente possibili. L’architetto mise a punto un sistema di costole di cemento precompresso derivato geometricamente dalle sezioni di una sfera: una soluzione intelligente ma anche difficile da realizzare e molto dispendiosa.  La leggenda dice che Utzon abbia avuto l’ispirazione mentre sbucciava un’arancia: la buccia era il guscio di una struttura sferica e quindi la soluzione al suo problema. Egli volle che i gusci fossero la rappresentazione di grandi bianche vele spiegate nel vento in contrasto con le acque blu dell’oceano e del suggestivo porto di Sydney. Per raggiungere questa trovata estetica i gusci vennero poi ricoperti con 1.056.066 mattonelle di ceramica bianca importate direttamente dalla Svezia.

Nel 1966 dopo una lunga battaglia con il Governo del New South Wales a causa dei crescenti costi di costruzione dei gusci, diatribe sull’interior design, sulla destinazione degli spazi e molto altro,  Utzon rassegnò le sue dimissioni lasciando il progetto incompleto. Nonostante una petizione con più di 3000 firme di protesta per  la reintegrazione di Utzon, il Governatore designò tre architetti australiani Peter Hall, Lionel Todd, David Littlemore che conclusero i lavori nel 1973.

Nell’ottobre del 1973 l’Opera House fu inaugurata ufficialmente dalla Regina Elisabetta II con una grande cerimonia e con grandi celebrazioni.

Le sala principale è la Concert Hall, dagli interni in legno e ispirata, nella sua altezza, a una cattedrale: contiene uno degli organi a canne più grandi del mondo: costò 1,2 milioni di dollari e fu inaugurato dalla “Toccata e Fuga in Re minore” di Bach nel 1979. Il vero teatro dell’Opera è la seconda sala più grande: ospita circa 1500 persone e i sedili sono interamente in legno di betulla. Ci sono poi altre due sale adatte per rappresentazioni teatrali rispettivamente da 544 e 398 posti e il cosiddetto Studio, “uno spazio dedicato alla pura creatività” usato per DJ set e feste.

Con una spesa iniziale di 7 milioni di dollari australiani il budget venne ampiamente superato raggiungendo una esorbitante spesa finale di 102 milioni di dollari. Nel 1989 il governo venne informato del bisogno di una imminente ristrutturazione per un costo totale di 86 milioni di dollari. Questa improvvisa spesa fu il prezzo da pagare per poter rendere la Sydney Opera House un monumento di valenza tecnologica, sociale e culturale per il mondo intero: un esempio di architettura che lascia il segno nel XX secolo.

Nel 2003 Utzon vinse il premio Pritzker, un riconoscimento sicuramente importante ma arrivato forse troppo tardi, 5 anni prima della sua morte. Egli non fece mai ritorno in Australia a causa di problemi politici causati dal suo licenziamento e non poté mai vedere il suo capolavoro finito.

L’Opera House è acclamata e riconosciuta da tutto il mondo come una delle più grandi strutture mai realizzate e dal 2007 fa ufficialmente parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Jørn Oberg Utzon, l’uomo venuto da lontano e che il governo australiano ha così aspramente criticato, ha finalmente lasciato il segno: sarà ricordato per sempre per le sue idee e per la sua geniale creatività anche nell’emisfero australe.

A proposito dell'autore

Paola Magni

Cresciuta tra i verdi prati della Valtellina e la traballante Emilia mi sento a mio agio con le scarpe da trekking ed uno zaino sulle spalle. Sono architetto, vivo a Firenze ma sono cittadina del mondo. Sono un’avida lettrice di libri in lingua ed un’aspirante scrittrice. Parlo al contrario ed amo correre, anche lunghissime distanze, ma solo all’aria aperta. Cosmopolita e poliglotta, la mia vera passione, oltre ai viaggi ai quattro angoli del globo, è l’architettura contemporanea ed eco-sostenibile. Il mio architetto preferito è l’italianissimo Renzo Piano che spero un giorno di incontrare. Potete seguirmi su Instagram (missarchipaola) o scrivermi un'email ([email protected]).

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