A poche decine di chilometri da Kanchanaburi, Tailandia occidentale, si trova il Tiger Temple, il “tempio delle tigri” (Wat Pha Luang Ta Bua). In una zona selvaggia e isolata, nel tempio buddista Theravada, un gruppo di monaci alleva e accudisce una ventina di tigri, animali pacifici e abituati a convivere con l’uomo.

Il percorso è interamente asfaltato, comodo da raggiungere anche in moto, con adeguante segnalazioni a bordo strada. Il costo di ingresso è decisamente alto per gli standard tailandesi (i prezzi variano in base al numero di persone che compongono il gruppo, ma indicativamente un tour di un giorno costa circa 3000 baht, ovvero 70 euro, a persona). In più ho dovuto acquistare un panta-pareo, perchè è obbligatorio avere le gambe completamente coperte. Sono vietati anche alcuni colori nell’abbigliamento che si ha indosso: pensavamo fossero colori che infastidiscono i felini, invece erano semplicemente le tonalità delle divise dei volontari e si vuole così evitare spiacevoli fraintendimenti.

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Oltrepassato l’ingresso del Tiger Temple ci si trova ai piedi di una bassa collinetta brulla, con un sentiero che conduce alla cima tra daini e pavoni, mandrie di bufali e cinghiali. Pare di essere gli unici esseri umani presenti, ma poi si avvista la massa di gente che, all’ombra di una piccola struttura, ammira a distanza una dozzina di tigri, accaldate e annoiate. Una spessa e corta catena le tiene legate al terreno, ma loro non dimostrano molto interesse ad opporsi. Alcune si rotolano come gattoni quando fanno le feste, altre bevono dalle bottiglie che i monaci utilizzano come biberon. Sono tenerissime, per nulla spaventose e io non aspettavo altro che di potermi avvicinare.

Man mano si formano gruppetti di turisti che, in rigorosa fila indiana, passeggiano al fianco di una tigre, passando il guinzaglio di persona in persona come fosse un docile cagnolino. L’incedere degli animali è lento, maestoso e pesante, coi piedi giganteschi che battono sul terreno alzando la polvere. Per stare al loro passo bisogna quasi correre.

Una tigre alla volta si ridiscende la collina e i felini vengono nuovamente assucurati al terreno in una piazzola ombrosa, con rocce e ombrelloni in paglia. La zona è recintata e immagino che la sera, senza il fastidio dei turisti, le tigri possano godersi il laghetto e la fresca acqua della cascata. Per ora però sono ancora i protagonisti dello spettacolo e attendono calme e sonnacchiose che a turno ogni essere umano presente possa avvicinarsi a loro ed essere immortalato in fotografie da mostrare con orgoglio agli amici a casa.

La fila è lunga. La coda è resa snervante dal caldo e dalle zanzare, ma solo una decina di persone alla volta possono entrare nel recinto, scortate una ad una da un volontario del Tiger Temple (ragazzi dai 20 ai 35 anni, di tutte le nezionalità) che le tiene per mano, le fa avvicinare ad una tigre e scatta qualche foto. Sì, la fotocamera viene data ai ragazzi che decidono la posa in tutta fretta. Poi ti fanno alzare e avvicinare ad una seconda tigre e così via. Ci si può sedere affianco, accarezzarle, e alcune poggiano anche la loro pesantissima testa sulle tue ginocchia. Sono accaldate e si muovono di rado.

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Soltanto un esemplare è un po’ più arzillo. Una tigrotta di sei mesi che gioca serena con un monaco, seduto a terra, gambe incrociate. Lei gli poggia dolcemente le zampone sul capo, lui la schizza con l’acqua della bottiglia. È uno spettacolo dolcissimo, mentre altri cuccioli fanno volentieri da fotomodelli.

Pagando un extra si possono fare foto di gruppo o in coppia, ma sempre scattate dai ragazzi del tempio che, a volte, paiono anche un pochino maleducati e troppo sbrigativi. Si finisce così per svilire l’esperienza e rendere la visita simile ad una macchinosa catena di montaggio. Li capisco, ma solo in parte, perché in effetti la mole di turisti giornaliera è notevole.

È difficile concentrarsi sull’obiettivo quando si sta accarezzando enormi gattoni, affascinanti e possenti. Sono più ispidi di quanto pensassi e, rotolandosi spesso, hanno il manto ricoperto di polvere. Le zampe sono gigantesche e pesanti, come la testa, con baffi lunghissimi e spessi. Un loro minimo movimento basta a capire quanto possano essere letali. Ma nemmeno per un attimo ho temuto per la mia incolumità. In parte per la mia incoscienza, in parte per il mio amore smodato per i felini, ma anche per il loro sguardo pacifico e sereno che sapeva rassicurare anche gli animi più diffidenti.

Dove si trova Kanchanaburi?


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A proposito dell'autore

Greta

Casalinga soddisfatta, e non certo disperata, piango ogni sera che precede una partenza. E piango di nuovo quando è ora di rientrare. Pare io sia una buona cuoca e, sicuramente, un’ottima forchetta. Scrivo diari dagli anni delle medie, ma ora sono diventati diari di viaggio su www.thegretaescape.com. Amo il sushi, i miei tre gatti, ma anche mio marito! È con lui che condivido ogni viaggio, ogni emozionante esperienza.

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1 risposta

  1. roberta

    Ciao abbiamo in programma la visita al tiger temple nei prossimi giorni.purtroppo il nostro tour operator non offre il servizio e abbiamo cercato un po di informazioni su internet.non abbiamo trovato però il costo per poter dare da mangiare ai tigrotti.potresti aiutarci?
    Grazie

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