Figi

Isole Figi: lusso e povertà sotto lo stesso cielo stellato

Ricordo perfettamente l’emozione che ho provato nel momento in cui siamo atterrati a Nadi, l’aeroporto principale delle isole Figi, sull’isola di Viti Levu. Ero entusiasta, curiosa ed impaziente. Mi ero creata una serie di aspettative positive sfogliando i depliant e guardando le foto sui diversi siti internet, tanto che non vedevo l’ora di vedere quel tanto decantato paradiso terrestre chiamato Figi.

Il mio ragazzo ed io non siamo soliti alloggiare nei resort durante i nostri viaggi, ma quella volta, grazie ad un’offerta trovata online, ci eravamo voluti togliere lo sfizio.

Bula Likuliku, Figi

All’uscita dell’aeroporto ci aspettava il nostro autista, Vishal, che dopo 2-3 ore di strada, ci ha portati al Wananavu Beach Resort. Il perchè delle 2-3 ore è presto detto: le strade non sono asfaltate, o per lo meno non tutte, e quelle che lo erano presentavano i segni dell’ultima inondazione. Noi eravamo affamati e abbiamo chiesto a Vishal un posto dove poter mangiare qualcosa prima di intraprende il viaggio, ma la prima città utile era Lautoka (la seconda più importante delle Figi) a circa mezz’ora dall’aeroporto.

Vishal aveva in mente il posto per noi, un luogo dove “mangiava spesso” diceva, un fast food locale, se così lo vogliamo definire, molto – ma decisamente molto – alla mano!

Appena usciti dalla città si incontrano i villaggi, villaggi di baracche che si presentano un po’ a singhiozzo lungo tutta la strada. Le Figi dei depliant sono solo una parte della realtà che si nasconde dietro paesaggi mozzafiato e spiagge bianche.

Figi

Non vi nascondo che mi è salita una forte tristezza nel vedere tanta povertà, quasi avrei voluto disdire il resort. In quel momento mi sono quasi vergognata del mio stato benestante, e la sensazione di essere continuamente fuori luogo mi ha accompagnato per tutta la durata della vacanza.

Prima di iniziare questo viaggio ero convinta che le Figi sarebbero state una parentesi di spensieratezza e benessere ma, stupidamente, non avevo fatto i conti con l’altra faccia della medaglia, quella che non viene pubblicizzata, ma che di fatto esiste: una grandissima povertà.

Lungo tutta Kings Road – la strada che percorre il nord dell’isola di Viti Levu – baracche costruite con quello che capita, pericolanti, con i panni stesi un po’ tra gli alberi e un po’ su fili di ferro semi arrugginiti si mischiavano al paesaggio naturale, e le guardavo incredula, quasi come se non riuscissi a capacitarmi dell’enorme divario tra l’estremo lusso dei resort e la povertà che si stava manifestando davanti ai miei occhi.

Vishal intanto ci raccontava di come aveva sposato la più bella donna del villaggio accanto al suo, e di come avesse dovuto fronteggiare il padre di lei, perchè il fatto che provenisse da un altro villaggio rappresentava un problema.

Figi

Il resort era indubbiamente bellissimo, circondato da palme altissime. Il nostro bungalow era grande, confortevole e il personale squisito e sempre sorridente. I figiani sono così, sempre allegri. Sembrava quasi di essere atterrati su un’altra isola, esattamente quella delle riviste turistiche, dove tutto è perfetto e ti sembra di vivere in un sogno.

La cosa terrificante, a mio parere, è che al di fuori di quel piccolo paradiso artificiale ci sia un divario sociale impressionante, che a me ha dato molto da pensare. Con questo non voglio dissuadervi dall’organizzare un viaggio alle Figi, dove alcuni territori e spiagge risultano essere ancora incontaminati, ma solo di farvi conoscere un aspetto di queste meravigliose isole che spesso viene ignorato di proposito.

Le spiagge bianche, le palme, le amache, un cielo azzurrissimo di giorno e pieno di stelle la notte esistono veramente. E la cultura dei figiani, il loro cibo, la loro personalità valgono la pena di essere consciuti e vissuti, ma le Figi non sono solo questo, anzi, sono povertà, arretratezza e una profonda semplicità.