Niente definisce meglio il nuovo inizio di qualcosa come la parola “restart“. In questo caso, nel raccontare la storia del Re:START Mall in Cashel Street, il termine “ricominciare” è un gioco di parole per definire un intervento urbano finalizzato alla rinascita di una città distrutta da una calamità naturale.

Parliamo ancora di Christchurch in Nuova Zelanda, una città meravigliosa che dopo aver attraversato terrore e sofferenza rinasce dalle sue ceneri come la fenice, più vibrante e vivace di prima, grazie anche alla tenacia dei suoi cittadini.

Restart - Christchurch, Nuova Zelanda

A quasi tre anni dal devastante terremoto che ha scosso la città, è chiaro che Christchurch non è e non sarà mai più la stessa. Le autorità hanno capito che l’unica cosa da fare per uscire dal buio è non solo un effettivo piano di ricostruzione, ma una totale reinvenzione e rivisitazione di tutto ciò che la città era prima del terremoto.

Il Re: START Mall è uno dei progetti più interessanti ed originali a livello mondiale, nato per ridare la spinta ad una città che aveva smesso di vivere. Questo nuovo quartiere, così colorato e divertente, è stato creato dall’assemblaggio di container da spedizione navale dai colori decisi e brillanti, per affrontare la carenza di attività commerciali al dettaglio che seguì il terremoto.

Il Re:START è stato costruito nell’area in cui una volta sorgeva il vecchio Cashel Street Mall, luogo in cui si concentrava lo shopping cittadino, a due passi dalla cattedrale gotica e dalla sua torre. Questa zona era caratterizzata da edifici dall’architettura vittoriana ed edoardiana che con il terremoto sono crollati o sono stati consistentemente danneggiati.

Restart - Christchurch, Nuova Zelanda

Quando l’architetto neozelandese Anton Tritt – capo del Buchan Group – venne nominato leader designer del progetto architettonico del Re:Start, aveva appena finito di progettare una “casa container’” a Port Hills, zona del Canterbury non molto lontana da Christchurch. Tritt fa notare come lo stile Art Deco abbia soddisfatto a pieno le esigenze del post-terremoto con uno stile privo di dettagli e soprattutto privo di frontoni pericolosi.

Un giorno tornando a casa da lavoro con la sua macchina, in prossimità dello scalo ferroviario che incontrava ogni giorno sullo stesso tragitto, l’architetto notò per la prima volta un gran numero di container da spedizione accatastati uno sull’altro. In quel momento Tritt realizzò che i container fornivano un’ovvia soluzione al problema di costruire un’area commerciale temporanea nella zona centrale della città colpita dal terremoto.

I container sono elementi di facile reperibilità, relativamente economici, resistenti e facili da trasportare, hanno dimensioni modulari e soprattutto evocano un senso di sicurezza in un momento in cui tutti sono spaventati dal rischio di eventuali cedimenti e danni strutturali degli edifici.

Tritt giustificò la sua scelta con queste parole: “Siamo una nazione famosa per l’esportazione, siamo quindi abituati ai container da spedizione e ci rappresentano in pieno.”

Restart - Christchurch, Nuova Zelanda

Il Re:Start venne quindi costruito in tempo record (otto settimane) ed inaugurato nell’ottobre del 2011, a soli otto mesi dal terremoto.

Circa 60 container sono stati sistemati, adattati e modificati a seconda delle necessità. Alcuni sono bucati da finestre e hanno porte ripiegabili. Alcuni sono stati sovrapposti per creare ambienti a più piani e doppi volumi. Alcuni hanno balaustre e terrazze create dalla sovrapposizione di volumi. Questa diversità di forme e di funzione ha un solo comune denominatore: tutti i container sono stati pitturati con colori audaci, luminosi ed allegri. Lo spettacolo che ci si trova davanti è quello di un gruppo di blocchi colorati che molto ricordano i giochi con cui tutti ci siamo divertiti da bambini: i Lego ed il Tetris.

Il Re:Start ha ridato un lavoro a coloro che hanno perso le loro attività commerciali nel terremoto. Ha ridato la vita ad una città che l’aveva persa e soprattutto ha donato ai cittadini un luogo di socializzazione nuovo e del tutto originale, libero dai legami storici e culturali di cui era schiava prima del terremoto.

Di fatto Christchurch era considerata la città più inglese della Nuova Zelanda, sede di eleganti edifici vittoriani e di architettura gotica. Dopo il terremoto la città sembra essere più multiculturale, non più quella che una volta veniva definita “una comunità prevalentemente inglese”.

Quello che colpisce oltre all’effetto del colore è anche la funzionalità degli spazi pubblici: gli spazi esterni, risultati dalla sistemazione dei container, sono importanti tanto quanto gli spazi interni. Le persone possono sedersi, parlare, mangiare e socializzare in spazi che sono intimi, protetti e di dimensioni modeste e su scala umana. I visitatori si sentono al sicuro e rilassati.

Restart - Christchurch, Nuova Zelanda

Ad essere onesta ero molto nervosa all’idea di visitare Christchurch. Vengo da una città in Emilia recentemente colpita da un paio di grossi terremoti e conosco bene la sensazione che si prova in questi casi. La paura ti attanaglia la gola, gli occhi sono sempre alla ricerca del lampadario che dondola e la preoccupazione per i tuoi cari è incontrollabile.

Un terremoto ti cambia la vita. Modifica in modo subdolo la tua quotidianità, vivi nella paura, non puoi mangiare né dormire e perfino fare una doccia è un’impresa. Questa specie di empatia verso una città che ha avuto la stessa sfortuna mi ha reso molto sensibile nel visitare questi luoghi, dove chiaramente la gente ancora soffre. Quello che mi ha stupito però è che l’ironia e la voglia di ricominciare la fanno da padrone a Christchurch.

È come se con il terremoto fossero caduti tutti i rigidi canoni dell’architettura gotica e vittoriana, lasciando spazio e respiro alla nascita di uno stile completamente nuovo e libero dai fantasmi del passato. I turisti adesso hanno qualcosa da guardare oltre alle macerie e possono divertirsi senza sembrare irrispettosi e fuori luogo.

Non tutto però è andato perduto con il terremoto. Le pietre originali che costituivano le strutture portanti degli edifici storici sono stati recuperati ed elegantemente ingabbiati in reti di ferro a costituire partizioni murarie, tavoli, panchine e fontane. Il vecchio lascia finalmente posto al nuovo. Il vecchio giace nella sua gabbia all’aria aperta sotto lo sguardo di tutti in modo che nessuno possa mai dimenticare. Questa convivenza di diversi stili, influenze e forme d’arte è il “New Normal” a Christchurch, termine ormai orgogliosamente sulla bocca di tutti.

A proposito dell'autore

Paola Magni

Cresciuta tra i verdi prati della Valtellina e la traballante Emilia mi sento a mio agio con le scarpe da trekking ed uno zaino sulle spalle. Sono architetto, vivo a Firenze ma sono cittadina del mondo. Sono un’avida lettrice di libri in lingua ed un’aspirante scrittrice. Parlo al contrario ed amo correre, anche lunghissime distanze, ma solo all’aria aperta. Cosmopolita e poliglotta, la mia vera passione, oltre ai viaggi ai quattro angoli del globo, è l’architettura contemporanea ed eco-sostenibile. Il mio architetto preferito è l’italianissimo Renzo Piano che spero un giorno di incontrare. Potete seguirmi su Instagram (missarchipaola) o scrivermi un'email ([email protected]).

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