La Glass House fu costruita come propria residenza da Philip Johnson a New Canaan, Connecticut, nel 1949, come tributo ed interpretazione della similare Farnsworth House, opera che il grande architetto tedesco Mies van Der Rohe aveva costruito pochi anni prima non lontano da Chicago.

“Una gabbia di scimmie per una scimmia sola”, fu lo sprezzante commento del mai tenero Frank Lloyd Wright, che aveva un’avversione personale per Johnson, mentre dal canto loro tutti i teorici e critici del tempo si dettero all’analisi più profonda dell’opera per dimostrare come di fatto fosse solo un plagio del maestro tedesco.

Glass House - New Canaan, CT, USA

La realtà è ben diversa, a partire da quelle che l’autore annoverò tra le sue fonti di ispirazione: oltre a Mies anche Le Corbusier, l’Acropoli di Atene, il casino di Glonicke Park di Schinkel del 1830 ed il quadro del 1913 “Elemento suprematista: cerchio” di Malevič, che rendono perfettamente idea del sincretismo storicista di Johnson.

Egli stesso scriverà: “Il conflitto conflittuale tra il belvedere e la casa a corte fu risolto definitivamente nel considerare l’intero promontorio come una casa a corte su una mini acropoli, in cui gli alberi intorno la casa rappresentano i limiti percettivi del territorio.”

Glass House - New Canaan, CT, USA

L’edificio principale è un rettangolo di circa dieci metri per diciotto ad un solo piano, costituito da una gabbia di acciaio chiusa dal vetro e poggiata su un basamento di mattoni. Ogni prospetto ha una simmetria biassiale ed i lati opposti sono uguali. L’interno invece presenta una divisione degli spazi asimmetrica, ottenuta tramite armadi di diversa altezza ed il bagno cilindrico. Questo, realizzato con gli stessi mattoni del basamento da cui sembra fuoriuscire, è l’elemento centrale della casa, una sorta di ancora, di punto fisso. La cucina è ridotta a semplice bancone per non racchiudere alcuno spazio.

Alla casa propriamente detta si accompagna la Guest House che contiene una camera per gli ospiti, una per la servitù ed è realizzata con gli stessi mattoni della Glass House, ma a differenza di questa mostra una struttura tettonica e compatta: sul prospetto occidentale la cortina di mattoni è interrotta solo dalla porta d’ingresso, sul quello orientale della tre finestre circolari.

Glass House - New Canaan, CT, USA

La disposizione tra questi due edifici, una piccola piscina ed una statua non è causale né accademica.  Un sentiero di ghiaia collega in linea retta e non curandosi delle loro assialità le due case al parcheggio: l’approccio a tutta la composizione deriva direttamente dalla progettazione greca, che favoriva la percezione dei monumenti da un angolo obliquo e li disponeva in maniera che solo uno per volta dominasse il campo visivo da quella data angolazione.

Infatti dall’inizio del sentiero che porta alle case prima si intravede il corpo della Guest House mentre la Glass House appare alla vista da un angolo obliquo solo dopo avere aggirato il pino all’angolo del promontorio.

Questo interesse per il verde ed il paesaggio, che ha nel “pittoresco” del giardino inglese il suo antecedente, è un ulteriore prova di quanto Johnson non si sia limitato a plagiare, modificandola appena, la Farnsworth House di Mies van der Rohe, che tendeva a rendere il paesaggio una semplice quinta per gli edifici.

Il recupero di svariate tradizioni architettoniche all’insegna di un marcato storicismo interpretato però in chiave moderna e l’uso del panorama come soggetto attivo nella fruizione dell’intero progetto rendono, a giudizio unanime, la Glass House il capolavoro di questa fase di Philip Jonhson, il quale la riteneva “lavoro d’arte che deriva dalla capacità di sintetizzare numerose sensibilità diverse contemporaneamente”.

A proposito dell'autore

Enrico Giulio Giuliani

Un po’ toscano, un po’ lombardo, viaggio molto ma i letti sono sempre troppo corti per me. Da piccolo giocavo con le costruzioni e da grande mi sono innamorato delle linee armoniche dell’architettura classica. La dimensione del viaggio per me è un’esperienza prima che fisica conoscitiva perché seguendo la strada battuta da Polo, Chatwin, e Rumiz credo che la consapevolezza di ciò che si guarda è il primo passo per comprenderne la bellezza.

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