La sveglia impietosa delle quattro e mezza ci ricorda che oggi ci aspetta un lungo tratto in camion per attraversare il confine tra Botswana e Namibia. Colazione, smontiamo le tende e alle sei siamo tutti pronti per partire. Appena partiti faccio una riflessione: mi sto affezionando anche a questo, alla sveglia che suona presto, al freddo pungente che si percepisce all’interno della tenda, alle persone che si danno il buongiorno con una torcia in testa e gli occhi ancora mezzi chiusi dal sonno e che tra un bicchiere di latte e una tazza di tè smontano e caricano sul camion undici tende. Credo anche che, tra due settimane, troverò molto noiosa e banale la mia colazione fatta con latte scaldato al microonde, seduta al caldo della mia comoda cucina di design.

Confine Botswana-Namibia

Il viaggio, come anticipato, risulta molto lungo e, a parte brevi soste lungo la strada per sgranchirsi le gambe e per consumare un frugale pranzo a base di sandwiches, l’unica altra sosta è alla frontiera. Sento molto forte l’emozione di entrare in Namibia perché è da molto tempo che inseguo il sogno di visitare questo paese. Le frontiere che attraversiamo mi deludono un po’, speravo fossero un po’ più folkloristiche mentre invece, a parte la bandiera e un freddo cartello, qui nulla parla del paese che stiamo lasciando e di quello in cui stiamo entrando. La mia mente vola per un attimo alla frontiera più bella che io abbia visto, ovvero a quella tra Messico e Guatemala: un mercato colorato ed affollato, lungo chilometri, accompagna il passaggio tra i due paesi ed un enorme cartello con il nome dello stato ti informa che stai varcando la linea di confine.

Raggiungiamo Rundu, una città all’estremo nord della Namibia, dove sistemiamo le nostre tende al Ngandu Safari Hotel un posto molto confortevole e pulito. La temperatura qui è cambiata, questa parte della Namibia è più calda rispetto al Botswana, tanto che riesco a cenare senza il solito pile.

Il mattino dopo ci aspetta una sveglia durissima alle quattro del mattino. Lasciamo Rundu e ci dirigiamo verso l’Etosha National Park. Sosta tecnica durante il percorso per fare provviste e cambiare altri soldi: mentre in Zimbabwe e Botswana accettavano volentieri i dollari, lo stesso non vale per la Namibia. La prima a fare gli onori di casa è una splendida giraffa proprio sul ciglio della strada.

Etosha National Park - Namibia

L’Etosha è un parco con una ricchezza di fauna impressionante. Durante il nostro game drive ci accostiamo a pozze intorno alle quali si concentrano zebre, elefanti, giraffe, impala, struzzi, orici, cudu, gnu e sciacalli, tutti insieme in un unico spettacolo naturale. Rimaniamo appostati a lungo vicino ad ogni pozza perché nel giro di pochi minuti passano tutti gli animali che abitano questo parco, o perlomeno quasi tutti: i leoni mancano all’appello, anche perché in questo caso difficilmente ci sarebbero tutti gli altri. Il paesaggio ha dei colori spettacolari ed è molto più brullo del parco del Botswana. Queste sterminate distese sono anche soggette ai miraggi e molto spesso ci convinciamo erroneamente di vedere l’acqua all’orizzonte.

Poi, sotto ad un maestoso albero, avvistiamo un leone ed una leonessa. Il leone si alza, si piega sulla leonessa e in meno di un minuto consuma tutto il suo amore per lei. Non la definirei proprio una scena romantica, ma a noi tanto è bastato per sentirci alquanto invadenti.

Etosha National Park - Namibia

Verso la fine della giornata il nostro camion giunge in un punto del parco dalle sembianze lunari: si tratta dell’Etosha Pan, una depressione salina di 5000 chilometri quadrati. Il bianco intenso del suolo salino rende questa sorta di deserto un luogo molto affascinante. Scendiamo dal camion e iniziamo a correre, a saltare, come se questo paesaggio sconfinato avesse infuso in noi un forte senso di libertà. Mentre cammino mi stacco dal gruppo per cercare di cogliere al meglio il “qui ed ora” che un posto di tale bellezza può offrire, le emozioni che può regalare, la felicità che sento crescere dentro di me.

Etosha Pan - Namibia

Alle sei di sera circa arriviamo all’Halali Camp, un campo interno al parco dell’Etosha. Montiamo le tende e prepariamo la cena in tempi record perché dopo vogliamo recarci alla pozza a due passi dal campo nella speranza di vedere qualche animale che non abbiamo ancora visto. Camminiamo per dieci minuti, la raggiungiamo e troviamo circa quindici elefanti che stanno bevendo. L’atmosfera è magica. C’è un silenzio quasi surreale e il rumore dell’acqua spostata dalle lunghe proboscidi degli elefanti è l’unico che echeggia nell’aria.

Il buio – che in Africa è davvero buio – e le stelle danno l’ultimo tocco di eleganza a questo meraviglioso momento. Gli elefanti si allontanano dalla pozza e molto lentamente scorgiamo avvicinarsi un rinoceronte. Lo osserviamo a lungo mentre iene e sciacalli gli girano intorno con un timore reverenziale che impedisce loro di raggiungere la pozza.

Leggi la puntata precedente: la Riserva Naturale di Moremi in Botswana

Leggi la puntata successiva: dall’Etosha National Park alle Cascate Epupa

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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5 Risposte

  1. Matteo

    Wow Elena, anche questa tappa è davvero emozionante.
    Il contatto ravvicinato con gli animali, la natura ed il paesaggio che cambiano così velocemente, il rito del condividere insieme ad un gruppo questa esperienza, capisco quanto tutto questo ti rimanga nel cuore e ti avvicini alle persone e all’essenzialità delle cose.
    E poi in questo racconto c’è proprio tutto, come in un film…avventura, emozione, colori…e anche la scena d’amore 😉

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    • Eletrotter

      @Matteo grazie mille Matteo. Ti confermo che è stata una delle tappe più emozionanti del nostro viaggio. E poi le scene d’amore tirano sempre… 😉

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