Ci troviamo in Islanda da circa dieci giorni e le emozioni si succedono senza sosta. Quello che racconterò in questo articolo è solo un piccolo spaccato di questa isola che non ha uguali.

Per raggiungere la nostra prossima meta, Osar, attraversiamo la costa della penisola di Tröllaskagi e facciamo una sosta nella cittadina di Hofsós. Sostiamo in un locale tipico, mangiamo un muffin e respiriamo un po’ dell’atmosfera di questo piccolo borgo: poche case colorate, panni stesi, un centro culturale, un piccolo porto, due ristoranti, una famiglia che gioca con i biondi bambini, una coppia sulla spiaggia.

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Ripresa la macchina dopo pochi chilometri parcheggiamo e, seguendo le indicazioni della guida, percorriamo a piedi un breve tratto di strada tra covoni e fattorie. Siamo a Grof: una piccola chiesa, del tutto simile alle tante casette con i tetti con paglia già viste. È un tesoro quello che si presenta a noi in questo paesaggio campestre.

Apriamo la porta, in punta di piedi entriamo e visitiamo questo luogo suggestivo. È quasi commovente: pochi banchi, l’altare, il soffitto celeste. Proseguendo per Osar visitiamo anche la cattedrale in pietra rossa di Olar, la più antica chiesa in pietra di tutta l’Islanda. Il parroco ci accoglie gentilmente come spesso ci è capitato con la gente del luogo fiera e lieta che ci siano visitatori in luoghi tanto lontani.

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Dopo alcuni chilometri di sterrato arriviamo presso l’ostello di Osar, una fattoria collocata in un panorama davvero eccezionale. Di fronte a noi, nella laguna, colonie di foche pigre distese al sole, poco distante il celebre scoglio a forma di dinosauro. Una luce splendida ci accompagna in queste due escursioni, il silenzio qui è rotto solo dalle voci delle foche. Un posto veramente unico nel suo genere.

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Trascorsa la notte partiamo alla volta di Grundarfjörður nel nord della penisola di Snæfellsnes, dove Verne si è ispirato per “Viaggio al centro della terra”, nella parte occidentale dell’isola. È una giornata splendida, ottima la viabilità, paesaggi come al solito alterni con la costante dell’essere soli in una solitudine che dà benessere ed è ricca dei significati che ognuno le riesce a dare. Arriviamo attorno a mezzogiorno a Grundarfjörður. Attorno un paesaggio splendido, la montagna di Kirkjufell sembra il miraggio di un’armonia perfetta, visioni di cavalli liberi che sembrano una cartolina.

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Proseguendo verso sud-ovest fiancheggiamo gli aspri pendii occidentali dello Snaefellsjokull: si tratta di un’area desolata che offre vedute quasi soprannaturali su contrafforti lavici. All’estremità della penisola di Snæfellsnes c’è il possente ghiacciaio omonimo: è credenza diffusa che lo Snaefellsjokull sia uno dei grandi centri di energia della terra, energia che ci sembra di percepire assieme ad un’aura di mistero.

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Ad Arnarstapi decidiamo di fare una piacevole passeggiata lungo un percorso che ci porterà lungo la scogliera, nei prati, tra gente del posto in relax, in un paesaggio che vede davanti a noi il ghiacciaio, a fianco di vulcani, campi lavici e il mare, in un’armonia di contrasti. La costa presenta affascinanti formazioni rocciose plasmate dal mare.

Raggiungiamo Rauðfeldsgjá, una gola claustrofobica che taglia il monte Botnsfjall e sul cui fondale scorre il fiume Sleggjubeida. Un piccolo percorso tra le rocce ci divide dalla grotta. Scendendo verso sud un sentiero sterrato ci separa da una selvaggia spiaggia di sabbia nera con una spettacolare prospettiva di faraglioni rocciosi sull’oceano. È un posto magnifico per una passeggiata: la sabbia nera, un faro, pilastri di roccia come gettate di lava congelata, il sole ed il cielo terso… Le leggende locali raccontano che gli elfi utilizzano queste formazioni come tempio.

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Sull’estremità più occidentale dello Snaellsnes abbandoniamo la strada principale per una minuscola pista piena di dossi. Attraversiamo una distesa lavica e arriviamo quasi sulla punta di Ondverdarnes. Incontriamo una spiaggia di sabbia dorata, Skarðsvík, con nere scogliere di lava.

Torniamo verso a Grundarfjorur e dopo cena, immersi nella luce estiva del nord, facciamo una passeggiata. Il paese è ovattato dal completo silenzio. Ci rechiamo al porto: famiglie con bambini, attorniati da gabbiani, sono intenti a pescare lungo il molo. Tornando verso casa è quasi mezzanotte, è ancora giorno ma la luce del sole sta scendendo: ammiriamo la montagna di Kirkjufell avvolta di colori sul rosso. In silenzio ci immergiamo in questa luce e in questa pace.

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Inizia a maturare in me l’idea che questi 15 giorni non saranno un ricordo di viaggio come tanti altri. L’Islanda è diventata un pensiero costante, un’energia vitale, un ricordo sempre vivo di un arcobaleno di colori e sfumature, un susseguirsi di paesaggi, una tavolozza di silenzi pieni di significato, una metafora sulla apparente inconciliabilità fra opposti che rispettosamente convivono. L’Islanda è un viaggio dei sentimenti attraverso i sensi e per questo sarà sempre dentro di me.

A proposito dell'autore

Barbara Ciccola

Insegnante di professione, turista per passione, fotografa per diletto. Amo sognare e progettare i miei viaggi come un modo per conoscere e scoprire me stessa. Parecchi i viaggi fatti, molti di più quelli ancora da fare e da raccontare.

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