Quando a vent’anni le mie peregrinazioni hanno cominciato a inclinare maggiormente verso la perpetuità, comportando prima un trasferimento a Londra e poi uno zaino in cui avrei messo tutto il necessario per un anno in India, mi sono ripromesso che, ovunque fossi finito nel corso delle mie esplorazioni, per Natale sarei sempre tornato in Svizzera per trascorrere le feste con la mia famiglia.

Tale impegno, valido ancora oggi, include abitualmente un tour de force di tre giorni che ha inizio la sera della vigilia e si protrae da una tavola imbandita all’altra fino alla notte di Santo Stefano. Spero pertanto che mi perdonerete se dopo più prosecco di quanto ne viene prodotto a Valdobbiadene in una stagione, un peso in panettoni pari a quello della popolazione del Mississippi – lo stato più obeso d’America – e un monte calorie capace di sostenere un equipaggio diretto a Saturno – un viaggio di almeno due anni e quattro mesi – mi ritrovo nell’ultima domenica dell’anno a indulgere nella malsana e oziosa abitudine delle riflessioni sull’anno che sta per finire, stanco e afflitto da un processo digestivo che probabilmente si concluderà giusto in tempo per ripetere l’esercizio in occasione del prossimo Natale.

Zurigo a Natale sulla Bahnhofstrasse

Il mio 2014 è cominciato con un treno verso La Spezia, da dove avrei cominciato a scoprire le meraviglie disseminate in lungo e in largo per la Liguria. Nel corso dell’anno quest’incantevole regione sospesa tra cielo e mare ha affrontato una serie di alluvioni che hanno comportato vittime, danni enormi e l’amaro scontro con l’incapacità delle istituzioni nell’individuare i passi fondamentali da intraprendere affinché drammi simili non si ripetano.

Superando la Francia e la Spagna, sono poi finito in Marocco, nazione bellissima e molto ospitale che è uscita in modo relativamente indolore dagli sconvolgimenti della Primavera Araba, grazie a una nuova costituzione che garantisce maggiori libertà civili ma che fa ancora fatica a realizzarsi in un nuovo codice giuridico che la difenda. Ho visto la Tunisia, dove le speranze per le prime elezioni democratiche nella storia del Paese sono adombrate da ripetute minacce di attentati. Sono stato al Cairo per testimoniare le elezioni presidenziali, un evento epocale che pare promettere pace e stabilità a una nazione esausta, ma al tempo stesso schiaccia definitivamente le aspirazioni di libertà e democrazia che animavano Piazza Tahrir fino a poche settimane prima. E ho ammirato i paesaggi del Libano, un’altra nazione che a bellezza e ricchezza culturale unisce un percorso complesso e doloroso, su cui negli ultimi anni ha pesato anche la crisi della vicina Siria e la guerra a Gaza di Israele, il cui esercito ancora non ha abbandonato del tutto i propositi dell’invasione iniziata nel 1978.

jdeidet el chouf, Libano

Tanti posti affascinanti. Altrettanti i volti disperati, affamati, spaventati, che popolano luoghi spesso tanto belli quanto dolorosi. Eppure per ogni sogno infranto c’è anche una speranza che nasce tra le macerie, per ogni lacrima versata c’è chi regala un sorriso senza chiedere nulla in cambio. È per questo che anche l’anno prossimo, invece di chiudermi in camera rimuginando sui miei sbagli e sull’assurda stupidità del genero umano, andrò alla scoperta di un altro pezzetto di questo folle palcoscenico di comiche e tragedie. Andrò a cercare lacrime e sorrisi in Brasile, e poi mi unirò al generoso convoglio umanitario di 7 Mila Miglia Lontano da Città del Capo a Malindi. Non perché sono un giornalista, o un blogger, o un viaggiatore, ma perché c’è chi ancora crede che un mondo migliore sia possibile, che si batte ogni giorno affinché le meraviglie che ci circondano diventino una cornice in cui condividere ciò che siamo, senza lacrime né guerre. Perché io non ne sono più capace, e il minimo che possa fare è far parlare al posto mio chi ancora ha questa forza.

Buon anno.

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l’astronauta.

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