Le prime settimane dall’arrivo in Islanda sono surreali. Ogni volta che suona la sveglia, fuori è ancora notte fonda e la carica per iniziare la giornata non è al massimo. Ogni mattina mi sembra di svegliarmi per dover partire in gita scolastica. La sensazione di sonno non completato e la fatica a motivarsi a mettersi in piedi è la stessa di quando il pullman attendeva alle quattro di mattina davanti alla scuola o alla stazione degli autobus. Il fatto è che qui è ben più tardi delle quattro. Quando usciamo, di solito intorno alle nove, per recarci al Museo dell’Esplorazione, dove lavoriamo, le strade sono del tutto vuote, la neve e il ghiaccio riflettono le luci dei lampioni e il luminoso “2015” si staglia sul versante dell’Húsavíkurfjall i cui contorni sono spesso sfumati da nubi e nebbia.

Húsavík, Islanda

Il museo è chiuso in questi giorni. Non riaprirà fino a che non saremo arrivati a buon punto con il nostro lavoro. Il Museo dell’Esplorazione è relativamente giovane, inaugurato solo nel maggio dello scorso anno e dedicato, come si può intuire dal nome, all’esplorazione. L’idea iniziale era quella di avere un museo dedicato interamente alla Luna. Il manager è un appassionato di esplorazione spaziale e in particolare dei viaggi sulla Luna delle missioni Apollo, un’autentica enciclopedia vivente in questo campo. Anche se può sembrare un interesse del tutto casuale, non è così, c’è un sorprendente legame tra le missioni Apollo e l’Islanda: 32 astronauti hanno partecipato a due diverse sessioni di addestramento negli altipiani islandesi, nove dei quali sono stati tra i 12 uomini a mettere piede sulla Luna. L’addestramento si è svolto nel 1965 e nel 1967, in particolare nella turisticamente famosa zona di Askja e dintorni, distante meno di 200 chilometri da Húsavík. L’idea di un ipotetico Museo della Luna si è evoluta e il risultato è l’attuale Museo dell’Esplorazione in cui si incontrano storie di esploratori vichinghi e, appunto, esploratori spaziali.

Húsavík, Islanda

L’accostamento di due epoche così diverse può sembrare senza dubbio azzardato, ma ci sono due elementi che accomunano Vichinghi e astronauti. Il primo è l’Islanda e la zona di Húsavík in particolare. Húsavík è infatti sia il centro abitato principale più vicino all’area degli addestramenti Apollo degli anni Sessanta, sia il primo luogo d’Islanda colonizzato dai Vichinghi nel IX secolo. L’altro elemento comune tra due epoche tanto lontane è quello dell’esplorazione: l’uomo ha in sé l’istinto di andare oltre i limiti ritenuti possibili, di vincere nuove sfide, di stabilire nuovi record. Sia i Vichinghi sia gli astronauti sono due simboli di questa attitudine, i Vichinghi essendo stati i primi ad esplorare regioni artiche sconosciute e i primi europei ad arrivare in America, gli astronauti essendo gli unici ad aver espanso i confini del conosciuto oltre la Terra.

Húsavík, Islanda

L’idea di base è senza dubbio affascinante e all’interno del museo sono presenti chicche di valore inestimabile. Su tutti, un frammento di roccia lunare portato sulla Terra dall’Apollo 17 e la mappa dell’Islanda eseguita da Mercatore nel 1595. Il museo ha però bisogno di un riallestimento generale e di un ampliamento. Ecco che entriamo in scena noi. Il lavoro è stimolante, le idee sono tante, l’entusiasmo del manager è alto. I giorni volano e più che avvicinarci all’obiettivo sembriamo allontanarci per piccoli intoppi tecnici o per nuove idee che si aggiungono o modificano le precedenti. L’apertura era programmata per il 15 gennaio, poi posticipata a fine mese, poi a metà febbraio e poi a data da destinarsi. Poco male, in questo periodo i turisti e visitatori non sono molti (eufemismo per non dire nessuno). C’è tempo e calma per lavorare. Tra i fogli sparsi con i progetti, tra i libri e gli atlanti consultati per i nuovi testi, tra gli oggetti messi qua e là da esporre o ridisporre, tra i trucioli di legno, tra le macchie di vernice, tra le mappe e le immagini da incorniciare, in mezzo a quello che sembra un caos totale comincia, giorno dopo giorno, a crescere qualcosa. Sono sicuro che alla fine saremo molto soddisfatti.

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Leggi la puntata successiva: inseguendo le balene d’Islanda

A proposito dell'autore

Francesco Perini

Perché il viaggio? Perché “Storie Invisibili”? L’itinerario/le destinazioni del viaggio fanno parte di un sogno che ho da qualche anno. È da tempo che mi prometto che prima o poi avrei fatto questo viaggio, da solo, e sento che è arrivato il momento giusto.

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