Dopo aver concluso la precedente stagione escursionistica con i sapori autunnali della Valtellina, non c’è niente di meglio che riprenderla recandoci nella stessa valle per pregustare quelli primaverili. Questa volta la traversata ha come base la località di Mantello (a 211 metri sul mare), lasciando alle spalle Colico e il Lago di Como che sembra ancora intriso del periodo di torpore che precede la massiccia incursione turistica.

Valtellina

La meta che ci siamo prefissati è Morbegno, attraverso la pianura stravolta dalle recenti alluvioni dell’Adda, dove sorge un lungo e assolato costone, più precisamente conosciuto come la “Costiera dei Cech“. Il nome pare che derivi dal fatto che i montanari di questa zona fossero discendenti dagli antichi Franchi che nel Settecento varcarono le Alpi e colonizzarono l’area in questione. Da Franco a Francesco, a Cecco e quindi a Cech, il passo è stato breve. Si tratta del versante settentrionale “retico” della Valtellina nel tratto iniziale che si protende da Dubino ad Ardenna, quasi fosse un lungo terrazzo soleggiato sulla ridente piana di Morbegno.

Morbegno, Valtellina, Italia

La giornata limpida fa scintillare le cime innevate dei monti come preziosi diamanti incastonati nel bellissimo cielo azzurro. Si cammina sui sentieri assaporando il profumo gentile della lussureggiante vegetazione mentre lo sguardo incantato si posa sulla suggestiva scenografia costituita da graziosi paesi con campanili svettanti a guisa di fedeli testimoni di una civiltà arcaica, densa di valori autentici da salvaguardare.

Valtellina

Agglomerati di rustiche casette grigie, disseminate nelle rustiche contrade, ricordano un muto presepe che racchiude significati mistici, così come testimoniano le innumerevoli cappellette votive della Via Crucis dislocate sul percorso. Si passa fra gli abitati di Cino con la parrocchiale di San Giorgio, attraverso i vigneti si giunge a Cercino e dopo brevi salite su mulattiere si arriva a San Giovanni di Boggio (a 601 metri), per giungere a mezzodì presso la località di Mello, con l’imponente Chiesa di San Fedele.

Valtellina

Qui una parte degli escursionisti si rifocilla con propri viveri mentre un ristretto gruppo di gaudenti preferisce recarsi in una locanda, forse per sincerarsi che la bontà dei due piatti tipici valtellinesi – i pizzocheri e gli sciatt – sia rimasta immutata. Impagabile la sensazione di piacere che si avverte dopo aver gustato le delizie del palato e del sole che, come il buon vino, scalda il viso, ritemprandoci della fatica del lungo percorso affrontato.

Pizzoccheri - Valtellina, Italia

Sciatt- Valtellina, Italia

Molti tetti delle abitazioni che si presentano dinanzi ai nostri occhi sono ricoperti da pannelli solari, facendo intuire l’avvento della modernizzazione, laddove si pensava il tempo si fosse magicamente fermato. Si vorrebbe prolungare quello straordinario connubio con la natura, ammirata dalla bellissima terrazza dell’albergo-ristorante, dalla quale si scopre un panorama fantastico, denso di suggestioni visive impagabili: pascoli e greggi, rivoli scintillanti, legnaie, tipici corollari di un mondo fiabesco. Subito, però, si viene richiamati alla realtà dalla necessità della discesa in tempi utili per la partenza di fine pomeriggio.

Valtellina

Si procede per l’abitato pittoresco di Civo. Poi San Bernardo e Roncaglia (887 metri) con la sua Chiesa di San Giacomo, costeggiando villette o diroccate abitazioni, planando su tappeti erbosi e viottoli sassosi mentre si scorge dall’alto l’ampia distesa di Morbegno. Altre frazioni lambite da castagni e uliveti sono Chempo, Caspano, Cadelpicco e infine Dazio (568 metri). Emblematico il nome di quest’ultimo paese che ricorda quegli sbarramenti preposti al pagamento di una tassa.

Valtellina

Così, a fine escursione, ci appare l’indolenzimento dei muscoli e del corpo dopo le protratte ore di trekking: un necessario obolo da versare per potersi immergere nella bellezza paradisiaca del nostro ricco territorio geografico, avvertendone le ricche valenze che superbamente lo connotano.

A proposito dell'autore

Giuseppina Serafino

Oltre alla passione per la scrittura, un modo per “viaggiare” con le parole nelle molteplici sfaccettature della realtà, mi piace dedicarmi al trekking e al cicloturismo. Ho iniziato a viaggiare a quattro mesi, quando i miei genitori si sono trasferiti dal sud a Milano per motivi di lavoro, ripetendo lo stesso percorso, ogni anno, fino alla maggiore età. Ho visitato molti stati europei organizzando meticolosamente il viaggio e documentandolo grazie alla mia inseparabile macchina fotografica.

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