Un’estate in Irpinia, percorrendo in lungo e in largo una provincia remota – quella di Avellino – di cui non resta ormai altro che la sua solitaria, fragile bellezza da opporre alle minacce di spopolamento e di annichilimento che si profilano all’orizzonte.

Quello che si paventa è la brutale cancellazione dalle carte geografiche di un territorio agricolo dalle risorse inestimabili, miracolosamente preservatesi intatte nell’isolamento di secoli. Oppure no, se questa Irpinia in pericolo riuscirà a mostrare la forza di quelli che, come noi, ogni giorno la vivono, tra megadiscariche evitate per un filo, pale eoliche fuori controllo, elettrodotti fuori misura, impianti di trivellazione fuori logica da scongiurare e combattere… Se davvero non vogliamo che la piovra ingorda della megalopoli allunghi i suoi tentacoli sulle nostre placide campagne, e le insozzi e le inghiotta per sempre. Ché questo sarebbe il nostro destino, il destino di noi piccoli in un mondo che cambia indifferente alle nostre sorti.

Estate in Irpinia - Avellino, Campania

Ma il destino si può cambiare a sua volta, no? La nostra vita qui è un sogno, e tale vogliamo rimanga. Vogliamo continuare a essere parte noi stessi delle leggende in cui ogni giorno ci piace calarci.

E dunque camminiamo e seguitiamo a camminare, sul tracciato di vecchi binari dismessi o lungo tortuose interpoderali che si snodano tra i campi calcinati dal sole, guadagniamo paesini arrocati sui colli e poi scendiamo ai fiumi sulle orme di volpi e cinghiali, raggiungiamo antiche immote vestigia, esploriamo rovine dimenticate, rifugio di greggi e di mandrie.

Estate in Irpinia - Avellino, Campania

Prima di noi, migliaia di anni fa, camminarono i nostri avi. Venivano verso ovest in cerca di nuove terre, la loro tribù errante fondò le nostre città seguendo un lupo-guida. Adesso, camminiamo noi: e l’esigenza è la stessa di allora, spazio vitale da respirare, sole, luce, aria. Non la puoi descrivere, l’aria. Puoi sentirne l’odore, il profumo dei fiori, e sai che sei sulla giusta strada.

Come nelle primavere sacre in cui partivano i nostri avi oscosanniti, come loro anche noi ora siamo una vera tribù. La moderna Tribù del Lupo: giovani, donne, vecchi e bambini, con tanto di druidi, elfi, pagliacci, spettri e sciamane al seguito. Il Lupo si nasconde e non sappiamo quando tornerà a mostrarsi, ma il suo spirito possiede un ragazzo col ciuffo: ci chiama a raccolta, e diventiamo sempre di più. Nei lunghi tragitti ci spostiamo in auto o in bici. Cavalli, dite? Per ora no, magari in futuro.

Estate in Irpinia

L’Irpinia di oggi sembra rimasta la stessa, poco sembra turbare il suo malinconico, delicato incanto. È un inganno: il male è già passato, puoi scovarne le tracce, quelle silenti macerie hanno tremende e tristi storie di terra che trema e distrugge da raccontare, quelle brutte torri che vedi qua e là convogliano perniciosi e scomodi carichi elettrici. Fai presto ad accorgerti che questo piccolo mondo  è stato violato più volte, per come ne porta con noncuranza le cicatrici.

Resta il sorriso di chi pare avercela fatta, di chi ha trovato tra questi campi e tra queste vigne la ragione di un nuovo inizio lontano dalla città degradata, e ti accoglie festoso, sfamandoti col lavoro delle mani, scacciando via, in attimi di felicità condivisa, ombre di un futuro tutt’altro che certo, dove si addensano gli incubi di dover ricominciare di nuovo tutto daccapo, stavolta per giunta senza neppure sapere dove o come.

Estate in Irpinia

Ma poi ci diciamo che ci riusciremo ancora. Diamine, mille e mille anni fa, combattendo al fianco di Annibale, facemmo tremare Roma, permeammo per secoli i suoi giochi dei nostri trionfi in battaglia! Aquilonia è qui a due passi, le Forche Caudine poco meno lontane, e l’elmo del Sannita riscosse a lungo ammirazione – dispensando al contempo brividi di terrore – al suo apparire nell’arena del circo. E ci diciamo che i nostri erano boschi infestati da lupi e briganti, qualche nuovo intollerabile sfregio potrebbe sempre riportarli in vita e in auge… lorsignori sono avvisati.

Ma ci diciamo anche che, non dovesse essere l’orgoglio a salvarci, allora ci salverà la Fede: quella che diede al nostro patrono San Guglielmo la forza di far erigere su queste montagne, all’alba del Medioevo, due santuari celebri in tutto l’universo cristiano, e perché no anche quella fede pagana che, secoli prima dell’epoca della Croce, conduceva da ogni dove immense folle di pellegrini agli oscuri  templi di Mephite, la benefica e al tempo stesso letale Dea delle Pozze, un’altra mistica, potente icona di questo suolo.

Estate in Irpinia

Virgilio era di casa qui, lo sapevate? Qui ci sono le porte degli Inferi di Enea, e qui si schiudono le porte del Paradiso agli ultimi che toccano la cima di Montevergine per rendere omaggio a Mamma Schiavona, la nostra Madonna Nera, un tempo protettrice di emarginati e diversi, oggi singolare, attualissimo riferimento religioso del popolo gay e transgender.

I percorsi della Grande Storia si sono spesso incrociato da queste parti, e pensare che c’è ancora qualche ignorante che osa affermare che “qui non c’è nulla”. Come se due catene montuose tappezzate di verde e disseminate di memorie millenarie fossero “nulla”.

Non vogliamo finire nel nulla. Non dimenticateci. È il nostro pezzo di mondo, la nostra Terra di Mezzo popolata delle nostre Minas Tirith, che nessuna nuova Guerra dell’Anello ci potrà mai togliere. Venite a scoprirlo anche voi!

Maggiori informazioni su Estate in Irpinia su Info Irpinia e sui canali social con #estateinirpinia2015.

Fotografie di Pellegrino Tarantino.

A proposito dell'autore

L'antiviaggiatore

La redazione di NST ama definirmi un “viaggiatore d’altri tempi”, e non si può dire che abbia tutti i torti: a cinquant’anni suonati, ho fatto in tempo a vedere un bel po’ di mondo com’era, appena prima che si trasformasse in quello di oggi. Questo mio prezioso bagaglio di viaggi “vintage” mi ha aiutato a costruirmi una personale filosofia di viaggio con la quale mi ostino ad interpretare i cambiamenti che sperimento in giro per il pianeta.

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