Prima di partire per la capitale tedesca mi ero sentita dire non so quante volte la stessa cosa: Berlino è una città grigia, fredda e impersonale. Io l’ho trovata colorata, soprattutto nei parchi, con le foglie gialle, ruggine e rosse e certamente né fredda né impersonale. Senza dubbio è una città impegnativa, dove anche ciò che è stato distrutto fisicamente ha lasciato il segno.

Berlino, Germania (foto Dietrich Bojko Photographie)

Passeggiando per le strade mi tornava spesso in mente un’espressione inglese che fa riferimento a the elephant in the room, usata per indicare una cosa ovvia e appariscente che però tutti fanno finta di ignorare. In alcuni momenti ho avuto l’impressione che il passato non troppo lontano stesse aleggiando a pochi metri da terra, proprio sopra alla baracca di legno del Check Point Charlie, tra i due attori vestiti da soldati e i negozi di souvenir uno in fila all’altro.

Per questo ho sentito la necessità in diversi momenti delle giornate trascorse a Berlino di dover fare qualcosa di più leggero, di meno impegnativo. Ogni tanto sentivo di dovermi dedicare a qualcosa di frivolo: per alcuni è lo shopping, per me questo valore terapeutico lo riveste il cibo. Ogni tanto ho quindi interrotto la scoperta di Berlino con delle pause gastronomiche, che sono state comunque un modo eccellente per fare la conoscenza di questa città. I miei pasti e le mie pause sono stati spalmati nel corso di tre giornate, ma idealmente mi piacerebbe immaginare una giornata intera da dedicare al cibo, per conoscere Berlino anche attraverso il gusto.

Check Point Charlie - Berlino

Colazione da Meierei

Dopo aver visto il Memoriale del Muro a Bernauerstrasse, dopo le fotografie che ritraggono la disperazione delle famiglie divise ho bisogno di qualcosa che permetta, almeno per un po’, di non pensare a cosa volesse dire passare sotto a una torre di guardia tutte le mattine per andare al lavoro o a scuola.

Una passeggiata di poco più di venti minuti ci porta nel cuore di Prenzlauer Berg, un tempo zona proletaria e alternativa. Ora le stradine lastricate che circondando Kollwitzplatz sono piene di piccoli negozi e cafè. Uno in particolare ha attirato la mia attenzione: Meierei è un locale con pochi tavoli, dove ci si siede insieme ai tavoli insieme a persone sconosciute, godendosi l’atmosfera di questa ex latteria. Si ordina al banco, scegliendo tra un caffè americano o un tè chai, assaporando poi un bretzel o una fetta di sfoglia con mele e uvetta, osservando la gente che passeggia oltre le vetrate.

food-berlin

 

Pranzo da Renger Patzsch

Ci spostiamo a Schöneberg, quartiere della zona sudoccidentale di Berlino. Ogni angolo di questa città è permeato di storia, al punto che anche i sampietrini hanno qualcosa da raccontare. Così scopro che è proprio in una piazza di questo Bezirk che Kennedy pronunciò il discorso in cui dichiarava di essere ein Berliner. Il municipio del distretto divenne la sede dell’amministrazione comunale, in contrapposizione con il Rotes Rathaus, il municipio rosso del settore sovietico.

Da Renger-Patzsch è evidente come non mai che less is more: l’arredamento è minimale, con pavimenti di legno consumati, tavoli spogli e sedie senza cuscini. Alle pareti dipinte di bianco qualche foto del fotografo da cui prende il nome il locale. Il menu è semplice, con una serie di alcuni classici, tra cui i Kasspressknödel con verdure e funghi, e il Gulasch con patate e insalate. Si conclude con un assaggio di formaggi a latte crudo e strudel ai datteri e cioccolato.

East Side Gallery - Berlino

Pausa caffè al Panoramacafé della Kollhoff Tower

Siamo nella futuristica Potsdamer Platz, con i suoi grattacieli ultra moderni che per certi versi ricordano vagamente Times Square, solo più piccola, più spigolosa e più austera. La storia della piazza è triste e travagliata: la maggior parte degli edifici vennero distrutti dai bombardamenti dopo la seconda guerra mondiale, mentre in seguito alla costruzione del muro la piazza divenne una sorta di waste land, con la death strip che separava l’ovest dall’est.

Il passato tragico di Potsdamer Platz si può percepire attraverso quello che rimane del muro, con i blocchi di cemento decorati con scritte e murales. Ma gli eventi degli anni passati sono lì, aleggiano nell’aria. E in cima alla Kollhoff Tower, sul terrazzo panoramico al 25° piano è possibile confrontare le fotografie del passato con il presente. Dai gloriosi anni Venti, alla distruzione del dopoguerra, dalla devastazione della guerra Fredda alla ricostruzione degli anni Novanta.

Il Panorama café non è economico e la cioccolata calda è passabile: il punto forte è la posizione, con i tavolini che permettono di avere una visuale a 360 gradi sulla città e sui suoi simboli: la Porta di Brandeburgo, il Reichstag, la Cattedrale e la Torre della Televisione.

Kollhoff Tower - Berlino

Cena da Henne

Kreuzberg è forse il quartiere più multiculturale delle città: qui vivono principalmente studenti, artisti, punk e immigrati turchi. Mi ha ricordato vagamente la Londra degli anni Novanta, con il suo fascino decadente e trasandato. Anche qui il passato fa capolino agli angoli delle strade, facendo tornare in mente che la zona fu una delle più turbolente negli anni del dopoguerra. Kreuzberg era il quartiere delle Mietkasernen, le case popolari costruite nell’Ottocento per ospitare gli operai. Negli anni Ottanta divenne una zona di frontiera, incuneata tra l’ovest e l’est: gli abitanti del quartiere scesero in strada per lottare contro la polizia che voleva cacciarli dalle case – per la maggior parte occupate – che avrebbero dovuto essere distrutte o ristrutturate. Kreuzberg divenne un campo di battaglia, e le birrerie del quartiere divennero il punto di ritrovo degli operai e dei Besetzer che occupavano gli appartamenti.

henne-berlino

Uno dei locali più antichi è Henne, una vecchia Kneipe um die Ecke, un’osteria situata su un crocevia, all’angolo di un palazzo. Il locale probabilmente non ha subìto molte modifiche da quando fu aperto nel 1908. Sicuramente i tavoli che traballano sul pavimento consumato sono gli stessi di allora, così come le tende di tessuto verde alle finestre che tengono fuori il freddo e impediscono a chi è fuori di vedere all’interno. L’illuminazione è scarsa, con un paio di lampadari che illuminano le corna di alce appese sopra le porte. Il menu è molto limitato con due soli antipasti, insalata di patate o di cavolo, mezzo pollo impanato e fritto come piatto principale, e per finire torta al cioccolato o alla vaniglia. Prezzo super popolare: poco più di dieci euro a testa per una cena semplice e un tuffo nel passato.

Il viaggio a Berlino è stato organizzato grazie al contributo di airberlin e di Scandic Hotels.

A proposito dell'autore

Silvia Demick

Abito in un piccolo paese di provincia e lavoro in un ufficio in una stradina secondaria. Immagino però di vivere a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E magari di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non so cucinare, ma adoro mangiare. Mi piace conoscere un posto nuovo attraverso il suo cibo e le sue tradizioni culinarie. Non riesco a fare a meno di raccontare quello che ho scoperto agli altri.

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