Per essere sicuro di non trovare il solito ingorgo a Morbegno, sono partito molto presto, forse troppo. È ancora buio, meno male che il bar a San Martino, in fondo alla Val Masino, alle 7 è aperto.

Per salire fino al parcheggio della Val di Mello bisogna pagare 5 euro al distributore automatico che non è illuminato, schiaccio i tasti a caso, al terzo tentativo e al secondo euro che mi perdo per terra ce la faccio. A proposito della Val di Mello: mai sentito parlare del Precipizio degli Asteroidi o dello Scoglio delle Metamorfosi? E della Via Luna Nascente o del Risveglio di Kundalini? Sono solo alcuni dei fantasiosi nomi che centinaia di alpinisti e sassisti, hanno dato alle innumerevoli pareti strapiombanti della Val di Mello e alle loro incredibili vie di salita tanto da farne un paradiso dell’arrampicata conosciuto in tutto il mondo.

Io conosco ma non pratico, sono qui solo per fotografare i colori dell’autunno, quando ci saranno… per ora l’unico colore è quello di una lampadina giallastra nel campeggio Ground Jack di fianco al parcheggio.

Val di Mello

Il laghetto subito dopo l’inizio del sentiero è di un grigioazzuro che mette freddo anche al riflesso del Disgrazia. Dopo il bidet della contessa, una pozza formata dal torrente Mello ai piedi di un grosso masso – questo nome e tanti altri affibbiati alle vie di arrampicata segnalano un eccesso di testosterone nella valle – una nebbia leggera si solleva dai prati e invita a foto d’autore, ad esserne capaci. Proseguo imperterrito nel silenzio rotto solo dai miei bastoncini sui sassi della mulattiera fino all’ultima frazione, Rasica, la mia meta è l’alpe Pioda, 500 metri più in alto.

A metà salita un cartello – Foresta regionale Val Masino – ma forse non è a metà, il problema è che la luce del giorno è arrivata ma l’abetaia è folta e cupa. Finalmente il balcone di granito che ricordavo, un punto panoramico eccezionale da cui si vede tutta la valle: nella grande U scavata dal ghiacciaio si intravede in basso il sentiero grigio, il torrente biancastro che a tratti vi si avvicina poi si allontana, i fili di fumo dai comignoli di Rasica, sì qualcuno si è svegliato, i prati e gli alberi che si arrampicano fin su nelle fessure delle grandi pareti di granito, qui in alto il verde cupo di pini e abeti è striato  dal giallo dei larici e degli aceri, più giù macchie bruno rossicce si attestano ai bordi dei prati.

Val di Mello

All’alpe Pioda due cartelli spiegano come le baite siano state restaurate con fondi europei e che c’è pascolo per 35 mucche e 150 pecore, più in alto i raggi radenti sui cespuglieti dell’alpe Cameraccio accendono il giallo dei larici più coraggiosi, più in alto ancora la neve silenziosa del monte Pioda. Finalmente alle ore 11.40 di giovedì 20 ottobre 2016 il sole sbuca dalla cresta del Pizzo Remoluzza e illumina pini, abeti, larici, sassi e massi, prati  e torrenti, cartelli e casere dell’alpe Pioda, arrivano i colori, posso usare il cavalletto che mi sono portato sulle spalle per tutta la strada.

Mentre scendo salgono in tre, il primo incontro di tutta la giornata, l’unica che risponde in maniera comprensibile al mio saluto è la signora in coda al gruppo.

Val di Mello

Pini e abeti salgono compatti fino alla base delle pareti che sovrastano Rasica e Cascina Piana e segnano con le loro sagome scure i bordi delle placche di granito – arrampicatori? – oggi non ne vedo.  Scendendo verso valle aumentano i colori, i ghiaioni alla base delle pareti sono coperti da un bosco multicolore, betulle gialle, aceri ancora più gialli, il verde spento dei frassini smorza il ruggine dei faggi, il verde cupo dei rari pini fa da contrasto, le macchie rosse sono ciliegi o sorbi?

Mentre le nuvole si addensano in alto sulle cime della val Torrone il torrente scende con pozze e cascatelle verso il sole che ancora illumina il fondovalle, anch’io scendo stanco e soddisfatto.

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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1 risposta

  1. Robi

    Uno degli hobby preferiti di Luigi Lazzaroni…quello di far sognare i suoi amici e seguaci sulle strade dei suoi meravigliosi viaggi
    Robi

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