Raccontare, o quantomeno provare a descrivere le proprie radici non è mai semplice, soprattutto se si tratta anche di cercare di sfatare alcuni luoghi comuni. Si può rischiare di diventare banali, di essere imparziali o troppo “emotivi”. Si tratta di luoghi e strade vissuti e percossi tante di quelle volte da saperli a memoria, e che per noi non hanno più alcun segreto.

Taranto, in questo caso, è per me tutto ciò. La odio e la amo, come una qualsiasi storia d’amore in cui alla fine si finisce sempre per fare la pace. Quando mi chiedono “Di dove sei?” e rispondo “Di Taranto”, la gente guarda male. Si parla sempre molto dell’Ilva di Taranto, il più grande centro siderurgico d’Europa, ormai famoso per la precarietà, per gli incidenti sul lavoro e per l’importantissima questione inquinamento-salute. Il caso Ilva è un dilemma molto delicato in cui non mi voglio addentrare, però mi piacerebbe raccontare una Taranto che non è solo sinonimo di Ilva e inquinamento, come d’altronde tutti pensano.

Taranto è molto di più: parlo di storia, sole, mare, cibo e gioia.

Morfologicamente rara, le viene attribuito il nome di “città dei due mari”, per la sua posizione geografica a cavallo tra Mar Grande e Mar Piccolo, e ambiente ideale per lo sviluppo di una particolare flora e fauna in grado di ospitare i delfini (simboli della città) oltre gli isolotti di San Pietro e San Paolo. Inoltre, storicamente parlando, è definita città spartana essendo stata fondata dagli Spartani e risultando l’unica colonia di Sparta al di fuori del territorio della Grecia.

Il Castello Aragonese, o chiamato anche Castel Sant’Angelo, occupa l’angolo estremo dell’isola del Borgo Antico, vanta di una lunga storia da poter ammirare con i propri occhi. Voluto dal Re di Napoli come castello di difesa, la fortezza fu edificata sulle basi di una struttura di epoca normanna, avente per nucleo centrale una rocca realizzata dai bizantini per proteggersi dai Saraceni. E’ aperto a visite guidate gratuite tutti i giorni dell’anno (festivi inclusi) ai seguenti orari consultabili sul sito ufficiale.

Terminata la visita al Castello è quasi impossibile non accorgersi della maestosa presenza delle Colonne Doriche, resti del Tempio di Poseidone, il più antico luogo di culto della Magna Grecia ancor prima di Siracusa e Paestum; se ne stanno lì, solenni e maestose, a dare il benvenuto a chi oltrepassa il Ponte Girevole e a raccontare una storia secolare. A quale dio pagano fosse dedicato questo grande tempio rimane ancora un mistero, in virtù anche del ritrovamento di alcune statuette in terracotta raffiguranti una figura femminile. Tale scoperta portò alla luce una nuova teoria, secondo la quale il complesso monumentale fosse dedicato a una dea, riconosciuta in una fra Artemide, Era o Persefone.

Proprio accanto al sito archeologico delle celebri Colonne Doriche, si trova la principale via di accesso per immergersi nella Città Vecchia, Via Duomo che conduce direttamente alla Cattedrale di San Cataldo, di origine medievale ma modificata in epoca barocca, che custodisce le spoglie del patrono in una cappella laterale. Suggestiva è la festa patronale in onore del santo, celebrata dall’8 al 10 maggio, in cui, dopo aver consegnato le chiavi della città al santo, le imbarcazioni dei diversi rioni cittadini si sfidano nel caratteristico palio via mare.

Famosa via d’uscita dalla Città Vecchia è il Ponte Girevole che collega l’isola del Borgo Antico con la penisola del Borgo Nuovo. Assisterne all’apertura è davvero uno spettacolo singolare, considerando che avviene solo per consentire il passaggio di navi di grandi dimensioni nel Mar Piccolo o da questo verso il Mar Grande. 

E’ prevista un’apertura straordinaria nel mese di maggio per il transito della processione marittima dedicata al Santo Patrono di Taranto, San Cataldo. Da qui è possibile abbracciare tutto il Lungomare della città e il Golfo di Taranto che si colora di mille tinte diverse, concedendosi agli occhi dei passanti in una versione sempre nuova a seconda della luce riflessa nelle sue acque. Da Corso due Mari, in direzione del Monumento al Marinaio, inizia questa magica avventura.

Il Monumento al Marinaio  ha lo scopo di salutare le navi in partenza alla volta del Mar Grande, o di accoglierne con gioia il ritorno in porto. Il piedistallo su cui poggia la scultura riporta la seguente iscrizione:

Ai marinai delle forze navali italiane.
L’Amm. D’Armata A. Iachino – II Guerra Mondiale 1940-43.

Proseguendo su Corso Vittorio Emanuele III, ci si imbatte nella Rotonda Mariani d’Italia, una terrazza semicircolare situata di fronte al Palazzo della Prefettura e costeggiata dal Mar Grande. Dalla ringhiera si scorgono le Isole di San Pietro e San Paolo (chiamate anche Isole Cheradi), gestite oggi dalla Marina Militare.

Quello di Taranto è infatti un lungomare “in quota”, uno dei più alti che esistano, ed è così strutturato sin dal 1400 per esigenze difensive. Non dimentichiamoci poi, della passeggiata sui giardini pensili. Ad essi si accede per mezzo di una rampa di scale che termina direttamente sugli scogli: quando il tempo è bello, la gente viene fin qui a rannicchiarsi sugli scogli ad ascoltare musica in cuffia, a riflettere.

Inoltre, sono visibili, specialmente lungo la ringhiera della Città Vecchia, le sirene di Taranto. Sono state realizzate dallo scultore Francesco Trani e, come ogni città di mare, anche Taranto ha la sua leggenda: la leggenda di Skuma, “una fanciulla sposata con un pescatore e che un giorno cedette alle lusinghe di un altro uomo. Il marito, tradito e offeso, la spinse in acqua e le sirene, arrivate in soccorso alla ragazza e colpite dalla sua bellezza, la incoronarono loro regina con il nome di Skuma. Nel frattempo, il pescatore si pentì del suo gesto e l’unico modo per salvare la sua amata era raccogliere il fiore di corallo bianco dal giardino delle sirene. Alla fine riuscì a liberare la moglie, gettando le sirene nella più totale disperazione”.

Shopping e Folklore

Ma cosa ancora è in grado di offrire la città?

Per lo shopping la parte moderna della città, lungo i suoi grandi viali, come Via d’ Aquino e Via Di Palma, presenta prestigiosi negozi e boutique di stampo internazionale. Il Folklore tarantino, invece, è tutto nei riti religiosi, primo fra tutti quelli della Settimana Santa. I confratelli della chiesa del Carmine, detti Perdoni, scalzi e vestiti di bianco, dal pomeriggio di Giovedì Santo, con un crocifisso sulle spalle e il rosario, fanno un pellegrinaggio tra le chiese del Borgo Antico e del Borgo Nuovo; a capo di entrambe le processioni c’è sempre il “troccolante”, a cui spetta l’incarico di chiudere i riti il Sabato mattina: giunto davanti alla Chiesa del Carmine, bussa tre volte con la punta del suo bastone, detto “bordone”, su una delle ante chiuse, in un’atmosfera di silenziosa e profonda commozione.

Questo è uno dei momenti più significativi e affollati di tutta la processione. I riti risalgono all’epoca della dominazione spagnola nell’Italia meridionale e furono introdotti a Taranto dal patrizio tarantino don Diego Calò, il quale nel 1603, fece costruire a Napoli le statue del Gesù morto e dell’Addolorata. La città e, soprattutto, i tarantini ne sono molto legati e dedicano mesi di preparazione e dedizione alla manifestazione.

Cosa mangiare a Taranto

Nella cucina tarantina il pesce, i frutti di mare cucinati o accompagnati da verdure o ortaggi sono alla base delle specialità culinarie di questa terra. Veramente particolari sono le “cozze arraganate”: cozze farcite di mollica di pane, origano, aglio, olio, prezzemolo e pomodoro e  passati in forno.  Molto importante la produzione vitivinicola che ha nel Primitivo di Manduria Dolce Naturale la sua massima espressione. Immancabili i formaggi freschi e stagionati ed i salumi come, ad esempio, il capocollo di Martina Franca.

Ci sarebbe ancora tanto da dire e raccontare e spero che in fondo questa città vi abbia un pò incuriosito e affascinato: pertanto, il mio consiglio è e sarà sempre di dirvi, di andare oltre i pregiudizi e scoprirla con i vostri occhi.

A proposito dell'autore

serena_rizzo

Classe 1994 e pugliese DOC. Iscritta alla Scuola di Medicina con la passione per i viaggi e il lifestyle in genere. Fortemente razionale, ma al tempo stesso irrazionale tanto da perdersi di fronte a un sorriso, al mare, all’arte e alla fotografia. Social-addicted, mai senza Iphone e eye-liner. Una delle mie frasi preferite: “ogni viaggio lo vivi tre volte quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi”.

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