Come avevo promesso, con questo articolo scendo un po’ di più nel dettaglio del mio viaggio in Senegal iniziando a raccontarvi i primi due giorni di tragitto che hanno portato me ed il mio gruppo dalla capitale, Dakar, a Saint-Luis, città all’estremo nord del paese, al confine con la Mauritania.

La prima vera impresa è stata quella di uscire, a bordo delle nostre jeep, dalla caotica capitale. Il sovrappopolamento di questa città è evidente nel momento in cui si affrontano le sue strade trafficate  e si respira l’aria carica di smog. Le strade brulicano di persone perché, come in gran parte delle città africane, anche qui gran parte della vita si svolge per strada.

In un’ora circa d’auto raggiungiamo una delle località più note del Senegal, il Lago Retba, meglio noto come Lac Rose. E’ chiamato così per via del colore delle sue acque che, essendo popolate di alghe che secernono un pigmento rosso, donano un effetto rosato.

Lac Rose

Quando si decide di recarsi in Senegal e si iniziano delle ricerche su questo paese, le foto del Lac Rose sono sempre le prime a comparire. Purtroppo però non bisogna crearsi delle aspettative troppo alte e la mia esperienza ne è la prova: una volta arrivati sulle sue sponde la delusione è stata grande perché il rosa dell’acqua era appena percettibile e sicuramente ben diverso da alcune foto viste in rete.

Lac Rose

Questo fatto è dovuto a diversi fattori: prima di tutto dal periodo dell’anno in cui ci si reca, dalla nitidezza della giornata e dall’orario. La stagione secca è preferibile, il sole sicuramente esalta la colorazione rosa e le prime ore della mattina sono le più indicate per la visita.

Il Lac Rose ha un’altra caratteristica importante, ovvero l’alto tasso di salinità delle acque che lo rendono un importante luogo di raccolta di sale. Abbiamo quindi potuto visitare le saline e osservare le molte persone che ci lavorano. Questo luogo è stato per molti anni sede del punto di arrivo della famosa Parigi-Dakar e ne conserva ancora il podio.

Lac Rose

Lac Rose

In un’altra ora di jeep abbiamo raggiunto quello che è stato uno dei luoghi che più mi hanno appassionata di tutto il viaggio, ovvero il mercato del pesce di Kayar. La pesca è una risorsa fondamentale per il Senegal e Kayar ne è uno dei simboli principali. Si tratta infatti del porto di pescatori più grande del paese e, non appena si arriva sul posto, ci si rende presto conto delle sue dimensioni.

Kayar

Kayar

Raggiunta infatti la vasta spiaggia sulla quale attraccano le barche, si assiste ad uno spettacolo unico: una moltitudine di persone che la popolano, un’attività brulicante alla quale partecipano tutti, uomini, donne e bambini. Noi siamo arrivati proprio nel momento di rientro delle barche, momento in cui l’attività si fa particolarmente frenetica.

Kayar

Kayar

Gli uomini si occupano di scaricare il pesce e le donne aiutano a sistemarlo sulla spiaggia per la vendita all’asta, attività della quale le donne sono protagoniste. I bambini aiutano gli adulti, giocano e raccolgono i pesci più piccoli per assicurare la cena alla propria famiglia.

Lo spettacolo è reso ancora più affascinante dalla bellezza delle barche tradizionali, ciascuna dipinta in modo diverso dalle altre. Quello che io consiglio e di fare come abbiamo fatto noi: perdersi su questa immensa spiaggia confondendosi con le persone del posto per poter osservare da vicino il loro operato  e godersi appieno questo affascinante spaccato di vita.

Kayar

Kayar

Per concludere la giornata in bellezza abbiamo trascorso la nottata in un bellissimo campo tendato nel piccolo deserto di Lompoul. Non sarà il Sahara ma il fascino delle dune è forte anche qui. Inoltre il campo tendato è molto ben organizzato: tende doppie e triple molto ampie, ciascuna con il proprio bagno sotto le stelle e un ampio tendone centrale in cui viene servita la cena.

E con uno spettacolo di percussioni di un gruppo locale, sotto una splendida stellata, chiudiamo la nostra prima giornata senegalese.

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l’esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d’arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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