Il cielo della Cornovaglia era acceso di rosso, arancione, giallo e rosa. Sembrava quasi di ammirare un paesaggio africano. Guardavo con affetto l’orizzonte alle mie spalle, sopra il fiume Helford, mentre navigavamo verso la nostra nuova meta – le Isole Scilly. Di fronte, solo mare, stelle e qualche nave che attraversava la Manica.

Tramonto su Helford

Dopo aver mollato tutto per andare a vivere in barca a vela, ho passato la maggior parte del mese di Maggio con Ryan in Cornovaglia a sistemare il nostro catamarano Kittiwake e prepararci per il nostro viaggio.

Abbiamo esplorato, tra un lavoro e l’altro, Falmouth e la sua bella baia, le acque di St Mawes e Cellar Bay, la splendida spiaggia di Bohortha e il fiume Helford. Ogni luogo ci ha lasciati piacevolmente sorpresi: la costa della Cornovagia è piuttosto selvaggia e sfoggia anche i colori verdi e blu tipici di climi più miti. Le scogliere e le colline verdeggianti offrono un paesaggio quasi surreale e la pesca è proficua.

Verso fine mese eravamo pronti per iniziare il nostro viaggio verso sud. I venti non erano a nostro favore, quindi il passaggio che avevamo pianificato verso Salcombe e Guernesey non era fattibile per almeno due settimane. Irrequieti e bramando una nuova avventura, abbiamo guardato la mappa e deciso che i previsti venti da est sarebbero stati ideali per una navigazione notturna verso le Isole Scilly.

Queste sono un arcipelago composto da circa 140 isole e isolotti, di cui solo sei abitate, situato nella Manica a 45 chilometri al largo di Lands End, la punta sud-occidentale dell’Inghilterra.

Queste isole vantano un clima leggermente più mite rispetto al resto della Gran Bretagna e acque cristalline. La fauna locale è un must-see, con foche, delfini, focene e gabbianelle di mare le star della zona.

Dopo una giornata passata a fare il bucato a mano, pulire la barca e prepararla per il passaggio, io e Ryan ci siamo rilassati sull’amaca nel sole del tardo pomeriggio sul fiume Helford. Dopo cena abbiamo issato il nostro tender Marica sulla prua e abbiamo iniziato la navigazione, che secondo i nostri calcoli sarebbe durata circa 16 ore, a quattro nodi.

Le condizioni non potrebbero essere state migliori. Il mare era calmo, il vento e le onde in poppa. Dopo uno spettacolare tramonto sulle colline della Cornovaglia è scesa la notte, portando con sé migliaia di stelle. Era strano non poter vedere il mare di fronte, ma emozionante. Grazie alle luci delle navi nella distanza potevamo appena indovinare l’orizzonte e il profilo della costa.

La nostra bandiera britone svolazzava nel vento freddo della notte, mentre ci dirigevamo verso un nuovo porto. Il senso di avventura era palpabile.

Dopo due o tre ore di navigazione ho fatto cambio con Ryan per godermi un po’ di riposo. Sporgendomi dal lato della barca per guardare le onde, ho notato un luccichio nell’acqua. Mi sono sporta leggermente di più (sempre seduta al sicuro nel pozzetto) e mi sono resa conto, con grandissimo entusiasmo, che il luccichio era causato dal plancton, per effetto della bioluminescenza! Ho dato la notizia a Ryan e ci siamo entrambi affacciati verso poppa per vedere molte particelle di plancton illuminate “uscire” da sotto Kittiwake. Che momento magico, scivolavamo leggeri sopra un letto di stelle!

Poco dopo mezzanotte le navi che attraversavano la Manica sono sparite e non potevamo più individuare la linea dell’orizzonte. Eravamo in un mondo buio, con onde color argento e migliaia di stelle. Le luci erano spente a bordo (per non rovinare la nostra visione notturna) e gli strumenti di navigazione emanavano una leggera luce rossa.

Basando la direzione in cui navigare sulle coordinate del GPS, e dovendo quindi guardare costantemente i numeri su uno schermo, ho iniziato a sentire il mal di mare. Ho dato l’elmo a Ryan e mi sono seduta nell’altro lato del pozzetto, sforzandomi di individuare la linea dell’orizzonte. Purtroppo il mal di mare mi ha accompagnato fino a destinazione.

Verso le tre del mattino l’orizzonte ha iniziato a comparire, grazie ad un alone di luce bianco – il segnale che l’alba era solo a qualche ora di distanza. Eravamo circondati da mare in ogni direzione e le luci delle stelle si stavano facendo più deboli. C’è un senso di assoluta calma e libertà nell’essere sulla tua casa galleggiante in mezzo al mare e ce lo stavamo gustando tutto.

Verso le cinque e mezza il sole ha iniziato a sorgere, regalandoci un’alba spettacolare. L’orizzonte si è acceso nuovamente, questa volta con toni di giallo ed arancione. La consapevolezza di aver passato la nostra prima notte in mare aperto al sicuro e senza alcun problema ci ha avvolto, regalandoci un pizzico di orgoglio.

Il mio mal di mare non si decideva a passare, così ho preso una pastiglia e mi sono messa a letto per un’ora. Il risveglio è stato un po’ brusco. Ryan mi ha chiamato ad alta voce, quasi urlando. Il vento si era alzato e stavamo andando a più di otto nodi. Aveva paura che qualcosa si rompesse quindi ho preso subito l’elmo.

Ho girato la barca contro il vento e Ryan ha calato la vela maestra velocissimo. Abbiamo poi ridotto il fiocco (la vela di prua) a poco più di un triangolino. Con una vela così ridotta, la velocità si è velocemente abbassata a cinque nodi. Una volta ripresa la direzione della nostra rotta, mi sono accorta che c’era terra all’orizzonte. Erano le dieci del mattino e potevo già pregustare il senso di trionfo dello sbarco.

Sono rimasta all’elmo, regalando un più che meritato riposo a Ryan. Mentre navigavamo verso le misteriose isole, un delfino ci ha salutato, emergendo dall’acqua a pochi metri da Kittiwake. Abbiamo visto anche una pulcinella di mare volare velocissima verso il mare aperto, pronta a cacciare qualche cicerello. La nostra nuova meta prometteva bene.

Abbiamo costeggiato l’isola di St Mary’s e le sue rosse scogliere fino ad arrivare al porto principale, che è ben protetto dai forti venti dell’est. Abbiamo ormeggiato accanto a decine di altre barche provenienti da Francia, Irlanda e Italia. Per la prima volta, ci siamo sentiti turisti a bordo di Kittiwake. Ci ha accolti un’acqua verde-azzurra, in cui speriamo di immergerci (con muta invernale) nei prossimi giorni. Non vediamo l’ora di scoprire cosa hanno in serbo le Isole Scilly.

A proposito dell'autore

Elena Manighetti

Vivo su una barca a vela, un piccolo catamarano chiamato Kittiwake, con il mio ragazzo Ryan. Insieme, stiamo percorrendo tremila miglia nautiche da Falmouth (Inghilterra) a Malta praticando lo slow travel - ci spostiamo a otto chilometri all'ora e ci fermiamo dove più ci piace, per quanto desideriamo. Oltre ad esplorare diversi paesi e culture, faremo arrampicata, free diving, pesca e molto altro. Racconteremo delle nostre avventure sul nostro blog Sailing Kittiwake (in inglese) e con alcuni articoli per Non Solo Turisti.

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