È incredibile quante cose si possano vivere in una sola settimana. Forse avrei dovuto aspettarmi che trascorrere del tempo in un ospedale di Emergency sarebbe stata un’esperienza molto intensa, ma per quanto si sia dotati di immaginazione, io sono convinta che, se non lo si vive, non si possa comprendere fino in fondo. Per questo ho scritto i due articoli precedenti e per questo sto scrivendo questo terzo ed ultimo articolo, per cercare di trasmettere il più possibile quello che ho avuto la fortuna di poter vivere e vedere io.

emergency sierra leone

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In quella settimana ho fatto una cosa che non mi sarei mai immaginata di fare: ho seguito due interventi in sala operatoria!

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Ho osservato i chirurghi internazionali operare trasmettendo le loro conoscenze all’equipe locale presente in sala al fine di renderli sempre più competenti ed autonomi. Sapete in media, mensilmente, quante operazioni vengono svolte nelle tre sale chirurgiche presenti all’interno dell’ospedale? Ben 380 tra ortopedia, chirurgia generale ed endoscopia. Proprio per questo motivo, Il reparto di chirurgia, conta 83 posti letto.

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Sempre in quella settimana ho assistito all’arrivo improvviso in pronto soccorso di numerose persone coinvolte in un grosso incidente stradale e al modo in cui la situazione molto caotica è stata magistralmente gestita da tutto staff della logistica, della security e infine dagli infermieri del Pronto Soccorso. I pazienti del Pronto Soccorso sono in media 34 nuovi al giorno ai quali vanno sommati circa 50 medicazioni per i pazienti dimessi e i pazienti visti in via ambulatoriale.

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Ancora, in quella settimana, il primo giorno di permanenza, ho visto una lunga coda davanti ad uno sportello dell’ospedale e, alla domanda sul perché della coda, ho avuto una risposta che mi ha molto sorpresa e che mi ha fatto scoprire un aspetto dell’operato di Emergency che io ignoravo: si trattava infatti della coda di fronte alla farmacia gratuita dell’ospedale. Che curassero le persone mi era chiaro, che fornissero loro anche i farmaci gratuitamente  l’ho invece scoperto quel giorno.

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Stefania, la responsabile della farmacia, mi ha spiegato l’importanza della continuità delle cure per i pazienti, anche dopo le dimissioni, e che la maggior parte delle persone non avrebbe le risorse economiche sufficienti per poter acquistare i farmaci. Mi ha mostrato inoltre i numerosi container e le celle frigorifere necessari a contenere tutti questi farmaci per lo più provenienti dall’Italia.

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Ed infine, in quella settimana, ho passato alcune ore con Lara, la fisioterapista. I moltissimi pazienti ortopedici necessitano infatti di un percorso fisioterapico per riacquistare le capacità motorie. Ogni giorno, Lara e gli 8 colleghi sierraleonesi del team di fisioterapia, seguono circa 50 pazienti tra i ricoverati ( che ricevono trattamenti due volte al giorno) e gli esterni, ovvero coloro che sono stati dimessi ma che necessitano ancora di essere seguiti. Lara mi spiega che al 90% i problemi ortopedici sono dovuti ad incidenti stradali e il restante 10% a incidenti domestici.

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Mentre mi parla sta trattando un paziente di cui mi racconta la storia quasi miracolosa. Quest’uomo infatti è caduto dal tetto di una casa provocandosi una lesione spinale. Pochi sono i pazienti che si salvano a seguito di una lesione di questo tipo ma dopo essere stato quasi un mese immobilizzato a letto e dopo due mesi con una sorta di busto di gesso che gli teneva immobilizzato anche il collo, è riuscito a guarire. Lui, con sguardo fiero, mi dice che se voglio mi mostra la sua foto con il gesso e io rifletto sul fatto che per lui, quel gesso, è stata la grande possibilità di tornare a muoversi e quindi di tornare a vivere!

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In queste settimane vi ho parlato dell’ospedale di Goderich raccontandovi della pediatria, della chirurgia, dell’ortopedia, del pronto soccorso, della fisioterapia e dei Fap (punti di primo soccorso). Vi ho raccontato dell’energia del medical e no medical staff, delle storie dei pazienti e delle mie emozioni. Quello che però non vi ho detto è che tutte le cose straordinarie che vengono fatte da Emergency in Sierra Leone, così come negli altri posti del mondo in cui è presente, sono possibili anche grazie all’operato di migliaia di volontari presenti nelle diverse città italiane.

Se vi fosse venuta quindi voglia di fare parte di questa squadra il cui obiettivo è quello di diffondere una cultura di pace e contribuire alle attività di Emergency contribuendo all’organizzazione di eventi di raccolta fondi, di serate di sensibilizzazione e molte altre attività, potete farlo, per esempio, diventando volontari e unendovi quindi ad uno dei tanti gruppi territoriali presenti in Italia ( www.emergency.it). Un altro modo per dare un grande contributo è facendo una donazione periodica ( www.emergency.it/donazione-periodica.html).

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l’esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d’arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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3 Risposte

  1. partyepartenze

    Esperienza incredibile. Ti invidio per ciò che hai visto e soprattutto per ciò che avrai portato a casa negli occhi e nel cuore, grande ricchezza d’animo e profondità di pensiero. Sarai sicuramente una persona migliore.

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    • Eletrotter
      Eletrotter

      È proprio così come hai scritto tu e non so se sono una persona migliore, ma di sicuro proverò ad esserlo! Grazie per il tuo commento!

      Rispondi

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