Filippine: religione, fede e crocifissione

Le Filippine sono l’unico stato nel Sud-est asiatico ad essere in maggioranza cattolico. Durante il periodo pasquale ho intrapreso un viaggio in questo paese, costituito da idilliache isole, città con forti retaggi coloniali come il quartiere Intramuros a Manila e la splendida Vigan, antiche case ancestrali spagnole risalenti al 1800 sopravvivono in buono stato di conservazione, nel nord del paese si possono ammirare le risaie a terrazzamento, capolavori di ingegneria, costruite dalla popolazione Ifugao, in passato tagliatori di teste, sono veri e propri anfiteatri riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Non lontano da Manila si trova San Fernando Pampanga e ogni anno durante il Venerdì Santo, in questa località si svolge una manifestazione molto sentita e singolare, la rappresentazione della Crocifissione di Cristo.

Diversamente dal solito non viaggiavo sola e chi era con me, essendo molto religioso, mi ha convinto ad andare ad assistere all’evento.
Mentre eravamo in auto e ci stavamo addentrando verso il centro cittadino, le strade iniziavano a brulicare di gente, ragazzi a dorso nudo, vestiti solo con un pantalone bianco, il volto coperto e a piedi nudi, tenevano in mano una frusta e simulavano la flagellazione, avevano la schiena completamente insanguinata.

crocifissione filippine

LA MANIFESTAZIONE RELIGIOSA NELLE FILIPPINE: LA CROCIFISSIONE

Inizialmente abbiamo pensato a della vernice, non potevamo davvero credere a tanto autolesionismo, invece pensiero più superficiale non potevamo farlo. Scesi dalla macchina ci siamo uniti agli altri pedoni, in piedi sul ciglio della strada li si aspettava passare e quando i penitenti sono giunti davanti a noi abbiamo visto che non era una dimostrazione, bensì era tutto vero. Con violenti colpi si picchiavano il dorso in segno di mortificazione. Nessuno accennava espressioni di dolore, il sangue continuava a sgorgare sempre più copioso, fino a sporcare abbondantemente i pantaloni bianchi.

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Il sole era terribilmente cocente, così ho acquistato in una bancarella un cappello per proteggermi il capo, a mano a mano che le frustate diventavano più forti gli schizzi di sangue arrivavano addosso agli spettatori e sul mio cappello di paglia, che a fine giornata era completamente macchiato.
Complice il caldo, nell’aria c’era un forte odore di sangue, il corteo noncurante procedeva a passo d’uomo per tre chilometri fino ad arrivare al luogo della Crocifissione, in cima a una collinetta nel quartiere San Pedro Cutud.

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I fedeli erano numerosissimi e tutti osservavano ogni momento con profonda devozione, io con occhi sgranati e a tratti quasi increduli ho assistito a ogni passaggio fino alla fine. Nella fase conclusiva, quella di maggiore pathos, un pellegrino dai capelli lunghi, con un pezzo di stoffa legato in vita interpretava Gesù, lo hanno portato davanti a una delle tre croci in legno alte qualche metro, innalzato e con un martello gli hanno conficcato chiodi lunghi ben cinque centimetri nei palmari delle mani e nei piedi, lui ha pronunciato un leggero grido di dolore.

 

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Questa giornata mi ha lasciato un forte segno e mi ha offerto numerosi spunti di riflessione. Per molti credenti, forse al limite del fanatismo, la fede non ha confini, il sacrificio e il dolore non spaventano, anzi sono motivo di gratitudine.

n spaventano, anzi sono motivo di gratitudine.

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