DIARIO DI VIAGGIO IN AMAZZONIA: DESTINAZIONE IQUITOS E TAHUAYO LODGE

Vuoi venire in Amazzonia? Sì, quando? La nostra avventura è cominciata così davanti a un distributore di caffè nell’azienda per cui io e Gigi, un collega e amico, lavoriamo. Le mogli no, in Amazzonia proprio non vogliono venire, pazienza, cercheremo di sopravvivere.

Un giorno di voli e di aeroporti. Adesso sono le tre del mattino a Lima, abbiamo dormito tre ore in albergo, il tassista che ci aspetta, tre ore in macchina, a ogni incrocio due militari insonnoliti con i fucili in mano, in mezz’ora siamo all’aeroporto Jorge Chavez. Aereo mezzo vuoto, cielo buio, terra pure, delle famose Ande nemmeno l’ombra, poi una lama di luce rossa all’orizzonte e tra le nuvole, giù in basso, il riflesso sinuoso di un fiume: finalmente l’Amazzonia.

Iquitos e Tahuayo

Porto di Iquitos

Non ci sono strade tra Iquitos e il resto del mondo, ci si arriva solo in aereo o in nave risalendo il Rio delle Amazzoni, la macchina che ci aspetta all’aeroporto per la sede di Amazonia Expeditions è un vero lusso, si vede subito che si tratta di organizzazione americana. Partenza per il Tahuayo Lodge nel pomeriggio – nell’attesa possiamo fare un giro? – no solo se accompagnati – possiamo andare al mercato di Belen? – se proprio insistete vi porta Marco. E così in tre su un tuk-tuk, Marco, che è mingherlino, praticamente galleggia tra noi due saldamente inchiodati al sedile di legno.

Los gringos – così si danno la voce le donne del mercato, e ridono; sui banchi frutta e verdura più o meno esotica e sconosciuta, per terra mastelli di lumache enormi e bruchi bianchi in salamoia – come si mangiano? – sono già pronti – noi non ancora, e poi pesci gatto a strisce nere e gialle, pesci argentati di tutte le forme e dimensioni, due grosse zampe di caimano, poi caimani più piccoli, comunque più di un metro – ma si possono vendere? – la risposta non è chiara.

Iquitos e Tahuayo

Mercato di Belen

Una gradinata scende verso una specie di baraccopoli su palafitte, il barrio di Belen – non si può scendere – ci dicono due poliziotti – solo un po’ – chiediamo, ci accompagnano per una ventina di gradini, il tempo di vedere passerelle traballanti sull’acqua, canoe sfondate, uomini sugli usci e una scimmia nera che saltella legata con una corda a un albero, poi dietrofront, evidentemente troppo pericoloso per due gringos.

Siamo nella foresta pluviale e questa è la stagione delle piogge – dice Manuel la nostra guida, ma questo non giustifica il diluvio che all’improvviso si sta abbattendo sul Rio delle Amazzoni. Il motoscafo, perché di questo si tratta anche se l’agenzia lo chiama speed-boat (150 chilometri di fiume in quattro ore per arrivare al lodge invece delle otto o nove di una barca normale ma, si sa, i gringos hanno premura) corre veloce controcorrente schivando, speriamo, i tronchi che l’acqua fangosa fa ruotare in mulinelli da paura.

Iquitos e Tahuayo

Rio delle Amazzoni

A bordo, oltre a noi due, quattro polacchi sulla quarantina, marito e moglie israeliani e rispettivi figli, due, maschio e femmina, per ultima una ragazza danese giramondo. Un paio d’ore di vita spericolata sopra e sotto l’acqua del Rio delle Amazzoni poi sosta al villaggio di Tamshiyacu, sulla riva una baracca di legno, dentro cibi in scatola, taniche di carburante, famigliole in attesa, fuori piove a dirotto, sotto una tettoia le donne vendono river food, sono tutte terribilmente piccole rispetto a chiunque di noi.

Quando imbocchiamo a tutta velocità il rio Tahuayo si calma la tempesta e ricompare un pallido sole. L’acqua è calma e scura, non gialla e tumultuosa come quella delle Amazzoni, rallentiamo e accostiamo a destra, c’è un bradipo in cima a un albero, c’era anche ieri e l’altro ieri dice Manuel, probabilmente ci sarà anche domani, così non vale. Sessanta chilometri sul fiume che si inoltra sempre più nella foresta.

Iquitos e Tahuayo

Rio Tahuayo

Due o tre villaggi di quattro capanne, uccelli che volano da una riva all’altra ed ecco il Tahuayo Lodge, costruzioni rustiche di legno su palafitte a meno di un metro dal pelo dell’acqua – ma è in crescita – ci dice Manuel sogghignando mentre ci accompagna al nostro bungalow, fuori acqua silenziosa e riflessi ingannevoli alla luce calda del tramonto.

Nove di sera, lampade fioche sull’area pranzo/lettura/attività varie, un gatto cammina sulla zanzariera sopra le nostre teste, riunione per le regole del lodge e il programma di domani, zip-line per noi.

C’è tempo per sentire la storia di Amazon Expeditions (perujungle.com ) attiva dal 1981, con riconoscimenti importanti tra cui quello del National Geographic nel 2009 per il suo impegno nella costituzione e studio dell’Area de Conservacion Regional Comunal Tamshiyacu Tahuayo, più di 4.000 Km2 di foresta primaria, una superficie pari a quella del Molise, lo sappiamo, è per questo che abbiamo scelto di venire qui.

Il sonno viene rapido, nonostante l’ondeggiare leggero dei letti sull’acqua scura.

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