Perchè la Bulgaria tra tanti paesi? Questa è la domanda che mi son sentita ripetere da chiunque quando decisi di visitarla.

Forse perché è la terra di Orfeo e dello schiavo ribelle Spartaco?

Forse perchè non mandò a morire i suoi Ebrei nei lager?

Forse perchè non amo i luoghi comuni, in tutti i sensi?

Forse perchè ha parchi naturali incontaminati, antiche città e spiagge di sabbia bianca?

Certo è che ho incontrato un paese sorprendente, vivace ed ospitale, un crocevia di popoli tra l’Oriente e l’Occidente, in cui si incontrarono e scontrarono diverse culture: quella trace, la greco-romana, la bizantina,  la turca, e la balcanica. La soluzione che ne uscì scoppiettando fu la Bulgaria.

Con mia sorella Giorgia, l’ho percorsa in lungo e in largo per 10 giorni, per più di 1200 km, affidandomi alla giuda di Ilian, un simpatico ragazzo di Varna che ci ha accompagnate con la sua Audi ovunque ci venisse il guizzo di andare, facendoci scoprire angoli nascosti e delizie culinarie.

L’ho contattato tramite il sito Synotrip, consigliato dalla mia amica, nonchè travel blogger, Barbara Ciccola. E’ stata una risorsa preziosa, poichè guidare così tanti km è veramente faticoso, tenendo conto che le autostrade sono scarse, le strade strette e tortuose, anche quelle che ti permettono di raggiungere le località più note e spesso le indicazioni sono solo in bulgaro, lingua che ha lettere simili al Cirillico, ma Cirillico non è.

LA CUCINA

Memore delle guide sfiancanti di quando visitammo la Romania, abbiamo deciso per il servizio di un driver, anche se Ilian si è rivelato molto più di un semplice autista! Innanzi tutto è un raffinato gourmet, figlio di un famoso chef e così ci ha portate alla scoperta di questa cucina inaspettata, facendoci fare tappe in ceseifici montani per assaggiare la feta fresca e il formaggio giallo locale e in trattorie di campagna dove ci venivano proposti stufati di carne e verdure servite in tazze di coccio, chiamate kavarma.

Per non parlare poi delle frittelle calde nazionali: i mekitsi, accompagnati, solitamente, da zucchero e marmellata di more o di fichi  o dell’ ayran, un sorbetto di yogurt liquido e dolce. Sì, perché lo yogurt nacque proprio qui!

La Bulgaria è anche terra di vigneti, infatti si producono ottimi vini sia rossi che bianchi. Nelle città più importanti ci sono varie enoteche che propongono assaggi e c’è anche la possibilità di visitare aziende agricole con degustazioni e vendita.

Io ne ho visitate 2: una vicino a Velivo Tarnovo nell’entroterra: l’azienda Lovico Sunhindol che produce vini rossi come il Gamza, Il Cabernet e il Merlot, ma la più interessante è a Varna, sul Mar Nero: lo Chateau Euxinograde. Si trova nelle tenute della residenza estiva della Regina Marie. Qui i regnanti producevano vini bianchi come Traminer, Chardonnay e Riesling fin dal 1800, poi la produzione fu destinata solo agli alti funzionari del Partito Comunista, ora è ripresa ed è fiorente.

Vale la pena visitare il castello con annesse serre, parco, scuderie e sbocco sul mare, per poi fermarsi a degustare i vini locali. Le visite sono solo su prenotazione e a piccoli gruppi, bisogna rivolgersi ai vari Tourist Office nel centro della città.

LE ACQUE TERMALI

Un’altra particolarità di questo paese è la presenza di un’ infinità di fonti termali, per cui ad ogni angolo di strada, anche le più remote, disperse fra i monti, sorgono fontane da cui tutti i Bulgari raccolgono l’acqua in boccioni da 5 o 10 litri. A seconda della zona variano le proprietà terapeutiche. Io penso, nel mio tragitto, di averle provate tutte, vista la quantità di km percorsi e le svariate tappe per abbeverarmi.

Molto rinomato qui è il turismo termale. Stabilimenti e SPA sono sorti un po’ ovunque. Io ho visitato le antiche terme romane di Hisarya, non lontano dalla città di Plovdiv. Qui, in un vasto parco ricco di fonti e ruderi romani, sorge un piccolo stabilimento, dove puoi rilassarti in vasche d’acqua calda in quelli che erano i bagni degli imperatori bizantini. Su un mattone, in lettere greche, c’è ancora inciso il nome del re. Si entra a giorni alterni: uomini e donne. Prima di andare bisogna accertarsi quale giorno sia.

I MONASTERI

Il mio viaggio è partito da Sofia, la capitale, ma mi son limitata a visitarne il centro storico e la chiesa di Boyana, una gemma del XIII secolo, completamente affrescata all’interno, incastonata fra casermoni di cemento. Ci siam dirette, poi, verso il monastero di Rila, a circa 2 ore d’auto nel Parco nazionale dei Monti Rila, una riserva naturale dove l’orso Bruno Europeo la fa ancora da padrone. E’ il più famoso monastero della Bulgaria, meta di pellegrini e visitatori che vi si recano per pregare sulla tomba del santissimo Ivan Rilski.

L’interno e l’esterno sono affrescati con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ai lati dell’entrata c’è una vivace rappresentazione del Giudizio Universale, con ai due lati del Cristo, i salvi e i dannati, questi ultimi tediati da diavoletti neri, intenti ad infliggere loro ogni sorta di supplizio. L’intento didattico ad uso dei fedeli, risulta alquanto comico a distanza di secoli. L’ingresso è gratuito, come del resto in quasi tutti i monasteri. E’ stato riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

I monasteri e le chiese più spettacolari sono, a mio parere, quelle rupestri. Le più famose si trovano vicino alla cittadina di Ivanovo nella Bulgaria centrale e sono: la chiesa di Nostra Signora e quella dell’Arcangelo Michele, costruite nel 1200 ed affrescate nel 1300. Situate a svariati metri d’altezza, le si raggiunge dopo una breve camminata nel bosco.

Interamente scavate nella pietra, svettano sulla vallata come nidi d’aquila, ma forse ancora più sorprendente, seppur non restino quasi tracce degli affreschi, è il complesso monastico di Aladzha, a pochi km da Varna. Trattasi di un monastero interamente scavato nella bianca parete rocciosa, che si sviluppa su tre piani, i quali si raggiungono dopo aver salito un milione di scale. Qui i monaci dormivano, pranzavano, pregavano ed infine morivano in grotte ad altezze che solo i condor osano.

Finita la discesa, per ristorarsi dalle fatiche, conviene bere un boza, una bibita rinfrescante a base di malto che è in vendita nei locali appollaiati, strategicamente, ai piedi delle rupi.

Imperdibile, infine, il complesso sacro di Arbanasi, a 4 km dalla città di Velivo Tarnovo, sempre nel centro della Bulgaria. Non appena entri in queste semplici costruzioni bizantine di mattoni rossi, ti si apre un caleidoscopio di colori, cosicchè non sai dove posare lo sguardo. Nella quattrocentesca chiesa della Natività sono rappresentate più di 200 scene sacre, più di 3000 personaggi ed è tutto un susseguirsi di Alberi di Jesse, Sacre Scritture, Giudizi Universali con i caratteristici diavoletti neri, Ascensioni, Cristi Pantocrati, Santi e Profeti barbuti…

La Bulgaria è disseminata di monasteri, lungo ogni strada trovi la deviazione per un luogo sacro, io ne ho visti parecchi, consigliata da Ilian o seguendo il mio istinto ed ogni volta ho trovato un monaco disponibile a darmi spiegazioni o a farmi assaggiare qualche prodotto del monastero tipo un brandy di prugne o una marmellata di fichi.

LE CITTA’

Quella che più ho amato è stata Plovdiv che io definirei una città sottosopra. C’è una città sotterranea romana e poi c’è la città esposta che è un insieme ben riuscito di impero ottomano, bizantino ed Occidente.

Il Regno degli Inferi appartiene all’imperatore Traiano e vi entri attraverso scalini e scale mobili situate non solo nelle piazze, ma anche dentro negozi e gelaterie. Si accede all’antico stadio dentro il pianterreno dello store di H&M, se vuoi visitare il foro, invece, devi scendere in un elegante bar pasticceria. E’ un po’ come se Orfeo, per liberare la sua Euridice dall’Ade, dovesse prima comprarsi un paio di jeans.

Quando cali, però, nel mondo di sotto, tutto è silenzio e frescura, le voci della città di sopra son lontane, percepisci solo l’eco del passato glorioso. Pulvis et umbra.

Il centro della città esposta, invece, è diviso in due quartieri: la Città Vecchia e Kapana piena di negozi, allegre casette pastello, ristoranti e locali; il più caratteristico è una sala da tè ricavata negli ambienti di una moschea del 1300, ancora in funzione e visitabile. Qui vengono serviti più di 20 tipi di tè.

E poi c’è la vecchia Plovdiv, nella parte alta e più ventilata della città, che si snoda attraverso stradine di ciottoli a partire dell’anfiteatro romano, ottimamente conservato e tuttora utilizzato per eventi teatrali e musicali.

Questo è il salotto buono con i suoi eleganti palazzi ottocenteschi, dove vissero e vivono tuttora, artisti e musicisti. Molti dei più caratteristici sono visitabili per pochi Lev. Hanno tutti un secondo piano a gittata, decorato con cornicioni lignei. Gli intonaci, poi, vanno dal grigio pietra, al color susina, al cobalto, al rosa. Questo è il quartiere delle gallerie d’arte e dei musei, delle botteghe dei rigattieri, dove puoi comprare medaglie e cimeli del Regime Comunista, vecchi oggetti della civiltà contadina, tappeti, figurine in ceramica, pipe, antichi ricami.

L’ atmosfera che si respira ha l’eleganza e il silenzio d’altri tempi, qua e là, tra i palazzi e le enormi acacie, si affacciano una fontana, il campanile di un monastero, le mura di un antico bagno turco e qualche discreto ristorante con giardino.

Plovdiv è stata scelta come Capitale della Cultura 2019 assieme a Matera.

Un’altra bella città nel cuore della Bulgaria è Veliko Tarnovo, da visitare soprattutto per l’immensa ed austera fortezza detta Tsvarevts che domina solenne dall’alto. Fu costruita tra il 1100 e il 1300 dai Bizantini, poi ampliata e completata da Slavi e Bulgari, infine, in parte distrutta dai Turchi. Non vale la pena visitarla in modo analitico, è immensa, contiene i ruderi di 18 chiese, 400 case, botteghe, monasteri…

E’ preferibile passeggiare lungo le antiche mura, perdersi nei viottoli, salire verso la chiesa in vetta, godere in tranquillità del vento e del panorama, riposare all’ombra dei noci e cogliere l’alito possente del genius loci.

Una volta scesi, ci si trova di fronte alla prima capitale bulgara che si snoda lungo le 2 rive del fiume che la taglia a metà come un’anguria.

Ancora una volta vecchi palazzi color pastello a far da cornice a moderni negozi, laboratori artigiani, locali, ristoranti, molti dei quali con terrazze affacciate sul fiume. Io sono capitata mentre si stava svolgendo il Festival del Folklore con grandi grigliate all’aperto, musiche e danze tradizionali e tanti food truks locali, quelli che van tanto di moda. In estate la città propone molte iniziative per i turisti: festival musicali, danze tradizionali, lirica, concerti e visite guidate notturne nei luoghi più suggestivi della città.

Chi ha un’ idea della Bulgaria tutta casermoni di cemento ed opere monumentali del Regime dovrà ricredersi. Ci sono sì, ma predominano i monasteri nascosti nel verde, il paesaggio agricolo, le foreste incontaminate, le antiche città e tanti, tanti siti archeologici.

A circa 10 km da Velivo Turnovo ho anche visitato il sito romano di Nikopolis ad Istrum. Era una città fondata da Traiano; son ben visibili ancora il foro, le vie lastricate, le condotte idriche, l’odeon, ma la maggior parte è ancora da scavare.

LE TOMBE TRACIE E LA VALLE DELLE ROSE

Già Omero ed Erodoto citavano i Traci come un popolo di fieri cavalieri dai bei volti. Vissero in queste terre tra il IV e il III secolo A.C., ma le loro tombe vennero scoperte solo a partire dalla fine degli anni ’80 del 900.

La maggior parte di queste si possono visitare nella zona di Kazanlak.

Presentano tutte la stessa struttura, ma poi variano nelle  proporzioni  e nelle decorazioni. Si accede alla camera sepolcrale attraverso un dromos in sasso per passare poi in una prima stanza dove, solitamete, veniva sepolto il cavallo del defunto ed attraverso una porta in marmo o in granito, si entra, poi, nella camera funebre con soffitto ad alveare. Nella tomba di Svestari ( Patrimonio Unesco) sono sepolti ben 6 cavalli, poiché la società tracia era dominata da un’aristocrazia equestre.

Pur nella loro struttura simile, non ce n’è una uguale all’altra, per cui vale la pena visitarle tutte. Alcune sono decorate con rilievi del dio Elios e della Gorgone, altre con cariatidi vestite di corolle di fiori, altre presentano affreschi di banchetti funebri e quadriglie di cavalli, altre colonne e cornicioni con fregi. Quella del re Seuth III aveva anche uno stupendo corredo funebre aureo, ora ad Oslo. I reperti traci più importanti si possono osservare nei musei archeologici di Sofia e di Varna.

Dell’ unica completamente affrescata (a Kazanlak), se ne può visitare solo una copia, vista l’importanza e la delicatezza della struttura.

Ilian mi spiegava che, non appena gli archeologi, negli anni ’80 giunsero, in queste zone per iniziare gli scavi, la delinquenza locale, accortasi dell’affare, cominciò a comprare le terre ai contadini e a mandare in giro gli affiliati, dotati di metal detector; per cui si vedevano in giro fior fiore di delinquenti con gli occhi bassi alla ricerca del mitico oro trace.

La zona di Kazanlak è anche quella dove si coltiva la famossissima Rosa Damascena bulgara, base di tutte le essenze ed orgoglio nazionale.

Venne portata da Damasco, da cui il nome, dai Turchi e qui trovò un microclima perfetto. In primavera si tiene il Festival della Fioritura che, con i suoi spettacoli folcloristici e le coltivazioni in fiore, attira turisti da tutto il mondo. Nel centro di Kazanlak hanno aperto da pochi anni il Museo della Rosa dove ti viene spiegata tutta la storia e le fasi di lavorazione di questo prodotto.

Immancabile, almeno per me, poi, l’annesso negozio che propone profumi, essenze, creme, marmellate e liquori a base di rosa. Vista la convenienza dei prezzi, io e mia sorella siamo uscite con 2 borse piene di acquisti…e devo dire che il profumo della Rosa Damascena e della Rosa Bianca è sublime.

Lì vicino si può visitare anche un’antica corte di campagna ottocentesca, con la casa padronale, il giardino, le casette dei lavoratori, ma la cosa più simpatica è che, compresa nel prezzo, c’è una merenda con pane, burro e marmellata di rose, annaffiata da un dolce vino indovinate a cosa?

Io ho alloggiato in un agriturismo incantevole, a pochi km da Kazanlak, in località Enina, il Papanovata House. Ho dormito in una tradizionale casa di campagna con cortile interno fiorito, dotato di fontanella e ho cenato sotto pergolati di vite. Propongono piatti a base di orecchie di maiale e zuppa di trippa, ma anche cose più accessibili come ciò che ho mangiato io: zuppa di pollo, salsiccia con patate e crepes al cioccolato. Il gestore conosce qualche parola di italiano, è veramente cordiale ed accogliente.

La camera doppia con colazione inclusa ci è costata 24 euro!!!

LE COSTE DEL MAR NERO

Il Mar Nero venne definito così dei Turchi per le sue frequenti tempeste, in realtà è un bel mare dal color verde-azzurro che di notte, sotto la luce lunare, prende le tonalità del viola.

Ho soggiornato per 2 giorni a Neserbar, nella città vecchia che è situata su un’isoletta collegata alla terraferma da una comoda strada. La cittadina ha mantenuto intatto il fascino del passato, quand’era un importante centro religioso bizantino. Tra le vie strette ed acciottolate si visitano i resti di svariate chiese, alcune integre, altre ridotte ad affascinanti ruderi.

Le case in pietra e legno son un capolavoro d’ingegno, con i loro cortili ombrosi e le balconate traboccanti di campanule e gerani. In questo caso la definizione di paese cartolina è appropriata. Non conviene visitarla nei fine settimana a causa dell’eccessivo afflusso turistico; io si sono stata un lunedì e un martedi e ho giarato tranquillamente, permettendomi anche un bagno nella piccola spiaggia e una buona cena in un ristorante a ridosso di antiche mura, senza troppa attesa. Settembre e giugno sono i mesi migliori per godersela in santa pace.

Avevo prenotato tramite Booking, come del resto tutti gli altri hotel del tour, l’hotel Sant Stefan che è in una posizione strategica: tra la spiaggia e la basilica di Santo Stefano, la più bella del luogo. Con una passeggiata di 2 minuti raggiungevo tutti i locali, i ristoranti sul mare e non, i negozi e i forni. Sì perché la colazione al forno è un classico bulgaro. Son dotati di servizio caffetteria e tavolini e costano nettamente la metà rispetto ai bar. Per di più le paste sono calde, appena sfornate. E se si tien conto che un croissant costa 25 centesimi e un caffè 50

Varna, invece, a 90 km di distanza, possiede belle spiagge di fine sabbia bianca, sia attrezzate che libere. Prima del lungomare è stato preservato un parco lungo chilometri, con alberi secolari e immancabili fontane termali che viene chiamato familiarmente “Parco del Mare”. Qui incontri contadine venute dalla campagna che vendono cestini di lamponi, uova fresche o more, artisti di strada, venditrici di fiori. E’ il polmone cittadino, un luogo vivo di iniziative.

Quando ci sono passata io, ad esempio, era in corso il Festival del Libro. Varna è stata anche decretata “Città Europea per i Giovani” ed infatti è tutta un rincorrersi di locali allestiti sulla spiaggia e per le vie.

Ad un’ora d’auto da Varna, nell’entroterra a nord, in località Madara c’è poi un altro capolavoro dell’arte bulgara: il Cavaliere di Madara. E’ un immenso altorilievo del VIII secolo D.C., scolpito in una parete rocciosa a 23 metri d’altezza. Rappresenta Khan Tervel in atto di uccidere un leone con la lancia, seguito dal suo mastino. Fu realizzato in  onore della nascita del Primo Impero Bulgaro ed ancora oggi i Bulgari ammirano ed onorano l’antico re ai piedi della montagna. Realizzato in un luogo sacro fin dall’antichità, nel parco archeologico sottostante si possono vedere anche i resti di un tempio pagano, grotte adibite ad antichi culti ed un lavabro neolitico.

Riflettendo a fine viaggio, mi vien da dire che sorprendente è l’aggettivo che più più si addice alla Bulgaria, luogo che non ti aspetti e che ti lascia la voglia di tornare.

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A proposito dell'autore

Francesca Manfredi

Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

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