“Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati”.

Così scrive Antonio Tabucchi ne “ Le mie Azzorre ” e così m’è capitato di sentirmi qui, nel mezzo dell’Atlantico, lontana da tutto, ma anche a casa.

A casa perchè è Europa, ma un’Europa unica, subtropicale, con piantagioni di ananas, tè e banani.


E con una natura incontaminata, dove le ortensie crescono spontaneamente ed i cui filari vengono utilizzati dai contadini per delimitare i poderi, dove la fauna marina vive indisturbata e dove l’uomo ha rispettato veramente l’ambiente che si è trovato a vivere.

 


Lusso è una parola che qui non esiste, così come l’aberrante aggettivo esclusivo. Al contrario chi arriva, viene subito incluso in un ritmo di vita semplice, scandito da feste popolari, hospedes famigliari, cucina sincera, fado e colazioni a bordo mare.

Gli hotel di lusso sono quasi inesistenti, così come i ristoranti stellati e le discoteche alla moda; chi decide di visitere le Azzorre non deve “ mostrare”, ma vivere un luogo magico tra due continenti, con storie di balene e balenieri, lotte epiche di marinai con mostri marini, traversate leggendarie e bevute straordinarie.

Le Azzorre si possono visitare tutto l’anno; presentano una temperatura che va dai 10-16 gradi in inverno ai 18-27 in estate, i mesi ideali sono da giugno ad ottobre, quando la piovosità è ridotta. Io vi ho soggiornato in luglio ed è piovuto parzialmente solo 2 giorni.

L’inverno è la stagione ideale per gli appassionati di whale watching, dato che in questi mesi, c’è il passaggio della maggior parte dei mammiferi marini, tra cui i famosissimi capodogli, sui quali, in passato, si basava l’economia dell’ arcipelago. In ogni isola ci sono centri che propongono diverse attività che vanno appunto dal whale watching, alle nuotate con i delfini e con gli squali, al bird watching, alle immersioni

Sui siti internet si possono prenotare le varie attività, ma io lo sconsiglio, perchè variano giornalmente in base alle condizioni atmosferiche e dell’oceano ed in base agli avvistamenti che avvengono tramite appositi cannocchiali situati in punti panoramici strategici, gli stessi che venivano utilizzati quando era aperta la caccia alla balena.

Io, per esempio, non appena arrivata sull’isola di Pico, nel porticciolo di Madalena, ho prenotato un’attività di whale watching, che mi hanno spostato per 2 volte, una per mancanza di avvistamenti e l’altra per la pioggia. Le escursioni partono 2 volte al giorno, una mattiniera e una pomeridiana e si può scegliere il diving che meglio risponde alle esigenze del singolo.

Io ho effettuato un’uscita di 5 ore su gommone con avvistamento di ben tre balene e una miriade di delfini di varie specie che nuotavano tanto vicino al natante da lasciarsi accarezzare. Ho preso anche un bel temporale in pieno Atlantico, con schiaffi di acqua dolce e salata in faccia e un mare nero e allegro da far paura, ma qui è la normalità ed anzi, un po’ di adrenalina non ha guastato…

Delle 7 isole dell’arcipelago, in 20 giorni ne ho visitate 4 in quest’ordine: Terceira, Fajal, Pico e Sao Miguel.Situate a metà oceano, tra il Portogallo e gli USA, non esistono voli diretti dall’Italia, ma si possono raggiungere con voli quotidiani della SATA, la linea portoghese che batte l’Atlantico, da Lisbona e Porto.

Io ho utilizzato la Ryanair su Porto e da qui, dopo qualche giorno dedicato alla visita della città, ho volato su Terceira, poi su Fajal, da qui a Pico ho preso un traghetto ed infine ho raggiunto in volo Sao Miguel.

L’aereo è il mezzo più comodo, economico e veloce per raggiungere le varie isole. Il costo del biglietto varia dai 30 ai 60 euro; basta arrivare nei piccoli aeroporti mezz’ora prima della partenza ed il viaggio dura in media 20 minuti. Gli isolani si spostano abitualmente così, perchè i traghetti sono lenti e la loro partenza dipende spesso dalle condizioni del mare.

Terceira

Terceira è stata la prima isola delle Azzorre che ho visitato, pernottavo ad Hangra do Heroismo, che è la cittadina più importante ed è anche un Patrimonio Unesco. Mi son trovata di fronte una città atlantica posta tra il Vecchio e il Nuovo Mondo, costruita da armatori e navigatori portoghesi tra il 1400 e il 1500, arricchitisi con gli ori degli Indios.

Bei palazzi nobiliari color pastello accanto a tradizionali casette di pescatori e balenieri, stradine silenziose , chiese antiche e i famosi “imperios”, cappelle dedicate allo Spirito Santo, sparsi ad ogni angolo di strada.


Qui si tessevano gli affari delle società baleniere e lo smercio dei prodotti che giungevano dalle Americhe, fin da quando queste isole furono scoperte nel 1400 da navigatori lusitani che le nominarono “Acores”, in portoghese “sparviero”, scambiando per questi rapaci i numerosi nibbi che ancora oggi solcano i cieli.

Da qui partono tutti gli autobus per visitare gli altri paesi e i luoghi d’interesse. Sono mezzi non ad uso turistico, quindi bisogna prepararsi a trascorrere ore di viaggio per raggiungere mete a soli 20 km, perchè si fermano in tutte le frazioni. Io ne ho preso uno per raggiungere Biscoitos, un insieme di piscine naturali che si affacciano nell’oceano, con acqua blu cristallo.

L’autobus, però, mi ha lasciata nel paese più vicino a circa 3 km dalla spiaggia, per cui, il ritorno, in salita, per raggiungere la piazzola, l’ho fatto in autostop.

Questo per dire che sicuramente in bus si ha la possibilità di godersi il paesaggio con campi verde smeraldo, punteggiati dal viola delle ortensie in fiore, ma che è preferibile, anche per questioni di tempo, rivolgersi ad un tassista che per la cifra di 50 euro è a tua disposizione per tutta la giornata; è più vantaggioso rispetto al noleggio di un’auto, il cui costo, in alta stagione, è di circa 80 euro il giorno.

Chi volesse visitare l’arcipelago, è consigliabile che prenoti l’auto con largo anticipo, vista la scarsa disponibilità di autonoleggi. Io l’ho prenotata solo per l’isola di Pico, dove mi son fermata per più tempo, per il resto ho preferito i mezzi pubblici e i sevizi dei tassisti, decisamente più economici.

Per qualsiasi informazione riguardo noleggi auto,bus, hotel, manifestazioni… basta dare uno sguardo al sito www.visitazores.com/it che è il sito web ufficiale dell’ ente turistico dell’ arcipelago, oppure http://pt.artazores.com che è l’altro ente turistico che raggruppa le 5 principali isole.

Il tassista con cui ho, in parte viaggiato, mi ha accompagnata a vedere alcune delle attrazioni imperdibili di Terceira: la Lagoa da Falca: un lago verde, nella zona montuosa centrale, immerso in un bosco di criptomerie e pini, costeggiato da cepugli di ortensie fiorite, luogo ideale per un picnic o per sorseggiare un calice di vino locale in compagnia di anatre curiose. Da qui partono anche diversi sentieri per gli amanti del trekking; mi son diretta, poi, alla Gruta Do Nadal e all’ Algar do Carvao ( biglietto unico) che sono importanti grotte composte da varie gallerie dalle spettacolari stalattiti e stalagmiti rosa, la prima contiene anche una chiesa nell’anfratto più ampio, dove tuttora vengono celabrate messe, il secondo, invece è un immenso camino vulcanico spento profondo quasi 100 metri.

Il tour è terminato con una passeggiata alle Furnas do Enxofre, che è una depressione punteggiata di fumarole da cui fuoriescono vapori sulfurei bollenti; qui intorno non cresce niente, se non una gran quantità di muschi e licheni, alcuni anche rari, per cui è un parco protetto. E’ un paesaggio lunare in mezzo ad una natura tutto intorno rigogliosa con tori neri che pascolano in lontananza.

Va spesa una parola per la flora azzorriana. Un po’ mi vanto di avere girato qua e là, ma un rigoglio di vegetazione spontanea così vario, nei diversi ambienti, non l’avevo mai visto neppure nel Sud Est asiatico. Ad ogni isola è dato un colore in base alla nota dominante del paesaggio: Pico è l’Isola Nera a causa delle formazioni laviche, Sao Miguel è l’Isola Verde per i numerosi laghi, Fajal è l’Isola Azzurra per le fioriture delle ortensie…Qui questo fiore onnipresente prende tutte le sfumature: dal rosa antico, al viola, all’azzurro intenso, al bianco ed al blu cobalto e poi la mombrezia con le sue campanule rosa e arancio, le azalee e i rododendri …Tutti fiori che noi definiamo ornamentali, “da giardino” e che qui crescono selvaggi.


Con una vegetazione del genere questo è il regno anche dei volatili e degli appassionati di Birdwatching. Nibbi, aquile, falchi, verdoni, verzellini, anatre, uccelli marini ed il rarissimo Ciuffolotto delle Azzorre. Escursioni per osservali partono un po’ dappertutto.

Fajal

Chi passa da Fajal non può non passare dal Peter Cafè Sport ad Horta, che è un’istituzione.
Gestito dalla stessa famiglia dal 1800, è molto più di un bar- ristorante, è sempre stato il punto d’incontro di marinai di tutto il mondo che qui trovavano gli imbarchi. Ogni equipaggio ha lasciato al Peter i gagliardetti e le bandiere che sono ancora appesi al muro.

Nonostante sia ora molto turistico, ha mantenuto l’aspetto della bettola portuale della nostra immaginazione: angusta e fumosa, dove puoi imbarcarti per l’Hispaniola a seguito di Long John Silver. Antonio Tabucchi ha dedicato un racconto al Peter Cafè nel suo libro “ Viaggi e altri viaggi” in cui racconta che qui incontrò “…un vecchio arpioniere in pensione, che cantava, malamente antiche canzoni isolane per i signori di passaggio…” La storia di una di queste canzoni diverrà parte del libro“ Donna di Porto Pim”. Porto Pim è il porto di Fajal, dove è tradizione che ogni equipaggio dipinga sul molo un’ immagine che rimarrà a ricordo, finchè il mare e le intemperie non la cancelleranno.

Il segreto, però, a mio parere, sta sul retro del Peter Cafè: basta chiedere le chiavi alla cassiera per farti aprire un museo unico al mondo: lo “Scrimshaw Museum”.


Gli scrimshaw sono denti di capodoglio graffiti con disegni fantastici che i balenieri americani intagliavano sulle navi nei momenti di ferma. Qui se ne possono osservare a centinaia, dai soggetti più disparati: paesaggi, fauna artica, ritratti, lotte contro mostri marini, scene di caccia alla balena, soggetti religiosi… I più antichi ritraggono Abramo Lincoln e dame ottocentesche. A Fajal vive un artigiano olandese che è l’unico a portare avanti questa tradizione, ma la sua opera sta terminando, vista la proibizione della caccia al capodoglio. Si può visitare il suo laboratorio e la sua collezione personale.

Fiorente è, invece, l’artigianato che produce monili ed oggetti in osso di balena, poichè si utilizzano gli scheletri dei cetacei che il mare, dopo le tempeste, lascia sulle spiagge.

 

Pico

Dopo un quarto d’ora di traghetto sono giunta da Fajal a Pico, detta l’Isola del Leone Capovolto, a causa dalla sua forma particolare. Pico è bella, bella perchè nera e selvaggia; la vite cresce sulla lava scura e fertile e produce vini bianchi particolarmente forti, che onoravano i banchetti degli zar russi.

Sono principalmente il Verdhelo e il Terras de Lavas che si possono assaggiare in qualsiasi ristorante di Madalena e di Lajes do Pico, oppure visitando la “Cooperativa Vitivinicola da Ilha do Pico” vicino sempre a Madalena.

Il paesaggio agricolo di Pico è diventato un Patrimonio Unesco per la bellezza delle vigne punteggiate da mulini a vento rossi e da muretti a secco che le proteggono dal vento e dagli spruzzi di acqua salata, ma altrettanto stupefacente è il paesaggio naturale che ho osservato girandola in auto e a piedi per una settimana. Qui tutto è più aspro rispetto alle altre isole, le spiagge sono colate di lava nera, il mare è blu scuro e su tutto incombe il Monte Pico, una montagna vulcanica con la cima sempre oscurata dalle nubi.

La si può risalire solo accompagnati da una guida che si prenota nelle 2 maggiori cittadine. E poi mucche libere al pascolo tra ortensie blu e felci, laghi azzurro profondo ( Lagoa do Capitao e Lagoa do Caiado), tra radure verdissime punteggiate da cespugli di alloro e ginepro, erica azzoriana e digitali viola e gialli.

Se Terceira era la ricca isola degli armatori, questa era l’isola dei balenieri. Si può visitere il “Museu da Industria Baleera” a Cais do Pico in cui è custodita la storia di quest’industria ed il ricordo della vita durissima dei cacciatori di balene, oppure il “Museu do Baleeiros” a Lajes do Pico dove questa sanguinosa caccia è documentata anche attraverso filmati d’epoca. Oggi questa attività è stata convertita in quella del Whalewatching. Se si deve scegliere un’isola dove praticarla, è consigliabile Pico, perchè qui c’è il passaggio del maggior numero di cetacei.

Io alloggiavo a Madalena, a 5 minuti a piedi dal centro paese, in un hotel sull’oceano : “Baia de Barca”, dove, per una cifra più che accettabile, mi han fornito un appartamento con l’uso della piscina, la sauna e l’idromassaggio, ma quello che mi è piaciuto di più è stato l’ampio giardino e la possibilità di scendere sugli scogli per ammirare i delfini che saltavano in lontananza verso sera e i vari uccelli marini che ti planavano a 2 metri a caccia di pesci.

L’hotel è vicino anche all’ “O Ancoradouro”, il più famoso ristorante delle Azzorre, dove si può anche solo bere un aperitivo o un drink dopocena su una terrazza a picco sul mare. Sorseggiare un bicchiere di Verdelho sotto una stellata atlantica è un’esperienza che consiglio anche agli astemi!

Sao Miguel

Dopo un breve volo son approdata a Punta Delgada, la città capoluogo, nell’isola più grande e più turistica che si presenta alla vista del visitatore, con un’atmosfera un po’ retrò, ma con tutte le comodità e i servizi cittadini. Le vie si snodano dalla piazza principale sulla quale si affaccia la cattedrale barocca per poi perdersi tra negozi di souvenir, ferramenta anni ’50, locali jazz, antichi conventi dei Gesuiti, ristoranti tipici e di cucina internazionale, negozi di articoli religiosi…Insomma, di tutto un po’, tra il presente e l’odore di passato.

Qui si può tirare un poco più tardi la sera, ascoltando un concerto di fado o visitando un mercato notturno, in cui comprare un monile fatto con scaglie di pesce colorate, un piccolo capolavoro di artigianato locale.

Sono molto eleganti anche le sale da tè, poste solitamente in palazzi storici, dove si degusta la bevanda in porcellane antiche e su tavolini in marmo e mogano.

Sao Miguel è l’unico luogo in Europa dove si produce il tè, proprio per il suo clima subtropicale.


Io, che avevo prenotato un tassista a mia disposizione per 2 giorni, mi son fatta accompagnare a visitarle. Le piantagioni, con le loro file simmetriche di piantine scendono verso il mare come colate di miele verde intenso, bordate, naturalmente da cespugli di ortensie fiorite; in fondo, il blu dell’oceano.

La ditta “Cha Porto Formoso” ti fa visitare i macchinari per la produzione ed assaggiare i soli 3 tipi di tè nero che si coltivano con metodo biologico. Si narra che le prime piantine vennero regalate al re del Portogallo, in esilio in Brasile, nel XIX secolo, dall’ imperatore cinese.

E’ un , a mio parere, leggero e profumato e qui viene accompagnato da panini dolci con marmellata di ananas, altro frutto tropicale che viene coltivato a Sao Miguel. Io ho visitato le piantagioni in serra nella “Plantacao Arruda” vicino a Punta Delgada che svolge questa attività fin dai primi del ’900.

Il signor Miguel, il mio paziente taxista, contattato dall’hotel, mi ha accompagnata per un lungo tragitto alla ricerca dei miradouro più spettacolari. I miradouro sono punti panoramici che ti permettono di osservare il paesaggio dall’alto e spesso venivano utilizzati per l’avvistamento delle balene.

Da qui abbiamo visto almeno 6 laghi vulcanici che proponevano tutte le sfumature del verde, dallo smeraldo alla giada.

I due dai colori più intensi sono Lagoa Verde e Lagoa Azul. In questa zona la vegetazione cambia di nuovo e troviamo boschi di eucalipti e acacie.


Un’altra località dove fermarsi mezz’ora, anche per la curiosità, è Furnas, perché qui il terreno è costellato di piccoli vulcani che vengono affittati dai ristoranti e dai privati per cuocere, dentro il camino vulcanico, in recipienti di alluminio, un bollito di carni miste e verdure.

A Furnas si trova anche il parco “Terra Nostra” fondato nel 1935 dalla famiglia Bensaude che costruì anche l’elegante hotel al centro. Pagando il biglietto d’ingresso si può godere della piscina d’acqua termale calda dal non invitante colore marrone, ma dalle portentose qualità terapeutiche e della visita del giardino botanico che contiene più di 6000 alberi.

Passeggiando nei sentieri ombrosi, tra canali d’acqua calda, si ammirano il giardino delle camelie, poi quello dei rododendri malesi, boschi di banani ricchi di frutti, file di palme sui bordi di laghetti abitati da enormi carpe giapponesi, siepi di bambù, orchidee di ogni colore…

Le Azzorre sono isole non per tutti. Chi cerca la dolce vita delle discoteche e del far tardi la sera è meglio che non vi approdi, in questo senso sì, queste isole di fieri contadini che son i migliori balenieri del mondo, come scrisse Melville, sono esclusive.

 

A proposito dell'autore

Francesca Manfredi

Nata a Reggio Emilia, città un cui vivo e lavoro. Giro qua e là perché sono curiosa o perché mi annoio. Quando non lavoro, viaggio o mi annoio, sto con i miei 5 cani e una gatta nera.

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4 Risposte

  1. Vanessa

    Ciao Francesca! Ho letto con piacere il tuo articolo perchè mi sto per organizzare e visitare finalmente le Azzorre. Ho già mente un percorso. Arrivo all’aeroporto di Pico, noleggio auto (a tal proposito ho visto buonissime offerte su http://www.tinoleggio.it, tu hai qualche consiglio?) e poi visitare Pico in primis e poi Madalena. Tu delle 4 isole che hai visitato quale mi consigli? Ti ringrazio

    Rispondi
    • francesca manfredi

      Ciao Vanessa, mi fa piacere che il mio post ti sia stato utile. Ti consiglio di visitare sicuramente Pico e scegliere di alloggiare in una delle 2 cittadine più importanti: Madalena o Lajes Do Pico e di fermarti almeno 4 gg, poi potresti prendere il traghetto e in 15 minuti dal porto di Madalena andare a Fajal e fermarti qualche giorno. Se non riesci fermati almeno una notte per visitare la cittadina di Horta che è molto caratteristica. Qui vai al Peter Cafè Sport e al bar ristorante International, che è una costruzione liberty molto elegante dove propongono serate di fado e musica locale. Potresti fermarti solo in queste 2 isole, tornando a Pico in traghetto.Se hai più giorni ti consiglio Sao Miguel che è la più grande e presenta molte varietà di paesaggi. Comunque le isole sono tutte belle ed essendo un paradiso fiscale sono veramente economiche. Mi raccomando di prenotare l’ auto a Pico o dove vorrai andare con largo anticipo, altrimenti è più conveniente il taxi.

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  2. Vanessa

    Ciao Francesca! Grazie mille per la disponibilità. Sicuramente opterò come punto per soggiornare Madalena. Ho visto qualche soluzione carina a buon prezzo. Starò circa una settimana. Ad esempio mi era sfuggito, cercando tra le informazioni il Peter Cafè Sport. Penso proprio che una visita a Sao Miguel non me la toglie nessuno. Ti aggiornerò quanto prima. A presto e grazie ancora.

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