25 Aprile – Il post precedente > Alla ricerca delle scimmie urlatrici e delle orchidee: diario di viaggio in Amazzonia #6

Che facciamo? Metà per uno, taglialo tu, dai che ci stanno guardando tutti. Le cuoche sono uscite dalla cucina e ridono, le ragazzine americane storcono il naso schifate, non possiamo più tirarci indietro. Com’è? Sa di topo.

Ma andiamo con ordine.

Questa mattina in canoa nel famoso grid dell’Amazon Research Center. Il grid è un’area di foresta di quattro chilometri quadrati, due per due, segnata con pali distanti 100 metri l’uno dall’altro a delimitare tanti quadrati più piccoli, serve per fare i censimenti di flora e fauna, siamo o non siamo in un Centro Ricerche?

In barca con noi Marco e el Gato, come al solito ci sarà da divertirsi. I due sanno grosso modo dove andare e gira e rigira finalmente troviamo un fazzoletto di terra non sommerso dall’acqua, siamo su un tratto di restinga alta. Non facciamo in tempo a scendere dalla canoa che el Gato rincorre qualcosa lì davanti e ride con Marco – volete mangiare un non capiamo cosa a mezzogiorno? – Sì, risponde subito Gigi senza nemmeno consultarmi e i due sempre ridendo picchiano coi machete su un pezzo di tronco cavo a terra – l’ho preso! – grida Marco e passa quello che sembra un topo grigiastro tramortito a el Gato che senza batter ciglio lo scuoia, lo lava nell’acqua resa torbida dai nostri stivali e lo mette in barca tra due foglie, Gigi filma tutto.

Facciamo un centinaio di metri, el Gato si blocca e sottovoce – scimmie, si stanno avvicinando! In effetti è tutto un trapestio tra il fogliame degli alberi di fronte e tonfi nell’acqua attorno alla restinga, rami o scimmie? Silenzio e immobili, eccole – uakari calvo – dice el Gato a Marco tutto eccitato che ci bisbiglia – sono molto rare, io è la prima volta che le vedo in due anni che sono qui.

Sono rare ma non sono una bellezza, pelo fulvo, faccia di un colore rosso paonazzo e cranio pelato. È difficile fare foto perché le scimmie ci vedono e ci osservano curiose da distanza di sicurezza ma la soddisfazione è tanta. Il ritorno al lodge è stato indaginoso, per dirla tutta el Gato si è perso e se non era per un luccichio che ho intravisto io tra gli alberi, il tetto in lamiera della cucina del lodge, eravamo ancora nel grid a girare tra i paletti che emergevano, non tutti, dall’acqua.

Ovviamente ci siamo dimenticati del topo, non el Gato, che l’ha portato in cucina e ci è stato servito arrosto da una delle cuoche che ci ha augurato buon appetito ridendo e torniamo così all’inizio della storia.

Nel pomeriggio giro di relax in canoa su una specie di lago vicino al lodge, giusto per non perdere l’abitudine – jacamar – sussurra Marco indicando una specie di martin pescatore tutto colorato appollaiato su un ramo, una nuova orchidea bianca, altri due jacamar ma diversi, i soliti pipistrelli aggrappati a testa in giù, poi un evento – un uccello, un rapace, là su quell’albero – fa segno Gigi, che soddisfazione, è la prima volta che scopriamo un animale prima di Marco!

Sulla via del ritorno vediamo su un tronco un nido di vespe, ci infogniamo e ci scortichiamo tra i rami lì attorno piuttosto che passarci vicino – le vespe sono molto pericolose – ci dice Marco – attaccano in gruppo e non sai come difenderti.

Di fronte alla nostra camera ci sono due palme che escono dall’acqua, gli incavi delle foglie sono la tana di un paio di tarantole nere con la punta delle zampe rosa, escono di sera, sono grandi come la nostra mano, stanno tranquille sul tronco ma chi si fida, chissà dove vanno di notte.

Il terzo gruppo di studenti americani, quello che doveva fare la ricerca sui serpenti, ha avuto successo, hanno trovato un pitone o forse un boa, e questa sera, l’ultima sera al Centro Ricerche, c’è una dimostrazione dal vivo su come si catturano i serpenti.

Per prima cosa lo si dovrebbe togliere dal sacco senza lasciarlo scappare tra i tavoli e le sedie della mensa, è tutto un fuggi-fuggi, ragazze che strillano, i maschi pure, la scarsa luce non aiuta, eccolo lì, no è sotto quel tavolo, alla fine uno degli indio che fanno da guida riesce a prenderlo per la coda, è lungo circa due metri, dopo vari tentativi riesce a rimetterlo nel sacco, non  fa una piega ma poi lo devono medicare, è stato morsicato. Domani mattina lo riporteranno sull’albero dove lo hanno trovato.

Nonostante tarantole che gironzolano sui soffitti e serpenti di due metri che sanno come scappare da un sacco si prende sonno in fretta, ormai siamo rassegnati.

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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