Dopo un lungo volo con stopover a Mosca, ed un altrettanto lungo tragitto in speedboat su di un mare blu notte e non particolarmente piatto, arriviamo finalmente alla nostra meta, l’isola di Bodufolhudhoo, Maldive. Siamo completamente cotti per il viaggio, e l’unica soluzione è concedersi un bel sonno ristoratore.

La mattina successiva, dopo una bella colazione, mia moglie ed io siamo nuovamente in forma smagliante, pronti per una nuova avventura alle Maldive; prese pinne, maschera e le obbligatorie creme solari, ci dirigiamo verso la Bikini Beach dell’isola.

È uno spettacolo: classica sabbia corallina, chiara e fresca al tatto, a fare da contraltare ad un mare che si tinge in mille sfumature di colore. In una parola, eccezionale.

Persone sulla spiaggia: noi due. Perfetto. Dopo le immancabili foto ricordo, prendo maschera e pinne e mi avventuro oltre la laguna, lungo la parete del reef. La barriera, malgrado qualche problema dato dal Nino qualche anno fa, è in ottime condizioni: il corallo assume forme e colori diversi ed è ricchissimo di vita.

Se provi a chiudere e poi riaprire gli occhi, ti ritrovi in un mondo fatato, strapieno di pesce in una maniera incredibile, che nuota sopra strutture coralline coloratissime che si susseguono differenti, ospitando continuamente specie diverse, almeno un centinaio.

Una meraviglia. E, chiaramente, l’immagine non è mai statica, ma un susseguirsi di vita che si incrocia, si sfiora, come nel traffico di una mega città tridimensionale. In mezzo ai coralli sono numerosissime le tridacne, le grosse conchiglie bivalvi che si chiudono al passaggio di piccole prede, trattenendole e divorandole; né possono mancare i classici anemoni con i pesci pagliaccio che vivono in simbiosi con loro, i famosi Nemo.

Dopo aver visto un branco di aguglie a pelo d’acqua, ed aver giocato con dei grossi carangidi, vedo passare due grosse cernie sulla mia sinistra, un barracuda a destra ed in mezzo prima uno, poi due, poi tre squali pinna bianca, anche loro tipici abitanti di una barriera sana. Cominciamo bene.

Tutto contento, esco dall’acqua e mia moglie mi mostra una strana macchia scura, vicinissima a riva, che si allunga e si accorcia: ci avviciniamo incuriositi, e … sorpresa! Si tratta di un branco di sardine compattato da 3 cuccioli di squalo pinna nera lunghi una cinquantina di centimetri, che nuotano intorno a loro e poi, ghiotti e famelici, ci si buttano in mezzo. Fantastico.

La scelta dell’isola, pensata per una vacanza di mare, immersioni e relax, si sta rivelando quella giusta. Ci siamo organizzati in maniera completamente autonoma: ho trovato un volo conveniente con Aeroflot, la compagnia di bandiera russa che ha completamente rinnovato il parco aerei con l’acquisizione di moderni Airbus e Boeing e poi ho prenotato presso una piccola struttura ricettiva sull’isola di pescatori di Bodufolhudhoo, nella parte nord dell’atollo di Alif Alif.

L’arcipelago è costituito da 1192 isole, delle quali circa 200 abitate da maldiviani di religione musulmana ed un centinaio invece appannaggio dei resort; gli abitanti sono 350.000, di cui la metà nella capitale Malé.

Nel 2010, l’allora presidente progressista Nasheed, che tra il 2008 ed il 2012 fu l’unica reale alternativa ai governi in carica dal 1965, anno dell’indipendenza, prese una decisione dirompente per la vita degli abitanti delle Maldive.

Nasheed si rendeva ben conto della necessità di un cambiamento nell’economia maldiviana: lo Tsunami del dicembre 2004 aveva colpito anche le isole, causando danni alla popolazione. I resort, pur aiutando in maniera considerevole lo stato grazie alle tasse sul turismo, in realtà non stavano dando una mano alle economie locali, poiché i dipendenti qualificati erano normalmente di provenienza occidentale, mentre quelli generici solitamente arrivavano da paesi poveri in via di sviluppo, quali Bangladesh o Pakistan, con stipendi veramente da fame; rimanevano le barche, le escursioni, la pesca ed i pochi frutti della terra. Inoltre i governi precedenti erano stati sempre restii a intromissioni, ingerenze o semplici contatti fra la popolazione locale di fede musulmana delle isole, che vive con un sistema di rapporti vecchio di secoli, e gli occidentali, visti come portatori di idee nuove e pericolose.

Affrontando l’opposizione, prese una decisione: ogni isola possiede un consiglio che decide per le scelte della propria popolazione; che sia quindi ogni isola abitata a decidere per il proprio futuro. Chi lo desidera, per la prima volta potrà costruire guesthouses ed alberghi ed accogliere turisti stranieri; chi deciderà di non farlo, continuerà a vivere serenamente (o meno) la propria vita sull’isola di pescatori dove è nata.

Chiarisco meglio il concetto: per un maldiviano le tradizioni sono importanti, ma se rimani sulla tua isola puoi fare quasi sempre solo il pescatore (se sei uomo), altrimenti ti devi trasferire a Malé in cerca di fortuna. L’ovvio risultato: gli abitanti di molte isole accettano con entusiasmo il cambiamento e si buttano nel nuovo business; fra di esse, anche Bodufolhudhoo, sulla quale ora vi sono 5 strutture ricettive.

Quale la differenza fra isole resort, che ho visitato in passato e isole abitate? Da un lato il prezzo, ovviamente, radicalmente diverso. Dall’altro andare su di un’isola di pescatori non significa entrare in quella bolla fuori dal mondo e dal tempo, a cui ci hanno abituato i bellissimi resort maldiviani, ma piuttosto l’ingresso quasi in punta di piedi in una specie di ecosistema di vita completamente differente dal nostro.

I presupposti sono quindi una minima attitudine a comunicare in inglese, parlato da tutti gli abitanti, delle semplici capacità organizzative delegate altrimenti ad un tour operator, e chiaramente un pizzico di spirito di adattamento, unito ad una comprensione delle diversità che dovrà essere reciproca con i maldiviani.

Perché l’arrivo del turismo, benedetto per l’economia locale, contemporaneamente è dirompente per le tradizioni e le abitudini di una vita; si dovrà quindi formare un equilibrio e ci sarà un’evoluzione, ma ora il processo è solo all’inizio. Occorre sapere quindi che ad oggi rimane spesso un’ovvia difficoltà di comunicazione, specialmente con le donne o le persone anziane, per carattere od educazione più chiuse; non ci sono alcoolici di nessun tipo e la cucina è differente dalla nostra (il Masshuni a colazione nella versione del cuoco Juwal, costituita da tonno fagioli pomodoro e peperoncino, non fa proprio per me…).

Sull’isola puoi andare ovunque, ma con maglietta e pantaloncini, non in costume; ci sono due grandi spiagge, ma una sola è Bikini Beach, sulla quale ti puoi mettere in costume, mentre l’altra è aperta a tutti, purché abbigliati alla maniera musulmana (pantaloncini e maglietta anche in acqua, appunto). Infine il muezzin invita 5 volte al giorno i fedeli alla preghiera, e la prima è alle 5 di mattina…

Però dormo in una struttura nuova ed il personale, gentilissimo, cerca in ogni modo di farci trascorrere una vacanza indimenticabile: Juwal, il cuoco del Bangladesh, che cucina il cibo con una tenerezza unica, i ragazzi tuttofare, Hussein l’uomo dell’oceano, ed infine l’italianissima Sara, con la quale siamo diventati amici. E poi soprattutto il mare, l’incredibile mare delle Maldive, che qui sembra più intatto che altrove.

Andiamo a Manta Point, un angolo di reef dove riusciamo a nuotare con questi animali fantastici; poi di nuovo in acqua con una famiglia di 8 delfini, che giocano intorno a noi. Oppure in gita all’isola deserta, una lingua di sabbia in esclusiva per noi (e gli immancabili squaletti in un palmo d’acqua), fino all’arrivo della barca con il nostro pranzo: riso e pesce al sugo piccante.

 

Lascio immaginare ai subacquei la bellezza delle immersioni: indimenticabili saranno quelle su due thila (è un pinnacolo di corallo che parte da un fondale sabbioso e cresce fino ad arrivare a 10/15 metri dalla superficie) chiamate Maaya ed Hafsa, con squali pinna bianca, pinna nera, grigi e nutrice, oltre a tartarughe, razze, polpi, seppie, cernie, jackfish e 1000 altri pesci.

Rimarranno sempre impresse nel mio cuore e nella mia mente, anche perché al primo tuffo la batteria della fidata Nikon, compagna di mille avventure, ha deciso di morire per la stanchezza; le foto del viaggio saranno quindi opera di telefonini o della Gopro di Hussein, che ringrazio per il prestito e per qualche immagine… fino a quando non allagherò anche quella. Quando è destino…

Sicuramente se sei subacqueo alle Maldive puoi vivere momenti indimenticabili, ma non occorre esserlo per godere appieno una vacanza su queste isole. È sufficiente amare il mare, e saperne apprezzare le magnificenze.

Oggi pomeriggio ho fatto “snorkeling” mano nella mano con mia moglie, appena al di fuori della laguna, ed abbiamo visto una moltitudine di pesci di barriera, due barracuda, una tartaruga, 3 squali e siamo poi stati circondati da 9 aquile di mare blu notte puntinate di bianco. Una di esse si è poi staccata dal gruppo e per due volte ci è passata lentamente intorno, curiosa alla vista di questi due strani grossi pesci. Una meraviglia.

Sto scrivendo queste righe seduto ad un tavolo all’aperto, con i piedi nudi appoggiati al pavimento di sabbia fresca; è sera ed il mio abbigliamento è composto dai consueti pantaloncini e maglietta.

Sto osservando Juwal ed Hussein che accendono il fuoco per la grigliata di pesce che mi attende stasera.

Peccato non avere una bottiglia di vino bianco buono, questo sì. Una bottiglia bella gelata.

A proposito dell'autore

Paolo Ponga

Sono area manager di una multinazionale alimentare, ma in realtà viaggiatore "compulsivo" da tutta la vita, senza possibilità di guarigione, da quando ho capito che i viaggi sono la benzina per il motore della mia anima. Alterno viaggi di scoperta o fatti per nutrire la mente ad altri specificatamente pensati per le immersioni, fatte ovunque ci sia abbastanza acqua.

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