Tra la parte occidentale del massiccio della Majella e il gruppo montuoso del Morrone si trova Passo San Leonardo, un valico appenninico posto ad una altitudine di 1.300 metri circa che mette in comunicazione il comune di Pacentro (AQ) nella Valle Peligna – borgo medievale tra i più belli d’Italia, con il comune di Sant’Eufemia a Majella (AQ) nella spettacolare Valle dell’Orta.

D’inverno la località, situata all’interno del Parco Nazionale della Majella, ospita una piccola stazione sciistica con percorsi da sci facili, tra boschi di betulle ed eucalipti, e con la possibilità di praticare anche lo sci di fondo e lo sci alpinismo. Ma in primavera ed estate essa si trasforma in un punto di partenza strategico per compiere diverse ascensioni, sia sul versante della Majella, con il Monte Amaro che rappresenta la sua cima più alta (2.795 metri), che su quello del Morrone, montagna ritenuta sacra in quanto luogo prediletto da Pietro da Morrone che fu papa con il nome di Celestino V.

E’ una domenica all’inizio di giugno quando, lasciata l’auto nel parcheggio del rifugio situato a Passo San Leonardo, mi incammino in solitaria con lo zaino in spalla e l’inseparabile macchina fotografica verso il punto di accesso del percorso, con il segnavia Q1, che porta direttamente fino alla riserva naturale di Lama Bianca, un area naturale protetta dell’Abruzzo.

La riserva trae il suo nome dalle caratteristiche forme di lame bianche che assumono le rocce calcaree della Majella nord occidentale. E’ un area di grande interesse ambientale perché ospita più di cento specie di uccelli, oltre al lupo appenninico, ai cervi, ai caprioli e all’orso bruno marsicano.

Ma è anche un luogo di importanza a livello escursionistico che offre una rete di sentieri segnati ed attrezzati, accessibili anche ai portatori di handicap e alle persone anziane grazie alle pendenze morbide, alla presenza di fondi adatti al transito delle carrozzine e alle tabelle informative scritte in linguaggio braille.

Il punto di accesso si trova proprio dinanzi al parcheggio. Per la verità, il sentiero non nasce proprio qui ma ha inizio sulla S.S. 487, poco fuori dell’abitato di Pacentro, su una mulattiera ancora oggi percorsa da pastori e greggi per raggiungere i pascoli della Majella. Tracce della influenza agro-pastorale della zona si rivengono anche nelle costruzioni e nei muretti di pietra a secco di cui è ricca la zona. E sono proprio queste costruzioni ad aver suscitato in parte la mia curiosità.

Si tratta di manufatti che nel corso dei secoli hanno modificato profondamente l’aspetto e la composizione del paesaggio e costituiscono, tuttora, un patrimonio di costruzioni rurali. Un patrimonio rappresentato da sequenze ininterrotte di sentieri ed ex-coltivi, contenuti e delimitati da muri a secco, cumuli di pietre e capanne, ricovero per animali e attrezzi, testimoni del millenario lavoro di spietramento dei terreni compiuto dall’uomo per lasciare spazio a nuove superfici da destinare a campi coltivati e pascoli.

muretti in pietra della Majella

Queste opere sono state oggetto di un censimento che ha portato alla catalogazione e schedatura di oltre 700 resti, tra capanne e muretti in pietra a secco.

Prima ancora di imboccare il sentiero, però, merita una sosta e uno scatto memorabile la piccola cappella che si trova nel parcheggio del rifugio, per via della sua struttura architettonica dal caratteristico tetto rosso mattone e del contrasto che crea con il cielo azzurro e la sagoma dei monti del gruppo della Majella che si staglia sullo sfondo.

cappella di Passo San Leonardo

Sembra che la cappella sia stata ricostruita sui ruderi dell’antica San Leonardo dove si raccoglieva in preghiera lo stesso Papa Celestino V.

Appena imboccato il sentiero sale moderatamente su una piccola collina per poi deviare sulla destra in corrispondenza di un segnavia. Da questo punto bisogna fare attenzione a non perdere i riferimenti perché possono diventare poco visibili a causa della vegetazione. Si arriva fino ad un albero con il classico segnavia bianco e rosso e poi, con una curvatura sulla sinistra, si procede con una lieve salita.

Il percorso presenta dislivelli modesti che lo rendono agevole per tutti, anche per le famiglie con bambini al seguito. Per una buona metà del suo tragitto, attraversa ampie zone all’aperto con scorci su tutti e due i gruppi montuosi: da un lato il Morrone con le sue lussureggianti zone boschive (ahimè questo prima dello scempio del rogo che ha interessato questa zona nell’agosto del 2017).

vista sul Morrone

Dall’altro, i prati in fiore accompagnano lo sguardo fino alle pendici dei monti del gruppo della Majella, più brulla nella parte medio alta. Nei canaloni (cd. rave) si scorgono ancora delle lingue di ghiaccio in scioglimento: sembrano pennellate che la natura si è divertita a lasciare sullo sfondo ocre del costone montuoso.

prati in erba della Majella

Non mancano però tratti di zone boschive che si attraversano procedendo sulla via: in alcuni momenti, forse anche per via del silenzio e della pace e, perché no, di un po’ di suggestione, si ha quasi l’impressione di entrare in piccoli regni dall’ambientazione un po’ fiabesca. Si può avere quasi la sensazione che da un momento all’altro spuntino fuori gnomi e fate.

Molto bello in particolare il fitto bosco che si attraversa prima di arrivare alla fine del sentiero. Qui si può sostare un attimo ed immergersi nel gioco delle luci e ombre creato dai raggi solari che penetrano tra gli alberi ad alto fusto  ascoltando i suoni della natura in una meditazione che rinfranca il corpo e lo spirito.

Il sentiero termina in località Addiaccio della Chiesa, nella riserva naturale di Lama Bianca, habitat ideale per i camosci, di cui sono frequenti gli avvistamenti, e punto di vista privilegiato sul Monte Monfalcone da un lato e sul Morrone dall’altro.

A proposito dell'autore

Stefano Bendandi

Appassionato di viaggi e di fotografia, escursionista e curioso esploratore dell’animo umano e di montagna. Vivo in abruzzo, una terra che amo, forse poco conosciuta, ma di straordinaria bellezza.

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