Decidiamo di fare un trekking nel bacino dell’ alta Valle Orba, nell’entroterra genovese, in una giornata di intensa calura estiva. Percorriamo un territorio caratterizzato da rigogliosa vegetazione con solchi pietrosi ma privo degli usuali limpidi corsi d’acqua.

Nelle frazioni di Urbe, Martina e Acquabianca notiamo le tracce del  passato, fra i tetti rossi delle chiese e le travi di legno di cascine che hanno ospitato generazioni di contadini ed artigiani del ferro.

Ci dirigiamo a Tiglieto, un comune che vanta un assetto di origine medioevale e il cui nome deriva dai numerosi tigli che un tempo crescevano nella zona.

Sembra ancora di sentirli i profumi di quel tempo antico addentrandosi fra i boschi di castagni che rappresentavano la sussistenza degli abitanti di questo lembo di terra che sembra sfuggita al dominio del mare per preservare la sua deliziosa pace.

Sulle tracce dei devoti pellegrini ci avventuriamo su un percorso ad anello di circa 6 chilometri che si snoda fra le due rive del fiume Orba, attraversando ponticelli di varia natura, dal legno al metallo arrugginito, che fanno provare ad alcuni il brivido della sospensione nel vuoto, fino al suggestivo ponte romanico di pietra, a cinque arcate.

Appagante  il refrigerio, più per lo spirito che per il corpo disidratato, allorchè giungiamo al Monastero di Santa Maria e Santa Croce di Tiglieto, per la cornice di stampo bucolico che la avvolge così come il silenzio, che ci riporta alla vita degli operosi monaci che nel Medioevo vi dimoravano.

La struttura, di impianto romanico, fondata nel 1120, è formata dalla chiesa, dal convento e dal refettorio sui tre lati del chiostro, delimitato  sul quarto lato dagli spazi ad uso agricolo. Si tratta della prima fondazione cistercense in Italia e al di fuori della terra di Borgogna, regione in cui sorse l’ordine.

Grazie a questa preziosa presenza dedita oltre che alla preghiera, al lavoro che garantisse l’autosufficienza, la piana divenne estremamente produttiva, dal punto di vista silvo pastorale e  per gli interventi di bonifica che coinvolgevano anche le comunità locali. Sono rinvenibili tracce di questa operosità nei resti di vecchi mulini, fornaci per cuocere i mattoni necessari per ampliare il complesso monumentale.

Alla fine del 1200, dopo un periodo di ruberie ed aggressioni che turbarono la popolazione, inizia un progressivo declino, costringendo a cedere i possedimenti dell’Abbazia che, nella seconda metà del 1600, ormai disabitata, entrò nel patrimonio della famiglia Raggi che ne cura ancora la gestione. Recentemente il complesso monastico è stato oggetto di interventi di restauro, e  riportato agli antichi splendori.

Noi camminatori, ritemprati dalla atmosfera mistica, riassaporata  fra mosaici e gli echi di canti gregoriani che si diffondevano fra i colonnati,  a malincuore, abbiamo  fatto ritorno alla  frenetica vita balneare. Lungo il tragitto di ritorno, ci  ha  rapiti la bellezza dell’incantevole Parco del Beigua e dell’entroterra ligure in cui  il delizioso tesoro architettonico dell’Abbazia di Tiglieto risulta  magicamente incastonato.

A proposito dell'autore

Giuseppina Serafino

Oltre alla passione per la scrittura, un modo per “viaggiare” con le parole nelle molteplici sfaccettature della realtà, mi piace dedicarmi al trekking e al cicloturismo. Ho iniziato a viaggiare a quattro mesi, quando i miei genitori si sono trasferiti dal sud a Milano per motivi di lavoro, ripetendo lo stesso percorso, ogni anno, fino alla maggiore età. Ho visitato molti stati europei organizzando meticolosamente il viaggio e documentandolo grazie alla mia inseparabile macchina fotografica.

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