Sono giunta all’ultimo capitolo del mio viaggio tra Malawi e Mozambico e credo si possa definire a tutti gli effetti un finale con il botto. Sì, perché l’ultima mia tappa di questo viaggio mi ha portata a scoprire un magnifico arcipelago del Mozambico ancora poco conosciuto e che quindi combina all’incommensurabile bellezza, una genuinità e una incontaminazione davvero rari. Il luogo di cui sto parlando è l’Arcipelago delle Quirimbas, formato da circa una ventina di isole che si susseguono lungo i 400 chilometri di costa che vanno da Pemba al Rio Rovuma.

Matemo

Si tratta di un vero e proprio paradiso composto da isole dalle spiagge bianche e mare di un azzurro cristallino, proprio come nelle cartoline di quei posti mozzafiato dove ogni tanto sogniamo di fuggire. Le Quirimbas rispondono esattamente a questo sogno di paradiso incontaminato ma, attenzione, è bene che io faccia una specifica: le strutture di ricezione sono poche e se non potete permettervi uno dei rari resort di lusso, per soggiornare su alcune di queste isole, vi dovrete adattare alla vita da campeggio!

Matemo

Per spostarsi tra un’isola e l’altra il mezzo più utilizzato è l’imbarcazione tipica, ovvero il dhow, che sono anche le uniche imbarcazioni che riescono a percorrere gli stretti canali ricavati tra le foreste di mangrovie che fanno da collegamento tra alcune di queste isole .

Io ho trascorso 4 giorni sull’isola, 2 dei quali a Matemo e gli altri due a Ibo, con una visita di mezza giornata a Quirimba. Vado quindi a raccontarvi di queste tre isole.

Siamo arrivati a Matemo in tarda serata, quando il sole era già calato da parecchie ore e il nostro, più che un arrivo, può essere definito come un approdo. Abbiamo messo infatti piede sulla terraferma illuminando il nostro percorso con le torce, senza riuscire a renderci conto di cosa si trovasse intorno a noi. Abbiamo camminato a lungo sulla spiaggia raggiungendo poi il campeggio nel quale abbiamo soggiornato.

Alcuni di noi si sono sistemati in piccole capanne di legno, altri in semplici tende montate sulla sabbia. Considerate che quest’isola non offre acqua corrente per cui ci si deve arrangiare con secchi d’acqua ricavata da alcune cisterne. Al nostro risveglio la vera sorpresa: ci siamo presto resi conto del piccolo paradiso che ci stava ospitando: una spiaggia chilometrica di sabbia bianca e finissima tutta a nostra disposizione e le mille tonalità di blu e turchese a fare da cornice.

Matemo

Matemo

Camminando sulla spiaggia gli unici incontri che abbiamo fatto sono stati pescatori e gli immancabili bambini. Nel tardo pomeriggio ci siamo avventurati nell’interno dell’isola nel quale, tra la verde vegetazione, sorgono piccoli villaggi molto popolosi. Come si è verificato in tutto il resto del viaggio, anche qui l’accoglienza dei bambini è stata molto calorosa, un po’ meno quella degli adulti che hanno manifestato un grado di diffidenza un po’ più elevato.

Matemo

Matemo

Dopo i due giorni spesi a Matemo ci siamo spostati ad Ibo, l’isola più nota dell’Arcipelago delle Quirimbas. Ibo si presenta in modo molto diverso da Matemo: alla sensazione di essere approdati su un’isola inesplorata, si sostituisce la sensazione di un approdo in un’isola dal lungo passato glorioso ormai in evidente decadenza. Non fatevi però ingannare dalle mie parole, perché è proprio questo suo fascino decadente a conferirle personalità e fascino. Ibo è infatti caratterizzata da stradine tranquille su cui si affacciano edifici coloniali in rovina e ville ricoperte di muschio, intervallati da rare strutture rimesse a nuovo.

Ibo

Uno di questi è il bellissimo albergo nel quale abbiamo pernottato: il Miti Miwiri che offre ampie stanze, un verdeggiante patio centrale e un ristorante, un po’ caro, ma di qualità. La storia di Ibo è simile a quella che vi ho già raccontato in merito a Ilha de Mozambique. Anche Ibo infatti è stato, tra il XVII e il XVIII secolo, uno dei punti strategici più importanti del Mozambico per la tratta degli schiavi. Così si spiega la forte impronta coloniale che caratterizza l’isola tutt’oggi.

Vi avviso però che, anche Ibo, come le altre isole di questo arcipelago, è ben lontana dall’offrire i servizi ai quali si è abituati nei luoghi di villeggiatura: i ristoranti si contano su una mano, vi è un unico negozio di souvenir parecchio scarno e non esistono punti informativi per turisti. Per organizzare le escursioni il modo migliore è rivolgersi al personale del proprio albergo o scendere per strada, recarsi al porto, e parlare con i locali: loro sapranno organizzare la vostra giornata!

Ibo

E’ proprio da Ibo che abbiamo organizzato la nostra escursione a Quirimba. A dividere l’isola c’è una fitta foresta di mangrovie che, come anticipavo poco prima, solo gli esperti conducenti di dhow sanno affrontare, sebbene gli imprevisti non siano mancati. Mentre infatti il viaggio di andata è andato liscio, al ritorno, causa abbassamento della marea, siamo dovuti scendere tutti dall’imbarcazione e camminare per un’ora tra i canali nelle mangrovie per tornare ad Ibo. La cosa di per sé non sarebbe stata problematica se si fosse stati preparati all’evenienza ma, il problema di dover tenere sollevati zaini e macchine fotografiche perché non si bagnassero, e il non aver avuto il tempo di spruzzarsi repellente a sufficienza, hanno reso questa avventura poco piacevole.

Quirimba

L’isola di Quirimba vale però la visita dal momento che permette di venire a stretto contatto con la popolazione locale attraverso la visita del principale villaggio e della lunga spiaggia affollata di bambini che non ci hanno abbandonato neanche per un minuto della nostra permanenza. Anche qui, oltre alla bellezza della location, è stato il calore della popolazione ad emozionarmi maggiormente.

Quirimba

Concludo dicendo che scrivere questo articolo non è stato semplice perché ammetto che, per un attimo, ho pensato di non parlarne del tutto. Questo non perché non mi sia piaciuto, cosa che mi sembra evidente se siete arrivati fino qui a leggere. Il punto è che quando si vivono esperienze così vere in luoghi ancora così tanto incontaminati, credo sia normale che una parte di noi pensi che, l’unico modo per preservarle, sia non diffonderne la conoscenza. Ha prevalso però poi la mia parte più ottimista che crede che, chiunque inserirà questo arcipelago nel suo itinerario, saprà rispettarne l’autenticità con un turismo responsabile ed intelligente.

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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