Sono ancora in Myanmar quando inizio a scrivere questo post, sotto il porticato che affaccia ad una risaia, nella campagna di Tangoo, di ritorno da Mandalay verso Yangon e la luce del giorno sta cambiando i colori di ciò che mi circonda.

Un paesaggio completamente diverso da quello da cui è abituato un occidentale, colori verdi accesissimi, strade battute, bambini per strada, uomini vestiti con il tipico pareo, long gyi, una rana sulle scale, tempi dilatati.

Dei ragazzi alla hall stanno sentendo musica. Io sono in questo piccolo francobollo, lontanissima dalla mia vita, ed inizio a ripensare, ormai a viaggio quasi concluso, quali sono stati i motivi che mi hanno portato a progettarlo e fare dei bilanci.

Perché il Myanmar?

  • Per poterlo visitare prima che tanti (già molti lo hanno fatto) forse troppi lo facciano.
  • Prima che diventi una moda, troppo turistico, troppo sensibile ai soldi degli occidentali che portano ricchezza “facile”.
  • Prima che sia troppo tardi.
  • Perché chi aveva già fatto questo viaggio ne parla con toni entusiasti, per i suoi tesori religiosi, la sua cultura ancora ben preservata, la gentilezza della sua gente.

Sono già tanti buoni motivi, non vi sembra?

Un po’ di storia per comprendere meglio il Myanmar: dopo anni di colonialismo e dittatura militare ha oggi un governo a maggioranza non militare dal 2010 e la sua apertura al turismo è dunque recente. La sua situazione politica é comunque delicata ed alcuni conflitti di natura religiosa sono registrati al confine con il Bangladesh. Mi sono riservata di non fare domande sulla situazione politica presente e passata per non creare imbarazzo con interlocutori, così come ho più volte letto nelle norme di comportamento da diverse fonti.

Non ho comunque, da turista, percepito tensioni di nessun genere nelle zone che ho visitato. Il suo sistema economico è fra i più fragili del sud est asiatico e ciò lo si coglie senza difficoltà osservando la vita della gente che si incontra sopratutto nelle zone più rurali. La spesa sanitaria e della scuola è nettamente inferiore a quella per le spese militari. Investimenti esteri sono quasi inesistenti e la gente vive, nella maggior parte dei casi, con meno di due dollari al giorno. È quella cifra infatti per cui ho visto lavorare donne più anziane di me spaccando le pietre per costruire le strade, assieme a ragazzi molto giovani.

Il costo della vita, visto con gli occhi di un occidentale è quasi irrisorio se non fosse che nel contempo per km e km non si scorgono ospedali, ambulatori e servizi sanitari di alcun genere.

Queste brevi considerazioni rendono sommariamente forse l’idea di un paese che potrebbe rincorrere anche la possibilità di puntare senza troppi pensieri ad una economia del turismo così come essa fa da padrone nelle vicine Thailandia o Indonesia. Questo, è il rischio potenziale cioè di diventare un paese ad uso e consumo del turista, dopo gli anni dello sfruttamento coloniale, della chiusura imposta dalla dittatura militare, alla ricerca di un benessere economico facile e veloce in mano magari di pochi più che finalizzato allo sviluppo ed al futuro della popolazione.

Il compito di noi occidentali interessati al Myanmar dovrebbe essere dunque in questa fase delicata del paese, di portare soldi in cambio di servizi sostenibili favorendo investimenti e lo sviluppo concreto del paese.

La mia scelta, come altre volte, è ricaduta a maggior ragione nel contattare direttamente un driver locale, parlante inglese e con esperienza di turismo con italiani, senza intermediari, al fine di far guadagnare e contribuire a migliorare la vita di una serie di persone, fra cui la sua famiglia in cambio di essere guidata alla scoperta di classico itinerario di 12 giorni dal Yangon a Mandalay e ritorno, tutto on the road.

 

Come ho organizzato il mio viaggio in Myanmar

Volo: aumentando le richieste turistiche è aumentata anche l’offerta. Per volare dall’Italia diverse le possibilità (la più comoda via Bangkok, ma anche via Doha, Dubai e Pechino). In base al periodo il prezzo verrà fatta la scelta. Volando a Natale ho prenotato come sempre il volo molto prima: Air china da Milano, via Pechino, su Yangon, 700€.

Driver: come già detto, seguendo il consiglio di una persona a cui aveva già prestato con serietà e professionalità i suoi servizi, ho contattato Usoe Lwin. 

Dopo alcuni scambi via mail attraverso cui mi ha dato consigli sul tour, tappe, prezzo, abbiamo concordato tutto il necessario. La guida locale di un driver si conferma la scelta a me più congeniale perché concede la libertà di fare scelte, la possibilità di avere una persona locale affidabile a cui delegare molte delle responsabilità in primis la guida, cosa non affrontabile in certi paesi per noi europei, la riuscita di un viaggio in un paese molto differente dall’Occidente e di essere in linea con ciò che é il mio pensiero sopra delineato sul turismo responsabile.

Usoe si è confermato un ottimo driver, una persona discreta e di divertente allo stesso tempo, capace di scegliere occasioni, località e mediare fra la nostra voglia di conoscere e la cultura e la gente del posto.

Visto: lo si può richiedere in ambasciata oppure on line. Io ho seguito la procedura on line, di facile svolgimento attraverso la compilazione di un un form ed allegando una foto tessera. Ci possono essere dei problemi in fase di pagamento. Spesso la carta di credito viene rifiutata. Ci sono tre possibilità: se la vostra carta è Mastercard cliccare sulla carta alla vostra sinistra. Vi arriverà una conferma immediatamente via mail di presa in carico, nel giorno di qualche ora o al massimo tre giorni arriverà via mail la visa approvata. Costo: 50 dollari.

Vaccinazioni: non ne occorrono di particolari. Personalmente avendo fatto diversi viaggi in Asia ed Africa ho diverse coperture vaccinali in corso. Sempre bene rivolgersi al proprio ufficio di profilassi e valutare con i dottori la propria copertura. Le condizioni igieniche non sono in linea con quelle europee. Occorre prestare attenzione a cibo ed acqua.

Valuta: vengono accettati con facilità i dollari negli alberghi, non mi è capitato di vedere prezzi espressi in euro che però vengono cambiati senza problemi nella valuta locale. Fatevi consigliare sul migliore tasso di cambio. Non cambiate mai al mercato nero. Unica accortezza avere delle banconote di qualsiasi taglio assolutamente prive di macchie, tagli o righe. Mi sono stati rifiutati 100$ per una piegatura in mezzo. Essendo ora il cambio dollaro euro favorevole, conviene credo pagare il più possibile in dollari. Le carte di credito negli alberghi sono abbastanza diffuse. I prezzi di un pasto si aggirano attorno ai 5€, gli ingressi cumulativi (ad eccezione di Bagan) sugli 8€. Le mance non sono una pratica molto diffusa come per altri paesi dell’Asia, però è ovviamente ben accettata, a volte con stupore. Basteranno pochi centesimi di euro in cambio di un servizio fastidioso come lo scarico delle valigie, ed essere contraccambiati con un gran sorriso.

Alberghi: per la prenotazione alberghiera mi sono affidata a Booking.com. Nelle località più turistiche (molti turisti sono i birmani stessi) ci sono diverse possibilità fra chi anche guest house. Il costo di un albergo con buoni servizi varia a notte dai 10 ai 20 euro a persona\notte con colazione. Per il mio viaggio ho speso per i pernottamenti 300 euro circa (150€ a persona).

Internet: in molti alberghi vi forniranno la password, non sempre funzionerà e se accadesse spesso gli standard sono minimi. Migliore la rete 3g: con pochi euro può essere acquistata una tessera con un po’ di traffico necessario per la navigazione e per fare telefonate.

Usi e costumi: per visitare i templi vi verrà chiesto un abbigliamento adeguato ( non pantaloni corti, no bretelline, no calze ne scarpe).

Attenzione a pavimenti particolarmente scivolosi nei templi in caso di pioggia. Occorre attenersi a queste rigide norme di comportamento. Come di buona prassi evitare di comprare da bambini o dare soldi  (devo dire che non mi è capitato di essere importunata, al contrario di altri paesi, soprattutto da bambini per la richiesta di soldi fine a se stessa, piuttosto per l’acquisto di prodotti, ma senza troppo insistere e comunque casi abbastanza sporadici). Cerchiamo sempre di offrire soldi in cambio di un servizio a noi necessario. Nelle zone più rurali può capitare di entrare in contatto con la popolazione incuriosita della presenza di qualche straniero.

Potreste, come è capitato a me, anche essere ospitati a casa di qualcuno solo per il piacere di sapere chi siete e da dove venite. È un gesto gradito portare qualche piccolo dono, con me ad esempio dei campioni di profumo, creme e smalti da donare alle donne. Saranno molto apprezzati e sarà la giusta ricompensa alla loro innata cordialità.

A proposito dell'autore

Barbara Ciccola

Insegnante di professione, turista per passione, fotografa per diletto. Amo sognare e progettare i miei viaggi come un modo per conoscere e scoprire me stessa. Parecchi i viaggi fatti, molti di più quelli ancora da fare e da raccontare.

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