Arera luglio 2003

Il Pizzo Arera è una una cima di 2.512 metri delle Prealpi Bergamasche posta a cavallo tra la Val Seriana e la Val Brembana, ben visibile da casa mia ai piedi della Brianza. Nel luglio 2003 ho deciso di vederla da vicino questa cima, ho preso zaino e scarponi e ci sono andato, nessuna scalata, solo un passaggio ripido su una scaletta di metallo un po’ ondeggiante, sulla cima una coppia arrivata prima di me, non ho visto altro, sono salito arrivato e sceso nella nebbia, quattro foto in croce che ancora conservo, una mi piace, un grande canalone di ghiaia che scende dalla cima come un enorme scivolo che sprofonda nella foschia.

Arera aprile 2016

Quando i tre Brambilla, amici di condominio e di scarpinate montane, mi hanno proposto un giro sull’Arera ho detto subito di sì, chissà se stavolta riuscirò a vedere qualcosa.

Val Seriana, Oltre il Colle, Zambla Alta, località Plassa, strada chiusa, ok, si parte a piedi da qui. Giornata luminosa, sui faggi le prime foglioline verde tenero, quando finisce il bosco cominciano le prime chiazze di neve, salita monotona ma sotto il Rifugio Capanna 2000 una fioritura inattesa, milioni di crocus bianchi e viola inondano i tratti di prato  liberi dalla neve, i tre salgono io mi sdraio a scattare foto a 360 °, sullo sfondo sfilano in sequenza Pizzo Arera e Cima Grem pieni di neve, dall’altra parte della valle anche l’Alben fa un figurone.

Facciamo il Sentiero dei Fiori? ( http://www.parcorobie.it/i-sentieri-dei-fiori-e-delle-farfalle/ ) – butta là il più intraprendente dei Brambilla – sei matto? e dove li vedi i fiori sotto tutta sta neve? Il rifugio è chiuso, la salita alla cima troppo lunga e innevata, non siamo attrezzati, sarà per un’altra volta.

Arera ottobre 2017

Alla quarta uscita con gli amici del GAO, non posso dire per decenza cosa sta a significare l’acronimo, mi viene concesso di indicare la meta, vogliono mettermi alla prova, il Pizzo Arera, dico, sguardi nel vuoto, dov’è? cos’è? Arara? ma alla fine si va.

In macchina fino al Rifugio SABA, 1.550 metri, e poi su tranquilli, chi più chi meno, fino al Rifugio 2000, fin qui tutto bene e nessuno si lamenta. Caffè e la cosa più importante, la prenotazione del pranzo. Giornata splendida, è lassù che dobbiamo andare?

Il Pizzo Arera è come il dorso di una balena bianca, suscita rispetto e un po’ di apprensione, il sentiero si aggrappa all’erba ormai gialla dell’autunno e si perde tra le bancate di calcare bianco, più si sale e più diventa ripido, neanche un metro per rifiatare, uno s’è già arreso, la fila perde i pezzi, io sono uno di quelli ma non l’unico.

Se ti fermi e ti giri, a destra lontano c’è il Monte Rosa, poi il Resegone, l’Alben di fronte a coprire molto della pianura, a sinistra un’infilata di dorsi azzurri e valli nascoste nella nebbia fino al Monte Baldo lontano oltre il Garda, una boccata d’ossigeno e una di bellezza.

I cinque seduti di fianco al sentiero mi guardano storto quando arrivo – e adesso? c’è un canale difficile da attraversare – la scaletta di ferro non c’è, te la sei sognata – possibile? Arriva una coppia di ultrasessantenni e senza fare una piega scendono nel canalino ripido, la vecchietta si attacca alla catena d’acciaio che nessuno aveva notato e risale dall’altra parte, il gruppo si alza, c’è ancora un po’ di orgoglio nel GAO.

Ultime rampe tra il bianco fin troppo luminoso del calcare e finalmente vedo il panorama oltre la cima dell’Arera, uno strapiombo sulla Valcanale proprio lì sotto, pinete verdi e faggete marrone autunnale, più oltre le cime innevate della Valtellina, il Badile, il Disgrazia – il Bernina, quello è il Coca, l’altro in fondo dovrebbe essere l’Adamello – chi parla è un ventenne con cellulare in mano, ha scaricato un’app con tutte le cime, imposti la posizione ed è fatta.

Arriva anche Sergino, stramorto ma l’onore è salvo. A proposito di scaletta, il ragazzo dice di averla vista in una foto di qualche anno fa, dove? ma in internet, la rete non dimentica, anche il mio onore è salvo. L’ultimo pezzo era molto ripido? Vedrai la discesa. A farne le spese è Langu che arriva al rifugio con la vista annebbiata e così sono tre gli sfiniti.

A pranzo si dichiarano tutti soddisfatti della meta, panorama bellissimo, ma il giorno dopo viene aggiunta al codice del gruppo una nuova regola: Luigi può presentare proposte sulle possibili destinazioni al gruppo solo ed esclusivamente con almeno una settimana di anticipo, in forma scritta e con amplia e dettagliata descrizione dell’itinerario, difficoltà, dislivello, varie ed eventuali.

Grazie all’Arera sono entrato ufficialmente nel GAO.

p.s. anonimo: Ragazzi (si fa x dire), ho le gambe di legno….sedermi sul water è un po’ problematico… Però bella gita!!!

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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