Quando arrivo a una nuova destinazione per lavoro, la gente mi chiede in genere: “Perché hai scelto questo posto?” – Io uso rispondere: “Non sono stata io a scegliere questo posto, è il posto che ha scelto me.” Per chi si chiede cosa facessi in Asia centrale, ecco la semplice risposta: lavoro. Del resto non capita tutti i giorni di avere una offerta simile, ovvero quella di insegnare la tua madrelingua in Università!

Così mi sono ritrovata a vivere nella città di Almaty, capitale del Kazakistan fino al 1997 (poi trasferita ad Astana), adagiata ai piedi dell’ultimo tratto del maestoso Tian Shan (“tetto del cielo”), il Trans-Ili Alatau, che con le sue vette bianche d’inverno e azzurre d’estate coronano statuarie l’orizzonte.

Alma-ata (“padre delle mele”) o Almaty prende il nome dai suoi meleti così immensi da raggiungere i piedi delle montagne; purtroppo ora ridotti drasticamente con l’espansione della città, la più popolosa del Kazakistan con i suoi circa 1.700.000 abitanti.

La storia della città è recente; fondata nel 1854 dai cosacchi per difendere il vicino confine dai mongoli, è rimasta per decenni un luogo di confine. Solo all’inizio del secolo scorso la popolazione è iniziata ad aumentare grazie all’arrivo della ferrovia. Tuttavia, il visitatore che decide di visitare il centro storico non troverà molti monumenti, dal momento che il terremoto del 1911 ha praticamente raso al suolo la città.

Bisogna però ricordare che nel territorio già dal XI secolo d.C. qui c’erano villaggi che si affacciavano sulla Via della Seta e, ancor prima, nell’Età del Bronzo, la tribù nomade dei Saka era qui stanziata, come rivelano i tumuli cimiteriali trovati con il famoso Guerriero d’Oro, simbolo dell’intera nazione.

 

Cosa visitare in città

Ho accennato che la storia della città è recente; anche per cause, purtroppo, naturali. Quali sono quindi i luoghi da non perdere? Noterete che la pianta del centro è formata da una griglia di strade perfettamente perpendicolari e parallele; questo rende impossibile perdersi e facile trovare i luoghi di interesse.

Inizierei dal Parco Panfilov dove si trova la colorata Cattedrale ortodossa Zenkov, dal nome dell’architetto che l’ha progettata e terminata di costruire nel 1907. Le nuove tecniche anti-sismiche utilizzate nella costruzione hanno permesso di resistere al terremoto di magnitudo 7.7 del 1911. Fatto ancor più interessante se si pensa che la cattedrale è in legno; anzi, il secondo edificio in legno più alto nel mondo, solo secondo gli abitanti di Almaty…

Sempre nel parco, si trova il titanico Monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Tra le due mura di marmo rosso, si estende la tavola commemorativa di marmo nero dalla quale il braciere è sempre acceso. In fondo, dalla base di una scultura di bronzo emergono con forza le braccia tese di un soldato nell’atto di uscire dalle anonime figure tratteggiate. Il monumento è stato eretto in memoria dei 28 soldati del 316° reggimento che, guidati dal comandante Ivan Panfilov, riuscirono a rallentare l’attacco dei nazisti alla periferia di Mosca nel novembre 1941, sacrificando così la loro vita.

Proseguendo al lato del Parco, da non perdere il Museo degli strumenti musicali, che conserva più di mille manufatti, alcuni risalenti al XVII secolo. Qui è possibile conoscere più da vicino la cultura musicale kazaka, con strumenti come la dombra e il kobyz. Il Museo, all’interno di una graziosa isba in stile russo di legno, è il più moderno della città, con molte informazioni mutimediali.

Due parallele più in giù si trova il più importante mercato della metropoli, lo Zeliyony Bazar (Bazar verde) dove non si vende solo frutta e verdura, ma di tutto e di più! In un dedalo di piccole botteghe, troverete, divise in zone tematiche, abbigliamento, artigianato, calzature, casalinghi, ferramenta, tabaccherie e, ovviamente, alimentari.

I Bazar sono il luogo che più amo dell’Asia centrale perché in essi si trova lo spirito dei popoli che per secoli ha vissuto in questa regione, non solo nella tradizione culinaria, ma nell’arte della compravendita, nei rapporti sociali o nelle mercanzie tradizionali usate nella vita quotidiana della gente.

Nello Zeliyony Bazar troverete uzbeki che vi propongono la loro frutta secca, il prodotto alimentare più esportato dal loro paese, da provare assolutamente (mandorle, anacardi, albicocche essiccate…); piacenti russe che vendono ottimo miele e le loro conserve (dalle marmellate ai cetrioli sottaceto); coreani e cinesi con il tofu, spezie e lagman; kazaki con le loro specialità, come i kurt, palline di formaggio secco molto salato, il kumyz e lo shubat, rispettivamente latte di giumenta e di cammella, fermentati e aciduli.

Eh già, perché il Kazakistan non è solo abitato da kazaki e russi; ma è molto di più: usato come colonia di deportazione durante l’epoca sovietica, qui le etnie sono numerose e tuttora stanziali. Potrete facilmente incontrare tartari, uzbeki, kirghizi, coreani, uiguri, polacchi e tedeschi, trasferitisi qui da un paio di generazioni.

A proposito dell'autore

Erica Leoni

Nata sotto stelle zingare, non riesco a stare ferma in un luogo troppo a lungo. Essere insegnante di Interpretazione e Lingua italiana mi aiuta a girare il mondo soddisfando la mia necessità di conoscere a fondo “l’altro”. La mia sensibilità di poeta ( Cicatrici del Vento, Il Filo, 2008) e artista trova ispirazione in orizzonti mai visti e negli sfuggenti sguardi di stranieri.

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