La maggiore attrattiva turistica di Almaty in Kazakistan resta la montagna che incornicia il centro in ogni stagione. Molti sono gli stranieri che vengono qui a farsi la settimana bianca per il costo contenuto delle piste da sci e delle attrezzature sportive, oltre che per la bellezza del Trans Ily Alatau, il tratto del Tian Shan in questa regione.

Una delle mie gioie di vivere ad Almaty era quella di poter prendere l’autobus numero 12 all’incrocio tra i viali Dostyk e Abay; pagare 50 centesimi il biglietto e ritrovarmi in mezz’ora in mezzo ai monti, pronta a praticare trekking tra la neve o tra il verde dei prati. L’autobus di linea si ferma infatti a Medeu, dove è stato costruito lo stadio contenente la pista di pattinaggio seconda per grandezza (più di 10.000 mq) in tutta l’Asia, a una altezza di 1691 metri.

Le famiglie vengono numerose qui nel weekend per pattinare o semplicemente per passeggiare e consumare pic-nic. Sopra lo stadio c’è una scalinata di 843 gradini costruita per raggiungere la cima di una immensa diga creata negli anni ’60, a protezione della città da eventuali alluvioni o valanghe. La fatica della salita viene premiata sia dalla meravigliosa vista dei picchi del Trans Ily Alatau, alcuni dai quali decorati da nevi perenni; sia da un piccolo bar dove si possono gustare deliziosi shashlik, gli spiedini di carne georgiani.

La maggior parte dei turisti prosegue il viaggio con la funivia per raggiungere Shimbulak, la stazione sciistica a 2260 metri di altezza. Il costo del biglietto si aggira intorno ai 7 euro e sono disponibili abbonamenti per praticare lo sci decisamente più economici rispetto agli standard europei. Se, come me, non sapete sciare, potete rilassarvi in uno dei numerosi ristoranti o bar presenti nella piazza della stazione o passeggiare lungo il vicino torrente tra boschi di conifere e splendide vette rocciose.

La funivia prosegue fino al al passo di Talgar a 3180 metri, dove gli sciisti iniziano la discesa; nel periodo estivo, da qui è possibile praticare trekking lungo i sentieri segnati. Inutile dire che la vista è mozzafiato.

Situato sempre nel Parco Nazionale di Ile-Alatau, a 27 km circa a Sud di Almaty, nella vicina Valle degli Orsi si trova il Grande Lago di Almaty. Creato da ghiacci perenni, il bacino si estende a una altezza di 2511 metri ed è circondato da maestosi rilievi adornati da nevi perenni. Il lago ha una lughezza di 1,6 km e una profondità di 40 metri. La sua bellezza risiede nelle acque cristalline che cambiano a secoda dell’umore del cielo, diventando turchesi al termine dell’estate quando i ghiacciai hanno ormai perso più massa rispetto al resto dell’anno.

Un paio di suggerimenti per i visitatori: non è concesso camminare lungo la riva del lago, in quanto si è in territorio di confine con il Kirghizistan e le sponde sono pattugliate dalle guardie doganali nazionali (da non dimenticare il passaporto). Non consiglio infine di praticare climbing lungo le pareti rocciose intorno al lago, perché particolarmente scivolose a causa del fango.

A meno che non si abbia un mezzo proprio, il Grande Lago di Almaty non è facilmente raggiungibile. Nel periodo tra aprile e inizio novembre, quando la strada è libera dalla neve, è possibile recarsi in taxi o attraverso tour organizzati.

Restando in tema di tour organizzati, uno dei luoghi da visitare è sicuramente il sito archeologico di Tamgaly, patrimonio dell’Unesco dal 2004. Situato nel distretto di Zhambul a 170 km a Nord-Ovest di Almaty, il sito si estende su 900 ettari e consiste in circa 5000 petroglifi incisi su rocce dall’Età del Bronzo al XII secolo, oltre che kurgan (sepolcri ricoperti da piramidi di terra) e resti di antiche abitazioni.

I petroglifi sono divisi in gruppi con criteri specifici: immagini sacre, zone di culto o rituali legate alla vita quotidiana o alla sepoltura. Varie sono le tribù vissute in questo enorme arco di tempo che hanno lasciato la loro testimonianza sotto forma di petroglifi di diverso stile e fattura. L’area visitabile, una delle più antiche, è all’interno di un piccolo canyon roccioso, dove venivano praticati riti collettivi. I petroglifi si trovano su rocce in diverse aree, vicino a fonti d’acqua dove probabilmente si praticava la pastorizia.

Il primo gruppo mostra scene di caccia con animali; quali cervi, cavalli, bufali e risalgono all’Età del Bronzo. Nel secondo e terzo gruppo, sempre dello stesso periodo, sono raffigurate figure umane con il volto ritratto a forma di disco, circondato da raggi solari. Sono qui rappresentate le divinità, chiamate dei del sole, scoperte anche in altri luoghi del paese.

Il quarto gruppo rappresenta l’antico Pantheon delle divinità antropomorfe, unico nel suo esempio nell’Età del Bronzo. Sotto sette alte divinità ancestrali, sempre ritratte con il volto solare, sono raffigurati dieci uomini danzanti con le armi in mano, una scena erotica, una partoriente e, più in basso, degli adoratori. Tutto segue un ordine gerarchico di tre livelli che mostra la totalità del cosmo per gli antichi popoli della steppa.

Nel quinto gruppo si trovano più di mille petroglifi, incisi tra l’Età del Bronzo e del Ferro (inizio del I millennio a.C.); le immagini più rappresentate sono animali stilizzati; tra i quali cervi, capre selvatiche, lupi, cinghiali e pantere, spesso in scene di caccia.

Il periodo di visita migliore è tra fine aprile e maggio, quando la steppa brulla fuori città si trasforma in una verde distesa coperta da così tanti papaveri da sembrare fiumi rossi all’orizzonte.

A proposito dell'autore

Erica Leoni

Nata sotto stelle zingare, non riesco a stare ferma in un luogo troppo a lungo. Essere insegnante di Interpretazione e Lingua italiana mi aiuta a girare il mondo soddisfando la mia necessità di conoscere a fondo “l’altro”. La mia sensibilità di poeta ( Cicatrici del Vento, Il Filo, 2008) e artista trova ispirazione in orizzonti mai visti e negli sfuggenti sguardi di stranieri.

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