Come sapete ad agosto 2017 abbiamo deciso di vendere tutto e partire per un viaggio, con biglietto aereo di sola andata, per il sud est asiatico con le nostre due bambine di 2 e 4 anni.

Un viaggio che ci ha portato a scoprire paesi come Indonesia, Malesia, Vietnam e Tailandia. Un’esperienza che in molti ritenevano assurda, una perdita di tempo e denaro, oltre che ad essere poco educativa per le nostre bambine. In realtà si è dimostrata l’opposto ovvero un viaggio ricco di emozioni, esperienze di vita che difficilmente si possono insegnare ai bambini dentro le mura di una scuola. Ci siamo confrontati con culture diverse dalla nostra e scoperto che il linguaggio dei bambini è universale, non ci sono barriere che bloccano interazioni tra bambini di origini diverse.

Un’esperienza che consigliamo a chiunque di fare anche con bambini piccoli ed è per questo che quando siamo venuti a conoscenza del progetto di Daniele e della sua famiglia, non abbiamo resistito all’idea di preparare un’intervista per farci raccontare del loro prossimo viaggio che li porterà in giro per il mondo per il prossimo anno.

Ma chi è Daniele e la sua famiglia? Di dove sono?

Milanesi con la speranza di non essere (troppo) bauscia. Papà Daniele ha da poco compiuto i quarant’anni e se i colpi di testa non li hai fatti a vent’anni, per forza li devi fare a quaranta coinvolgendo tutta la famiglia. Così a sorpresa, mamma Laura accetta l’idea di andarsene in giro per un anno. Però essendo un pò ingegnere, o per puntualizzare progettista di sistemi logistici e ferroviari, ha preso in mano tutta la questione organizzativa, visti, bagagli e vaccinazioni varie, lasciando a Daniele la scelta delle mete da raggiungere o di qualche esperienza da trovare.
L’idea era lanciata, l’organizzazione pure e quindi bisognava capire come organizzarsi per il lavoro. Daniele ha ottenuto un’aspettativa da HUMANA Italia l’ong per cui lavora come responsabile fundraising e progetti, con le promessa però di raccontare un pò dei progetti dell’organizzazione in Ecuador, Laos e India.
Laura lavora in un piccolo studio ed è più semplice trovare la quadratura del cerchio.

 

E i due più piccoli membri del team?

Martina 8 anni a settembre (in Australia) farà in viaggio la terza elementare e fortuna che nel programma c’è tanta geografia, lei la farà live. Tommaso 5 anni appena compiuti, sarà il nostro centravanti di sfondamento, un sorriso una chiacchiera et voilà si diventa tutti amici. Insomma, un uragano ma di simpatia e in viaggio speriamo imparerà a leggere e scrivere.

Quando è nata la vostra scelta di lasciare tutto e partire in viaggio per il mondo?

Credo che siano idee che maturano nella pancia, nella testa e nel cuore in tempi molti lunghi per poi esplodere in un momento. Per noi il momento del “buttiamoci” è stata la primavera del 2017, quando ad un certo punto ci siamo resi conto  che,  a quasi quarant’anni, poteva essere interessante lanciarsi in un’avventura completa diversa da quella che è la vita quotidiana di una famiglia in una grande città.

 

Avete rinunciato a qualcosa per permettervi questo viaggio?

Alla casa. Mia moglie ed io non abbiamo mai voluto accollarci l’impegno di un mutuo per comprare casa, pur amando molto l’architettura ed avendo sempre mille progetti in testa, non avevamo voglia di vincolarci per anni, per decenni ad un singolo luogo contraendo un debito lunghissimo. Poi come dicevo prima, forse l’embrione dell’idea di andarcene, anche solo a fare un giro (un po’ lungo) c’era già, aspettava solo il momento di scoppiare.

Per cui mollare la casa in affitto è stato semplice, e con quello che risparmiamo finanziamo quasi un terzo del viaggio.

 

Cosa ne pensano i bambini di questa scelta e sopratutto come l’hanno presa i vostri genitori?

Noi siamo convinti di aver scelto la finestra temporale giusta, Martina ha ormai 8 anni, ancora un paio d’anni e probabilmente gli impegni, gli affetti e le mille altre cose della vita avrebbero reso molto più complicato un viaggio di questo tipo. Per cui una volta che hanno capito e visto (grazie anche ai vostri vlog) i posti in cui andremo e le avventure che potranno vivere l’entusiasmo è costantemente cresciuto, anche se ogni tanto c’è la preoccupazione di non vedere per molto tempo i propri amici. E come dargli torto? Quando hai 8 anni, effettivamente un anno è una parte importante della vita vissuta, ma poi pensano ai delfini o ai canguri che potranno vedere dal vivo e tutto passa.

La famiglia a parte un shock inziale l’ha presa bene, forse anche loro sapevano che Laura ed io volevamo vivere un’esperienza diversa con i nostri bambini, per cui una volta capito che non avremmo fatto nulla di “pericoloso” si sono fatti coinvolgere anche loro, e adesso progettano quando ( e dove) venirci a trovare.

Quali sono le reazioni della gente al vostro progetto e come hanno reagito i vostri datori di lavoro?

Quanto siete coraggiosi! Questa è la reazione più diffusa alla notizia della nostra avventura. Ma onestamente ci sentiamo molte cose, ma sicuramente non particolarmente coraggiosi. Però capisco che decidere di lasciarsi dietro una serie di aspetti che danno solidità (la casa, il lavoro, la scuola, la piazzetta) possa essere in molti casi una decisione di rottura, per cui ci deve essere una dose di coraggio. Nel nostro caso però la decisione è maturata nel tempo, per cui abbiamo avuto modo di analizzare bene la situazione e di decidere con grande consapevolezza. Per cui poco coraggio e credo grande razionalità.

I nostri datori di lavoro sono stati in realtà molto disponibili. Io lavoro in un’ONG ed ho ottenuto un anno di aspettativa dalla mia organizzazione. Anzi, avremo la possibilità di visitare alcuni progetti di sviluppo che  gestiamo in Ecuador, Laos e India. Per cui avrò anche la possibilità di fare anche un po’ di “aggiornamento professionale” . Laura lavora in uno studio di ingegneria, anche in questo caso l’opportunità di fare un’esperienza internazionale, anche se di turismo, viene vista come un valore aggiunto, sia per l’utilizzo della lingua sia per la capacità di adattarsi a situazioni impreviste.

Vi è mai capitato di avere ripensamenti da quando avete preso questa scelta?

Adesso che manca meno di un mese, ogni tanto ci sorge qualche dubbio, ma credo che sia quel po’ di ansia pre partenza, che ti porta a riflettere su tutti i vari aspetti del viaggio e dell’organizzazione. Una volta fatto il check mentale e capito che si è pronti passa tutto.

Come intendete gestire l’istruzione per i bambini? Continueranno a Studiare? Pensate che potrebbe danneggiarli allontanarli per un anno dall’ambiente scolastico?

La bellezza di un’esperienza come quella che stiamo per fare è che ti permette di scoprire cose nuove. Questa vale per i bambini quanto per noi adulti che abbiamo scoperto la possibilità dell’Home schooling, e quindi della possibilità di provvedere da soli all’istruzione dei nostri figli. Per cui Martina farà insieme a noi la terza elementare, mia moglie sta già preparando i programmi e i compiti, mentre io farò il maestro “buono” quello che la porta a fare le escursioni e a fare scienza en plain air.

Tommaso che ha cinque anni farà in viaggio l’ultimo anno di scuola materna e la nostra sensazione è che arriverà sapendo già leggere e scrivere, imitando sua sorella. Tutti i maestri che conosciamo e con cui abbiamo parlato ci hanno detto di star tranquilli, i bambini da questa esperienza avranno moltissimi benefici ed impareranno molte cose utili, starà a noi genitori il compito di trovare situazioni in cui possano socializzare con altri coetanei.

Come avete organizzato questo viaggio? C’è già una data d’inizio e di fine viaggio?

La partenza è certa, 15 giugno partenza da Milano Linate, da bravi milanesi imbruttiti, alla volta di Londra, per poi volare il giorno dopo verso Miami e il Sud America.

Per il ritorno le date sono più vaghe, il mega-biglietto che abbiamo acquistato con il supporto di roundtheworldflights e che rappresenta l’armatura di tutta la nostra avventura è costituito da 7 voli. Gli ultimi due voli da Delhi a Dubai e da lì verso Londra a chiudere il giro sono stati prenotati su date fittizie che potremo spostare. Diciamo che noi prevediamo di rientrare verso i primi di maggio, ma molti elementi potranno influenzare la nostra scelta, insomma ci lasciamo aperte molteplici possibilità.

Avete fatto altri viaggi fuori dall’Italia con tutta la famiglia?

In realtà per Tommaso sarà il primo viaggio in aereo, e in un anno ne farà molti altri…

Muoversi in quattro è sempre abbastanza costoso, per cui fino ad ora le nostre mete sono state sempre “a tiro” di macchina. Devo dire però che quando siamo andati in Normandia anche se il viaggio è stato lungo l’organizzazione è stata perfetta, per cui speriamo bene.

Tante persone, nel momento in cui diventano genitori preferiscono non affrontare viaggi sopratutto con bambini piccoli: cosa consigliate a questi genitori?

I bambini hanno bisogno di routine, ma allo stesso tempo sono degli esseri straordinariamente adattabili. Per cui quello che la nostra esperienza di genitori ci ha insegnato è che ai nostri figli possiamo far fare praticamente di tutto, basta dar loro la sicurezza di alcuni momenti o riti ricorrenti, che siano validi a Milano, in un campeggio in alta montagna o nel deserto di Atacama.

Speriamo quindi con questo viaggio di allenare la loro adattabilità, alle situazioni, alle culture diverse e in generale verso il mondo esterno. Perché è un mondo sempre più complicato e credo che proteggerli e metterli sotto una campana di vetro non sia una soluzione lungimirante per il loro futuro.

Avete un suggerimento da dare ai tanti italiani (soprattutto giovani) che sognano di lasciare tutto per fare un Gap Year?

Soprattutto quando si è giovani i potenziali vincoli (lavoro, famiglia, mutuo) dovrebbero essere minori, per cui l’unico suggerimento è di provarci. Le soluzioni per fare esperienze low cost sono davvero tantissime, bisogna aver voglia di adattarsi e di uscire dalla propria comfort zone. Quando mi sono laureato con quella che sarebbe diventata mia moglie c’è stata per qualche tempo l’idea di andare in Cina, e invece abbiamo subito iniziato a lavorare e la Cina è rimasta un sogno lontano. Chissà cosa avremmo fatto delle nostre vite se avessimo fatto quell’esperienza in un Paese tanto lontano e diverso. Quindi, soprattutto quando si è giovani, bisogna osare, anche nel viaggiare.

Credo che ci sia una frase di Mark Twain che recita più o meno così: “ tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite”. Credo che sia abbastanza di ispirazione.

 

Quante valigie avete programmato di portare con voi?

Questa è l’area di specializzazione di Laura. Ha passato gli ultimi dieci mesi a leggere blog e a guardare video su come si costruisce la valigia perfetta. Alla fine il set-up sono due valigie da 80litri eastpack con la possibilità di aggiungere gli spallacci da zaino, utili per eventuali trasbordi tra treni e bus in Sud America o in Asia. A questi si aggiungono due valigie da 35litri da bagaglio a mano con quattro ruote, che hanno superato severissimi drive test, e devo ammettere che sono molto comode. Poi ognuno di noi avrà uno zainetto per i propri giochi e passatempi. Insomma partiremo per un anno, con meno valigie che per le ferie estive al mare, anche perché se c’è bisogno si può acquistare in giro, e quella maglietta diventa anche un ricordo del viaggio.

Cosa non deve mai mancare nella valigia di una famiglia in viaggio?

Laura vi risponderebbe il sacco-letto e vestiti da comporre a strati, così da poter passare agilmente dalle spiagge australiane agli altopiani andini. Tommaso è inseparabile dal suo Schelkelton un cane di peluche nominato così in onore dell’esploratore polare, ed è quindi un cane coraggioso che ci proteggerà tutti. Martina ci tiene molto ai suoi costumi da bagno e al tablet per rimanere in contatto con i suoi amici. Per quanto mi riguarda il mio sogno sarebbe di poter girare il mondo solo con il mio fidato coltellino svizzero, ma forse sono un po’ troppo minalista.

 

Infine ultima domanda, cosa rappresenta per voi viaggiare e cosa volete che imparino i vostri figli da questa incredibile avventura?

Viaggiare per noi ha sempre voluto dire scoprire qualcosa di diverso rispetto  a ciò che siamo abituati. Per nostra natura siamo molto curiosi e la curiosità ci ha sempre spinto a provare ad uscire dai sentieri (troppo) battuti, per provare a percorrere la nostra strada e magari a scoprire cose inaspettate. Oggi quest’esperienza amplifica questo nostro desiderio, ma siamo anche consapevoli che sarà molto di più. Perché un’esperienza così lunga e totalizzante probabilmente ci cambierà anche un po’ come persone, l’interessante sarà scoprire come.

Per i ragazzi, l’idea è quella di offrirgli una finestra sul mondo, di mettersi alla prova con qualcosa che fino al giorno prima era lontanissimo da loro e vedere come sapranno adattarsi. Penso che almeno un po’ questo viaggio definirà gli adulti che saranno, quindi speriamo che riescano a vivere un’avventura che sia di continuo stimolo per loro.

Potete seguire le loro avventure di Daniele e famiglia sul loro profilo instagram: @iragazzistannobene

A proposito dell'autore

Marco e Felicity

Marco e Felicity, fondatori di questo blog e di Thinkinnomads.com - In viaggio per il mondo dal 2004 con oltre 110 nazioni visitate nei 5 continenti. Prima viaggiatori e poi travel blogger, sognatori e sempre in cerca di nuove avventure. Al momento in viaggio in Asia con Maya e Isabella, le nostre due bambine.

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