Quando portiamo avanti la nostra passione per i viaggi, visitando località e paesi vicini e lontani, uno degli aspetti più gradevoli della giornata è la possibilità di interagire con culture, usi e costumi differenti dai nostri, per poterci confrontare con essi.

Questo ci offre una possibilità quasi unica ed eccezionale: quella di aprire la nostra mente. A volte l’interazione con le popolazioni locali migliora quando ci troviamo di fronte persone con un alto livello educativo, che ci permette di comunicare in una lingua comune (spesso diversa dalla nostra) e di argomenti magari non limitati alla vita quotidiana.

Esiste a proposito un serissimo studio effettuato dal WEF, il World Economic Forum, la fondazione svizzera senza fini di lucro che organizza famosi incontri a Davos con personaggi ai massimi livelli della politica e dell’economia mondiale, e finanzia diversi studi sulle possibilità di sviluppo dei paesi del mondo.

A questo proposito ha pubblicato recentemente un incredibile studio sul livello educativo, scolastico e culturale in 130 paesi del mondo, che conferma ovvietà e riserva sorprese.

I fattori considerati sono il livello complessivo di istruzione della popolazione, la disponibilità, l’accesso e la qualità delle scuole, i costi e la varietà degli studi disponibili.

Quattro le tematiche prese in considerazione:

  • Capacity: il livello educativo complessivo della popolazione
  • Deployment: distribuzione, il grado in cui le competenze sono accumulate ed applicate alla popolazione
  • Development: lo sviluppo, ossia quanto l’insegnamento si adatti all’evolversi dell’economia e del mondo del lavoro
  • Know-how: misura quanto siano profonde le competenze

In base a questi parametri, questa è la classifica delle 10 nazioni al mondo con il più alto livello educativo

  • Norvegia
  • Finlandia
  • Svizzera
  • USA
  • Danimarca
  • Germania
  • New Zealand
  • Svezia
  • Slovenia
  • Austria

Il vecchio Continente è decisamente in testa alla classifica, in particolar modo i paesi nordici. In fondo ad essa si trovano ovviamente una serie di paesi poveri nei quali la vita non è sempre facile, ed è legata più alla sopravvivenza che allo sviluppo; gli ultimi 5 sono infatti Mali, Etiopia, Senegal, Mauritania e Yemen (con la sua terribile guerra civile).

E l’Italia?

Il Bel Paese si trova al 35° posto, subito dopo Bulgaria, Malesia e Cina. La motivazione di questa posizione in classifica sono il basso tasso di partecipazione alla forza lavoro, con un’elevata disoccupazione giovanile ed un ampio divario di genere fra uomini e donne.

Inoltre l’Italia ha un punteggio scarso sulla qualità della formazione sul posto di lavoro, che tende a sfruttare le energie del singolo sviluppando meno le sue potenzialità. Un indice positivo invece hanno la qualità globale della formazione scolastica e soprattutto l’ottima formazione dei nostri laureati.

Nessuno stupore, vero?

A proposito dell'autore

Paolo Ponga

Sono area manager di una multinazionale alimentare, ma in realtà viaggiatore "compulsivo" da tutta la vita, senza possibilità di guarigione, da quando ho capito che i viaggi sono la benzina per il motore della mia anima. Alterno viaggi di scoperta o fatti per nutrire la mente ad altri specificatamente pensati per le immersioni, fatte ovunque ci sia abbastanza acqua.

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