Se mi chiedete quali sono le tre cose che mi sono piaciute di più di questa settimana la risposta è semplice: i sentieri della foresta che solo Rigo vedeva, i pomeriggi in barca sotto il sole a picco sul lago Chalalan e le chiacchierate con la nostra guida, Rigo appunto.

La foresta

Nella penombra della foresta ci sono cose che vedi, funghi di un po’ tutti i colori, ragnatele polverose, formiche che corrono all’impazzata – attenti, queste con l’addome giallo sono formiche militari, pungono – ciuffi di palmette grigiastre, liane che pendono dall’alto come corde di legno, radici che strisciano sul terreno come serpenti antichi, tronchi come colonne di cattedrale che si perdono nella volta di foglie, sul terreno fiori gialli e fiori azzurri – e questi frutti che sembrano nespole?

Fanno venire il mal di pancia – resisto alla tentazione, e poi ce ne sono altre, di cose, che non vedresti mai senza Rigo come – ssst! – trapestio tra le fronde – scimmie ragno, tra un po’ saltano – presa! – ssst! ce ne sono altre – tre ne ho fotografate, nere, tutte zampe e coda come pupazzi di fil di ferro – ssst! scimmie urlatrici – dove? – là in alto – immobili e curiose ci vuole un bel po’ per scovarle con lo zoom e solo così capisci quanto può essere alto un albero della foresta amazzonica.

Oggi sveglia alle 5:30 col muggito lontano delle scimmie urlatrici.

Risaliamo in barca il rio Tuichi gonfio e marrone per la piena e sbarchiamo su una spiaggetta – il sentiero dovrebbe essere qui – dice Rigo, speriamo, perché la barca se n’è già andata. Un muro di erba alta due metri folta e tagliente, cespugli impossibili da districare, grandi tronchi di alberi caduti, Rigo si fa strada con precauzione, guarda, tentenna, taglia rami e finalmente usciamo dal groviglio della riva su una specie di traccia appena accennata tra gli alberi.

Terreno fangoso – orme fresche di giaguaro – ci indica Rigo, chissà se è vero, ci vuole impressionare – e queste ossa? – pecari, probabilmente mangiato dal giaguaro – magari era vero, più avanti un fosso con acqua stagnante – tartaruga d’acqua – fa segno con la punta del machete senza disturbarla, si intravede appena la testa bordata di rosso, e finalmente la nostra meta, uno slargo fangoso tutto ciancicato da orme di animali – vengono qui a mangiare l’argilla ricca di sali.

Un’ora d’attesa sulla piattaforma di legno in silenzio assoluto: uno scoiattolo su e giù tutto indaffarato, tre uccelli tipo tacchino in alto sugli alberi, formiche nere a centinaia sui nostri piedi e termiti bianche che rodono l’asse su cui siamo seduti, gracidio di pappagalli, niente di più grosso, colpa del giaguaro?

A camminare nella foresta si suda in maniera esagerata, l’obiettivo della macchina continua ad appannarsi, ancora alberi caduti a intralciare il sentiero, su una palma al di là di uno slargo tre scimmie cappuccino cercano insetti tra le foglie secche ma trovano un nido di formiche, si sfregano nervose le mani e saltano via, poi ancora ombre e silenzio, su un ramo un tucano immobile con la testa che sembra di plastica, un picchio rosso sale a spirale su un tronco, gli stivali vengono risucchiati dal fango, finalmente il sentiero del lodge.

E di sera? Passeggiata con le torce, qualche ragno che dorme, tante rane scocciate, un piccolo pitone timido, una tarantola che gioca a nascondino, poi in camera caccia alle rane, quella sulla parete della doccia ma soprattutto quella che esce dal water quando lo apri per le tue necessità notturne.

Il lago

Al pomeriggio in barca sul lago, sole bollente, luce accecante, riflessi ipnotici nell’acqua nera. Cosa si vede? La foresta innanzitutto, solo da qui si capisce quanto sono alti, quanto sono compatti, quanto sono diversi gli alberi della foresta, un muro verde che affonda rami e tronchi morti nelle acque del lago e su questi rami e tronchi uccelli scuri e uccellini colorati che volano via a pochi metri dalla barca.

I nomi li sa tutti Rigo, il silenzio è rotto dallo sciabordio delle pagaie e da versi strani, una specie di muggito soffocato, sbuffi tra le foglie, due ara gialli e blu gracidano alti su un albero, uccellini dalla testa rossa si rincorrono tra le frasche, un martin pescatore bianco e verde aspetta l’occasione, una fila di pipistrelli a testa in giù lungo un ramo aspetta la sera.

La calma è distrutta da una banda di scimmiette giallastre dal muso bianco e nero – sono scimmie scoiattolo – dice Rigo – vanno sempre in gruppo come una banda di teppistelli – arrivano ai frutti di una palma e nel trambusto ne fanno cadere parecchi in acqua.

D’improvviso compaiono tra le foglie due altre scimmie – sono scimmie cappuccino, seguono le scimmie scoiattolo per prendere gli insetti snidati dal casino – e non sono le uniche a seguire i teppistelli, in acqua si è avvicinato un piccolo caimano – aspetta nel caso qualcuna cada in acqua – guarda il caimano in acqua, guarda le scimmie sui rami, guarda gli ara gialli e blu in cima alla pianta, un torcicollo.

E arriva la luce magica del tramonto, nuvole bianche sopra la foresta, quattro turisti appena arrivati sul pontile, le due ragazze si tuffano in acqua, i caimani sono piccoli, bagno anche per noi.

La guida

Dalla piattaforma alta sul lago si vedono il pontile e le barche, piccolissime rispetto agli alberi, il lodge è nascosto nel verde che si stende a perdita d’occhio, è la foresta del Madidi.

La pioggia scende dalle colline verdeazzurro all’orizzonte, scivola come un velo grigio sulle chiome compatte e si scarica a raffiche sull’acqua scura del lago, qui, sotto gli alberi, non una goccia. Nell’attesa che spiova si chiacchiera in un misto di inglese/spagnolo/italiano – Rigo, cosa facevi prima di fare la guida? – stavo nella comunidad a San Josè, tre ore di barca più in su lungo il Tuichi, ero molto giovane, si preparavano delle zattere e si scendeva un po’ lungo il fiume, ci si fermava per cacciare con archi e qualche fucile, poi si scendeva ancora, si cacciava e così via fino a San Buenaventura, si vendeva tutto e si tornava a piedi a San Josè.

E adesso con il parco e il lodge? – il lodge va bene ma vogliono costruire una strada nel parco e tutto potrebbe finire – e voi? – cosa possiamo fare noi indigeni contro il governo, siamo troppo pochi? Poi, inaspettata, una domanda – chi sono gli indigeni in Italia? – ci guarda e aspetta una risposta – beh, noi siamo gli indigeni – non capisce, ci guarda ancora – no voi siete gli invasori – dopo quasi cinquecento anni noi europei siamo ancora per definizione “gli invasori” di tutti i mondi degli indigeni, difficile dargli torto.

Informazioni

Il Chalalan Ecolodge è nel mezzo del Parco del Madidi, in Bolivia, un parco che scende da cime di 6.000 metri ai 200 metri della foresta amazzonica ed è talmente ricco di specie vegetali e animali da essere ritenuto da molti studiosi il parco con maggior biodiversità del pianeta.

E’ gestito dalla Comunidad de San Josè de Uchupiamonas, un centinaio di famiglie di indios quechua e tacana, unico villaggio lungo il rio Tuichi.

Per arrivarci, 45 minuti di volo da La Paz a Rurrenabaque, poi 7-8 ore di barca sul rio Beni e sul Tuichi, quello dove si è perso ed è sopravvissuto per tre settimane Yossi Ghinsberg che poi ha narrato il suo incubo nel libro “Back from Tuichi”, altro titolo “Lost in the jungle”, dal libro è stato tratto il film “Jungle” con Daniel Radcliffe.

Ecco il video

 

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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2 Risposte

  1. Roberto

    Che emozione leggere questi racconti anche di un posto lontano così lontano da casa e che forse non vedrai mai. Ciao. Roberto

    Rispondi
  2. Luigi Lazzaroni
    Luigi Lazzaroni

    Ciao Roberto, sono contento che il racconto susciti emozioni, per vedere posti simili ci possiamo organizzare…
    Luigi

    Rispondi

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