In Francia esistono molti luoghi particolari, che assumono fascino e magia: fra questi un luogo incantato vicino ad un famosissimo passo alpino, molto conosciuto al pubblico. Il passo è il Col de l’Iseran il valico automobilistico più alto d’Europa, con i suoi 2770 metri d’altezza, di poco superiore allo Stelvio.

Situato nel dipartimento della Savoia nelle Alpi Graie, raggiungibile tramite una strada carrozzabile fatta costruire negli anni ’30 dal presidente francese Albert Lebrun, è stata oggetto di ben 7 edizioni del Tour de France.

È infatti una meta ambita da ciclisti e motociclisti, che l’affrontano nei mesi estivi ben consci della temperatura che troveranno in cima al passo: 6/8 gradi centigradi rinfrescati da un forte vento che arriva dalle montagne intorno.

Una gioia per chi l’ha affrontato. Per non parlare del rischio di un mutamento improvviso delle condizioni meteorologiche, che possono regalare un’improvvisa nevicata estiva.

Così, da mulattiera seicentesca costruita per consentire ai pastori il commercio dei formaggi nei due versanti alpini, si è trasformato in ambita meta turistica con paesaggi decisamente fuori dalla norma.

 

 

Bonneval sur l’Arc

Ai suoi piedi invece, dalla parte della alta Vallée de Maurienne che porta al passo del Moncenisio oppure a Modane, si trova un villaggio degno di Heidi a 1759 metri di altitudine minima.

Il paese si chiama Bonneval sur l’Arc, il fiume locale, abitato da 255 anime dedite alla pastorizia di mucche, pecore e capre, e da qualche anno a quella del forte afflusso turistico, invernale ed estivo.

L’occupazione della alta Vallée de Maurienne da parte di antiche popolazioni data addirittura al Neolitico, confermata dalla presenza di pitture rupestri; in seguito ci furono gli arrivi dei pastori piemontesi e valdostani che qui conducevano le greggi a pascolare d’estate.

Intorno all’VIII° secolo d.C. ci fu l’arrivo di nuovi abitanti alpini che si mescolarono con un gruppo di saraceni che erano arrivati fin qui. Il paese venne poi fondato all’inizio del X° secolo, ed in seguito appartené ai conti di Maurienne.

Poche notizie sono giunte nei secoli successivi, fino all’arrivo delle truppe rivoluzionarie francesi nel 1792 che occuparono l’area, ed alla definitiva cessazione della Savoia alla Francia nel 1860.

La vita a Bonneval sur l’Arc continuò a procedere come nei secoli passati, finché gli abitanti si resero conto delle potenzialità e del patrimonio naturale di cui disponevano. Cominciarono così a sviluppare, soprattutto nelle frazioni fuori dal centro del paese, la ricettività turistica che attualmente consente di ospitare circa 2700 persone, fra piccoli hotel, case in affitto e baite alpine.

Il paese vero e proprio rimane invece inviolato da ogni influenza esterna o moderna, che quando esiste, viene attentamente nascosta agli occhi dei turisti, e che consente a Bonneval l’iscrizione alla lista dei paesi più belli di Francia.

Vengono costruite strutture per lo sci alpino e quello di fondo e si organizzano le ascensioni sulle cascate di ghiaccio per quanto riguarda gli sport invernali, mentre d’estate vengono accolgono ciclisti e motociclisti oltre agli alpinisti che affrontano le montagne che sovrastano l’area, come l’Aiguille de Pers (3386 mt) od il Col des Fourse (2976 mt).

Nel paese la maggior parte degli edifici, antichi e tozzi, sono in pietra sbozzata unita dalla calce, mentre le finestre sono strette e verticali; sul lato esposto al sole i balconi di legno, spesso decorati da enormi vasi di fiori messi al posto dei mattoni ricavati dal letame di pecora da utilizzare come combustibile per il riscaldamento, usati un tempo.

Le antenne per i collegamenti telefonici o per la tv sono interrate per mantenere l’aspetto originale del villaggio. Intorno un paesaggio meraviglioso, unito ad un paese rimasto di carattere medievale, che invita sicuramente ad una gita in montagna, anche quando non ci si voglia avventurare in pratiche più estreme.

A proposito dell'autore

Paolo Ponga

Sono area manager di una multinazionale alimentare, ma in realtà viaggiatore "compulsivo" da tutta la vita, senza possibilità di guarigione, da quando ho capito che i viaggi sono la benzina per il motore della mia anima. Alterno viaggi di scoperta o fatti per nutrire la mente ad altri specificatamente pensati per le immersioni, fatte ovunque ci sia abbastanza acqua.

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