Continua il racconto del mio trekking del lupo sull’ Argentera in Piemonte. Se non avete letto la prima parte la trovate qui

Quinto giorno – Rifugio Questa 2.388 m/Terme di Valdieri 1.368 m

Km 14,5/ salita 133 m/ discesa 1.074 m

Oggi giornata di quasi riposo, tutta discesa.

Prima tappa Lago del Claus, solito panorama: costone roccioso, ghiaione e lago ma meno bello di quelli di Fremamorta (nel panorama sono comprese le tende di un gruppo di boy scout ancora insonnoliti che cercano di capire dove si sono svegliati).

Arrivano i primi danesi, i due subito accelerano, io voglio fotografare con calma la bellissima strada di caccia dei Savoia: nella prima foto si infila un solitario lupetto, nella seconda tre coccinelle chiacchierine, poi robusti danesi e bionde vichinghe, alla fine passano tutti e resto solo a fotografare i sassi piatti della mulattiera.

Una brezza leggera increspa la superficie del Lago Inferiore di Valscura – è presto, perché non saliamo agli altri laghetti? – per risposta due sguardi di compatimento, proprio tu? Ok, scendiamo al Valasco.

Sentiero noioso, rifugio che non c’azzecca proprio, è una ex palazzina di caccia dei Savoia, troppa gente e c’è anche chi arriva col gippone, ancora sentiero noioso e trafficato giù fino alla civiltà delle Terme Reali di Valdieri. Sicuro che possiamo entrare con gli scarponi? – alla reception dell’Hotel Royal una signora ci squadra impassibile poi ci indica cortese la palazzina dove potremo dormire, è un posto tappa GTA (Grande Traversata delle Alpi) gestito dall’albergo, una lussuria, brande vere, doccia calda, mutande e calzettoni appesi ad asciugare un po’ ovunque, siamo solo noi tre.

Cena alle 19:00 – dove? – al ristorante dell’hotel – sicuro? Tavolo appartato ma i camerieri ci trattano come e meglio dei clienti: lasagne, brasato al rosmarino, insalata di fagiolini e patate, bocconcini di semolino impanato, torta di pere o budino al ciocccolato, birra artigianale. Quanto spendiamo in tutto? – come ieri al rifugio – quanti giorni ci fermiamo?

 

Sesto giorno – Terme di Valdieri 1.368 m/Rifugio Genova 2.015 m

Km 18,95/ salita 1.253 m/ discesa 651 m

Nella notte i due hanno tramato – perché invece di due tappe corte non ne facciamo una appena un po’ più lunga? – inutile mettere ai voti, sarà un massacro.

Risaliamo il versante nord-est dell’ Argentera in una faggeta buia, bosco da lupi che ovviamente non vedremo mai, poi larici che si piegano nel vento, c’è uno che sta scendendo con passo svelto, è il tedesco mezzo matto del rifugio Regina Elena – allora c’era il sentiero? – ja, natürlich! Sosta al Lagarot di Lourousa, polle d’acqua a formare un limpido laghetto, un camoscio ci osserva curioso, croci e lapidi – cosa sono? – sono quelle dei ragazzi morti scendendo dal Canalone di Lourousa – ci indica un nonno con nonna e nipoti appena arrivati, un chilometro rettilineo di ghiaccio a picco sul versante nord dell’Argentera, una classica dello scialpinismo con un alto fattore di rischio.

Lo sapete come sono le salite quando non vedete l’ora di arrivare: una scarpata scoscesa e un corto pianoro, un bastione incombente e un falsopiano ma proprio falso, poi.. si ricomincia – rifugio? over there – mi rispondono due biondine dai pomelli rossi (ma non sono danesi) che incrocio salendo, ormai non ci credo più.

Al Morelli-Buzzi, 1.000 metri sopra le Terme Reali di Valdieri, i due mi offrono una Coca rinfrescante, no gli stambecchi lì a cinque metri che leccano il cemento del muro proprio non li fotografo, dove andrebbe a finire tutto il mito della natura selvaggia? Sosta per un panino su al Colle di Chiapous a studiare la cima-fortezza del Monte Matto alle nostre spalle, dalla conca del Lago del Chiotas, sale una solitaria escursionista sulla trentina, quattro parole in italo-inglese, arriva dall’Olanda, dalla Frisia per essere precisi – conosci la Frisia? si meraviglia – certo, e conosco anche i cavalli di Frisia – sguardo tipo cosa stai dicendo?

Una famiglia di stambecchi bruca tranquilla su un costone lì di fianco, questi sì che li fotografo. Discesa solitaria, e ti pareva, verso il Lago del Chiotas circondato da una fascia di riva sabbiosa, brutto, manca acqua.

Al Rifugio Genova due bambini sono assorbiti da un asino e dalla barba della sua capretta, quattro francesi e tre italiani cenano e vanno a dormire sui prati lì attorno – non fa freddo – dicono, un alpinista e la sua guida che sembra un ragno tanto è magro domani saliranno sull’Argentera, io ho freddo e salgo in branda, stanco morto.

Settimo giorno – Rifugio Genova 2.015 m/San Giacomo 1.250m

Km 15,2/ salita 510 m/ discesa 1.270 m

Ultimo giorno, la guida e il suo cliente chissà dove sono già arrivati, i due fremono, sentono aria di casa, l’attacco alla salita del Colle di Fenestrelle è lì a due passi dal rifugio, non c’è vento ma siamo in ombra e non fa certo caldo.

Dopo un quarto d’ora ci raggiungono i quattro francesi, attrezzatura perfetta, scarponi, bastoncini, giacche aderenti, zaini multicolore, occhiali tecnici da sole – bon jour – bon jour – altro quarto d’ora e arrivano i tre italiani, attrezzatura un po’ naif, uno con le scarpe da tennis, un altro con la camicia a quadrettoni, un ramo per bastone, occhiali da vista, parlata toscana, tre amici partiti alla ventura, ogni volta che ti giri per farli passare vedi le cime dell’Argentera che si riflettono nel lago sempre più in basso.

Sul colle i due laghetti sono ridotti a pozze torbide, quelli di Fremamorta restano sicuramente al top – noi andiamo avanti – no problem, figurati se non sono abituato. Discesa tra prati verdi inondati dal sole, cavallette che saltano sul sentiero e farfalle che cincischiano sui fiori, in fondo alla valle si vede lontano il Rifugio Soria-Ellena dove siamo arrivati il primo giorno, cielo azzurro, ho tempo e voglia di guardarlo, rondoni eleganti in volo, silenzio, niente vento, nessun ruscello a gorgogliare insistente.

Chiuso il cerchio attorno all’Argentera è già tempo di ricordi, camosci prudenti, marmotte ciccione, stambecchi fin troppo socievoli, niente lupi e ce lo aspettavamo, niente aquile e niente gipeti ma se guardi solo i sassi del sentiero non li vedrai mai, valli profonde, torrenti carichi di acque e di trote, pareti scoscese, sentieri impegnativi, neve sulle cime, Alpi vere a 50 chilometri dal mare.

I due mi aspettano a torso nudo seduti sui massi attorno al torrente – tutto bene? – sì – ok, ci vediamo al parcheggio. Amen.

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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