Erano anni che seguivo con trepidazione l’evolversi contrastato di questo nuovo progetto faraonico degli Emirati Arabi Uniti. E dopo più di due lustri, tra continui rinvii e polemiche ecco che una prima parte ha finalmente preso vita: il Louvre Abu Dhabi.

Ora vediamo quanto ci metteranno a completare l’intera “isola della felicità” cioè un’intera cittadella della cultura che dovrebbe prevedere anche un avamposto del Guggenheim disegnato da Frank Ghery, attualmente in costruzione lungo la costa, il Museo Nazionale degli Emirati Arabi Uniti, progettato dall’architetto britannico Norman Foster, un centro futuristico di arti dello spettacolo progettato da Zaha Hadid e un museo marittimo che celebrerà la connessione del paese con il mare, progettato dall’architetto giapponese Tadao Ando.

Che concentrato di architettura e archistar!

Chi vivrà vedrà. Per adesso accontentiamoci del Louvre ideato dall’architetto francese Jean Nouvel.

Louvre Abu Dhabi

L’edificio merita di per se’ l’intera visita. I simboli per descriverne la sua concezione si sprecano: una medina araba, le palme delle oasi, i suk, le geometrie a stella orientali ed in effetti sono tutti elementi che vi si ritrovano e si armonizzano perfettamente con l’ambiente circostante.

I 55 elementi cubici bianchissimi che ospitano le sale espositive  sono sormontati da una grande cupola traforata alta 180 metri con una circonferenza di 565 metri.

Il puzzle di 7.850 stelle metalliche di dimensioni differenti le cui trame, ispirate alle geometrie orientali, creano aperture che proteggono dall’irraggiamento diretto e contribuiscono a mantenere freschi gli ambienti sottostanti ricordano per fattezze il raffinato curtain wall disegnato da Nouvel sull’involucro dell’Institut du Monde Arabe di Parigi.

L’effetto finale è quello di creare un gioco di luci e ombre, una “pioggia di luce”  come la definisce Jean Nouvel, continuamente cangiante con il passare delle ore. Un organismo vivo e sorprendente capace di realizzare in ogni istante nuove atmosfere, visioni, opere d’arte!

L’altro elemento oltre la luce che stupisce immediatamente è la commistione tra vetro, pareti bianche e acqua che si alternano e si compenetrano senza soluzione di continuità.

Il Louvre nasce dalla necessità degli Emirati Arabi di diversificare la propria economia. Non più solo petrolio, parchi divertimenti e opere gigantesche, ma anche cultura.

Come nasce il museo

Il museo nasce come dice Sua Eccellenza Mohamed Khalifa Al Mubarak, Presidente di Abu Dhabi Tourism & Culture, “Il Louvre Abu Dhabi incarna la nostra convinzione che le nazioni crescano sulla diversità e l’accettazione, con una testimonianza curatoriale che sottolinea come il mondo sia sempre stato interconnesso. Il museo rappresenta l’ultima innovazione in una lunga tradizione di conservazione culturale promossa dai leader fondatori degli Emirati Arabi Uniti.

Il Louvre Abu Dhabi rappresenta un elemento della strategia culturale di Abu Dhabi, che mira a tutelare il nostro ricco patrimonio e catalizzare la creatività. L’investimento in un vivace ecosistema culturale supporta lo sviluppo degli Emirati Arabi Uniti come società moderna e dinamica.

Il Louvre Abu Dhabi ispirerà una nuova generazione di leader culturali e di pensatori creativi nel dare il proprio contributo alla nostra nazione tollerante e in rapida evoluzione”.

Quindi cultura come sinonimo di tolleranza, dialogo tra Occidente e Oriente, sulla base di valori condivisi che partono dalle opere d’arte, unione dei popoli, sviluppo su cui puntare per il futuro.

Speriamo solo che la teoria sia seguita dalla pratica, ma almeno le basi concettuali sono assolutamente condivisibili.

Anche l’interno è strutturato con una nuova concezione diversa da quella tipicamente occidentale con lo scopo di mostrare i risultati raggiunti dall’umanità dalla preistoria ai nostri giorni.

La galleria non è organizzata in base alla geografia e alla cronologia ma è concepita attorno a 12 macrotemi o “cronotemi” (a partire dalle prime civiltà, civilizzazioni ed imperi, religioni universali, cosmografia, challenging modernity per arrivare fino alla globalizzazione ben incarnata dall’installazione di Ai WeiWei, la Fontana di Luce che simboleggia la Torre di Babele) declinati attraverso le testimonianze sia dell’occidente, dell’oriente e dell’africa.

Ed ecco nella prima sala alcune teche che espongono ognuna tre opere simili per concezione ma provenienti da civiltà totalmente diverse ma che mette in evidenza somiglianze tra i canoni, nonostante ciascuno abbia una propria modalità di espressione.

Un concetto che si sviluppa lungo tutte le sale, magari non immediatamente evidente, ma che è la vera innovazione di questo museo che vuole essere universale.

Opere che diventano atemporali e a-spaziali  rivelando l’universalità del linguaggio artistico sia esso moderno, primitivo, occidentale o orientale.

Da una piccola statuetta dell’Asia Centrale di 4mila anni fa che raffigura la Bactirian Princess a una grande statua di Ramses II, da una stele funeraria di Tutankamon al sarcofago della principessa Henuttaui, passando per una sala dove sono esposti fianco a fianco testi sacri dell’islam, del cristianesimo, del buddismo e del taosimo, fino ad arrivare a metà del percorso a La belle Ferronnière di Leonardo da Vinci.

Sarà forse in questa stessa sala che sarà esposto anche il Salvator Mundi,  l’opera di maggior richiamo e di maggior prestigio di tutto il Louvre di Abu Dhabi e che con 450 milioni di dollari è in assoluto l’opera d’arte più pagata al mondo. (ma ancora non vi è traccia, forse stanno valutando l’autenticità o forse lo stato di conservazione o forse chissà…).

Si continua con statue del Canova, un grande quadro di Jacques-Louis David che raffigura Napoleone che attraversa le Alpi, Il Pifferaio di Manet e opere di Van Gogh, Cézanne, Brancusi, Pollock, Mondrian, Giacometti, per arrivare a Cy Twombly.

Sorprendente è l’accostamento tra l’opera di questi due ultimi artisti con manufatti primitivi che ne evidenziano le similitudini e il profondo potere evocativo del segno come prima manifestazione artistica dell’essere umano.

Alla fine del percorso, direttamente sotto la grande cupola, due opere di grande suggestione: uno splendido bassorilievo in calcare realizzato da Jenny Holzer, For Louvre Abu Dhabi, che celebra la storia del dialogo interculturale a partire da tre testi antichi risalenti agli Assiri e ai Sumeri, e Leaves of Light, una gigantesca installazione site specific di Giuseppe Penone, parte della sua opera Germination. Un albero di bronzo che sembra interagire con la vasta cupola di Jean Nouvel e che vuole simboleggiare la vita così come è condivisa da tutte le culture, e rimandare l’eco dello spirito universale del museo.

Alla fine della visita è d’obbligo una passeggiata sotto la cupola con sosta al bar del museo fronte mare con magnifica vista su Abu Dhabi.

Il distretto Culturale di Abu Dhabi, sull’isola di Saadiyat dista circa un’ora di macchina da Dubai ed è facilmente raggiungibile attraverso una comoda autostrada (ma occhio agli svincoli che sono a volta un filo intricati). Fino al 18 Maggio 2019, inoltre, il museo permanente sarà affiancato dalla mostra “Rembrandt, Vermeer & the Dutch Golden Age” assolutamente da non perdere!

Sulla strada del ritorno da non perdere una piccola deviazione alla Saadiyat Public Beach (15 minuti dal museo) con bella spiaggia, lettini e alcuni bar per un rigenerante bagno finale.

A proposito dell'autore

Carlo Zanoletti

Ingegnere milanese e per di più snob. Nel viaggio cerco la sorpresa e la conoscenza. Detesto la banalità, i tour organizzati e i posti troppo turistici (ma ormai sono pochi). A volte mi sembra sia già stato fotografato e scritto tutto di tutto. La sfida è cercare l’originalità. Nonostante questo mia moglie e le mie due figlie quasi adolescenti mi sopportano ancora!

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