Non posso dire di aver visto ogni angolo del mondo come coloro cha hanno fatto del viaggio la loro vita o il loro lavoro. Tuttavia posso tranquillamente affermare di aver messo il naso fuori dalla mia città natale, e fuori dall’Italia, in più di un’occasione.

Solitamente, quando visito uno stato, una città, un paesino o un parco naturale, ciò che ricordo con maggior nitidezza e per maggior tempo è un singolo dettaglio. Questo può essere l’incontro con una persona, un panorama mozzafiato, una pietanza assaggiata per la prima volta, un elemento architettonico, un museo o una strada caratteristica. Difficilmente mi colpiscono l’intero stato, l’intera città, l’intero paesino, l’intero parco naturale.

Sarajevo

Con Sarajevo non è andata così. Di Sarajevo, tutta, mi sono letteralmente innamorata. Per Sarajevo ho perso la testa. A Sarajevo voglio tornarci.

Quando ti innamori di una persona e ne parli con un’amica, ti soffermi solo qualche istante sulla descrizione del suo aspetto fisico; per te diventa fondamentale raccontarle le sensazione che provi quando sei con questa persona, i motivi per cui ti ha fatto capitolare, il suo odore, le sue forze e le sue debolezze interiori. Ecco, con Sarajevo vorrei fare la stessa cosa: non voglio raccontarvi com’è o cosa si può vedere a Sarajevo, ma voglio raccontarvi cos’è Sarajevo. Voglio raccontarvi le sensazioni, le emozioni, l’energia che trasmette; voglio raccontarvi gli odori, le ferite, la magia che la caratterizzano.

Ho visitato Sarajevo nell’agosto del 2015, durante il viaggio itinerante che io e il mio fidanzato avevamo organizzato in occasione delle vacanze estive. Avevamo deciso di fare un breve tour nei Balcani: Conegliano (la città in cui viviamo) – Belgrado – Sarajevo – Mostar – Dubrovnik – Conegliano.

Nella capitale della Bosnia-Erzegovina abbiamo trascorso quattro giorni. Appena abbiamo varcato l’ingresso del centro città, all’incirca all’ora di pranzo, ho subito sentito una scossa. Energia positiva. L’ora in cui siamo arrivati, il sole che splendeva alto nel cielo, il Sarajevo Film Festival che si stava svolgendo in quei giorni, sono probabilmente stati degli alleati preziosi nel rendere l’arrivo in città di tale impatto.

Appena scesa dall’auto, la sensazione di energia positiva è stata confermata. Energia positiva e contagiosa. Gli studenti camminavano felici per le strade; gli attori, i registi o gli altri addetti ai lavori si dirigevano raggianti verso il loro hotel; le famiglie sedavano spensierate ai tavolini dei bar; i commercianti esponevano i loro prodotti, chiacchierando un po’ con tutti. C’era fermento, c’era vita.

Dopo aver sistemato le nostre cose nell’appartamento che avevamo preso in affitto, abbiamo iniziato ad esplorare e vivere la città.

Sarajevo è islam, cristianesimo e ebraismo che convivono senza drammi.

Sarajevo è camminare tra edifici di stampo europeo e, dopo pochi passi, ritrovarsi catapultati nel mondo ottomano.

Sarajevo è sentire odore di spezie, di caffè e di cipolla, contemporaneamente.

Sarajevo è i suoi abitanti che non hanno paura del multiculturalismo.

Sarajevo è camminare spensierati tra le vie del centro e incupirsi improvvisamente perché a terra noti una delle numerose Rose Rosse: le macchie di colore rosso che coprono i crateri sull’asfalto causati dallo scoppio delle granate.

Sarajevo è la Fiamma Eterna che ti impone di fermarti e riflettere.

Sarajevo è la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra nei Balcani.

Sarajevo è la conferma che ci si può rialzare nonostante le ferite laceranti.

Sarajevo è una cucina che ti fa venire l’acquolina in bocca.

Sarajevo è la capacità di tornare a sorridere anche con gli occhi.

Sarajevo è osservare un edifico di nuovissima costruzione, voltarsi e notare il muro di un altro edificio ricoperto di fori di proiettili.

Sarajevo è grande forza interiore.

Sarajevo è un tunnel che racconta una storia che ti stringe il cuore.

Sarajevo è il dolore di ieri che sa convivere con la felicità di oggi.

Sarajevo è sorseggiare un caffè che è voglia di rilassarsi, di chiacchierare e di condividere del tempo.

Sarajevo è un bambino con le lacrime agli occhi, ma con un sorriso smagliante che ti intenerisce.

Sarajevo è un numero sorprendente di lapidi in ogni area verde della città.

Sarajevo è disprezzo e ammirazione nei confronti dell’essere umano.

Sarajevo è colore.

Sarajevo insegna.

Qualche consiglio utile

1) Moneta e pagamenti

La moneta è il Marco Bosniaco e vale circa 0,50 Euro. Nelle banche italiane non è così semplice trovarlo, ma questo non è un problema. In centro ci sono numerosissime le agenzie di cambio a cui rivolgersi. È indispensabile avere contanti con sé. Infatti gli hotel e i grandi ristoranti accettano pagamenti con carte di credito, ma le realtà più piccole, e più interessanti, no.

2) Viabilità

In centro è praticamente impossibile spostarsi in automobile o anche solo trovare un parcheggio. Per chi arriva in automobile, suggerisco, come ho fatto io, di parcheggiarla e non muoverla più fino al momento della partenza.

Per visitare la città ci si può spostare tranquillamente a piedi. Se mi fossi fermata un giorno in più, avrei noleggiato una bici in modo da arrivare anche agli angoli più lontani. Per raggiungere mete fuori città, come il Museo del Tunnel, è indispensabile un mezzo di trasporto. Io ci sono andata con un tour organizzato da Insider (www.sarajevoinsider.com), la guida che ci ha seguiti era brava e piacevole.

3) Alloggio e cibo

Io consiglio di dormire in centro, vicino al quartiere ottomano. È comodo e la zona è stupenda. Io avevo prenotato un appartamento tramite airbnb e mi sono trovata benissimo. Per quanto riguarda il cibo, c’è solo l’imbarazzo della scelta: la cucina è varia (tradizionale, fusion, internazionale), ottima e si paga poco.

4) Temperatura

Anche se ci andate d’estate, come ho fatto io, portatevi sempre almeno un capo a maniche lunghe.

5) Sicurezza

Sia in pieno centro e sia nelle vie secondarie, sia di giorno e sia di sera, non ho mai provato la sensazione di volermi guardare alla spalle o di essere in un luogo non sicuro.

A proposito dell'autore

Irene Rosolen

Racconti. Ascoltarli. Raccontarli. Scriverli. Osservarli. Viverli. Un libro contiene una storia. Un tour diventa un racconto. Il nostro passato conserva un racconto. Un piatto profuma di un racconto. Il volto di ogni persona mostra un racconto. Il vicino di casa nasconde un racconto. Un albero sussurra un racconto. Il viaggio è un racconto. Anzi, no, il viaggio è il Re dei racconti, li ingloba tutti, in tutte le salse. Ecco, io vivo di racconti. E poi vivo a San Vendemiano, vicino a Conegliano (TV), con mio marito e nostra figlia.

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2 Risposte

  1. adami giancarlo di livorno

    NOI CI SIAMO STATI £ ANNI FA ABBIAMO TROVATO UN RAGAZZO CHE CI HA SPIEGATO LA VERA STORIA DELLA GUERRA DI SARAIEVO GRANDE SPIEGAZIONE LUI AVEVA ) ANNI E NE HA PASSATE DELLE BELLE ( BRUTTE ) esperienze la citta è in netta ripresa molto bella andateci merita una visita

    Rispondi

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