Il fascino della storia umana è sempre stato quello di lasciarci insegnamenti importanti. C’è un luogo in Italia che di questo fascino ne è colmo, un posto che ha così tanta storia che il solo pronunciare il suo nome, evoca ricordi di cosa stia alla base di molto che c’è su questa terra. Questo luogo è Roma.

Roma

La modernità di questa immensa metropoli, però, soffre di criticità endemiche e sarebbe davvero bello per me poter entrare nei suoi aspetti. Perché nonostante tutto, in tanti la amano ancora e la adoreranno per sempre. Perché Roma non la si può odiare. In qualsiasi ubriachezza essa ti coinvolga, alla fine, ti lascia sempre il desiderio del ritorno.

So che sarà così anche per me e non posso non approfittare di questo viaggio tra le bellezze della città per poter capire qualcosa di più di questo sentimento dolce-amaro. Ho solo quattro giorni, nemmeno un millesimo del tempo che ha visto questa immensa città cambiare d’abito più volte nel corso del suo tempo. Ma proverò a viverli intensamente perché Roma se lo merita.

Roma: i suoi abitanti

Se dovessi paragonare la città al corpo umano, direi che ho voglia di parlare con la sua pancia, con quella parte di Roma che assimila ogni cosa e ne trae un risultato. I suoi abitanti.

Parlare con loro cioè di quello che essi hanno nel cuore, di quello che Roma sta costruendo nei loro pensieri. Parto per questo viaggio con l’intenzione di osservare la bellezza che la città sa offrire ma, disperso tra la folla di turisti, cercando di “importunare” tanta gente locale. Certo del fatto che la storia che ne verrà fuori, sarà solo una delle tante che la capitale d’Italia sa offrire.

Il viaggio è assolutamente una condizione da condividere e iniziare dalla famiglia è il presupposto per un’ottima associazione di idee.

Scegliamo di alloggiare in un appartamento del quartiere Prati. Un rione residenziale che ci offre tariffe a basso costo data la stagione non ancora turistica.

Niente hotel o B&B, per questa esperienza vogliamo entrare subito a contatto con una realtà abitativa il più possibile vicina all’esperienza di una casa. Scegliamo di soggiornare in quel pezzo della metropoli forse anche perché poco pratici di cosa possano offrire gli altri quartieri.

Tuttavia poco ci interessa la vita della classe medio-alta che vive da quelle parti e desideriamo metterci subito in cammino per affrontare Roma e i suoi monumenti. Siamo, difatti, a due passi da Piazza S.Pietro ed è la prima tappa verso cui siamo intenzionati ad approdare.


Purtroppo il proprietario del trilocale che abbiamo affittato non può accoglierci al nostro arrivo tra le mura della capitale. A causa di impegni di lavoro si trova fuori città per tutto il tempo del nostro soggiorno. Tuttavia ci riserva ogni centimetro della sua gentilezza offrendoci un contatto continuo tramite messaggi al cellulare e indicandoci dove trovare le chiavi dell’appartamento: presso un bar appena sotto il palazzo dove dovremmo stare. Il proprietario è un suo amico e basterà chiedere di lui.

Come primo impatto, potrebbe sembrare una svolta poco professionale della gestione del nostro arrivo, io invece trovo che dia esattamente quel senso di trovarsi in famiglia che stavo proprio cercando. Mi viene difatti offerta già da subito l’occasione per fare due chiacchiere e colui che tiene le nostre chiavi è il mio obiettivo.

Saranno così loquaci i Romani come sento spesso dire?

Er cupolone

Lo spunto per una prima riflessione me lo fornisce l’elemento architettonico che è il simbolo della romanticità della città. “Er cupolone”, una delle più vaste coperture in muratura mai costruite dall’uomo.

Dal bar si vede benissimo mentre si erge maestoso sopra i tetti delle case. Domina la vista degli abitanti e sembra quasi un punto di riferimento anche per il mio interlocutore. Aprire tutte le mattine il bar accompagnati dal bianco dell’edificio è per lui come far entrare tutta l’aria della città nel suo piccolo luogo di ristoro. Del resto, la cupola stessa è il più alto sinonimo della languidezza dell’anima Romana.

E’ il punto con la vista più ampia sul tutto il centro storico, l’antica Roma delimitata dalle mura Gianicolesi e Aureliane definite dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. In più la cupola stessa fu l’ultima opera che Michelangelo Buonarroti progettò prima della sua morte. Impresa tanto grande da dover essere terminata da altri a causa del suo decesso avvenuto quasi a termine lavori.

Comincio a capire perché ogni buon sentimentale essere umano non dovrebbe mai esimersi dall’andare a trovarla almeno una volta nella vita e perché essa sia uno degli orgogli dei suoi abitanti.

Il Gianicolo

Affascinati dal racconto appena sentito sull’immagine che questa città può regalare se vista dall’alto, optiamo per una camminata al Gianicolo. Uno dei suoi giardini sopraelevati. Pur essendo su di un colle, esso non è tra i sette su cui Roma poggia, ma è quello più all’esterno della città. La vista che da lassù spazia dai quartieri est fino alle prime cime dell’Appennino Centrale, è però una sorprendente emozione di magnificenza.

In piedi su un muretto, mentre tutti noi scattiamo fotografie, la vedo, immane ai miei piedi, senza l’angoscia del traffico caotico del centro e la trovo dormiente come una dama bellissima adagiata su un tappeto verde che la culla nel suo sonno. Il solo vederla così è il sintomo del primo amore per questo luogo a cui nessun romano credo riesca a sottrarsi. Avevamo altre vie da percorrere ma il tempo sul Gianicolo sembra sospendersi e rimaniamo là per più di un’ora a passeggiare lasciandoci riempire gli sguardi dai colori di un cielo azzurrissimo che illumina ogni più remoto angolo della metropoli.

Il Centro di Roma

Scesi dal colle affrontiamo il centro. La presenza dei militari è costante e mi ricorda di quanto abbiamo bisogno di sicurezza ultimamente. La loro è una presenza silenziosa instillata a piccole gocce in molti angoli della metropoli nel tentativo di depurare acque troppo torbide intrise di piccola e grande criminalità. L’unica certezza che però tutto questo fa nascere in me è il sapere che esisterà sempre criminalità laddove non c’è equa ripartizione delle risorse. Purtroppo entrambe andranno di pari passo fino a che la natura umana non cambierà.

Tormentati da queste considerazioni, prendiamo via della Conciliazione e a darci il benvenuto tra la gente, sono le innumerevoli mani di uomini dalla pelle olivastra che ci offrono bottigliette d’acqua in uno slang inglese che poco ha di quella lingua e che ci fa sorridere.

Roma o la ami o la odi

Ma Roma o la ami o la odi e noi, ormai, dopo averla vista nella sua intera dispersione, non riusciamo più a provare un sentimento tanto negativo nei suoi confronti, nemmeno alla insistenza di questi signori, nemmeno ai pericoli generati da chi in auto o in scooter passa con il rosso rischiando di investire pedoni. Non riusciamo neanche a provare rancore per tutta l’immondizia che vediamo appena fuori dalle mura, nessun fastidio per zingari che chiedono continuamente una nostra elemosina e che, un attimo prima, sembrano storpi mentre poi, minuti dopo li ritrovi in una via a camminare e nascondersi in un portone. Non curanti di chi storpio lo è davvero.

Non puoi più odiare quel posto una volta che ti è entrato dentro con le sue contraddizioni perché, come ci spiega un’anziana signora che incontriamo per le vie del centro mentre porta a spasso un gatto, Roma ti lascia vivere se tu la lasci esistere.

Così, mentre ci accingiamo ad entrare in una piccola piazzetta tra le strette vie del centro storico, mi sembra che quella donna sappia molto dello spirito che anima quella città. Provo a stuzzicarle ancora qualche parola e alla fine scopro che Roma è paragonabile a lei, piena sì di acciacchi ma alla quale non riesci ad esimerti dal volerle dare una mano per aiutarla nelle sue difficoltà. Forse è questo che i Romani provano a fare per questa loro città ma mi chiedo come mai sembra tutto così difficile.

Troppo individualismo. Questa è la risposta di chi ci tiene compagnia in quel soleggiato pomeriggio. Non c’è più in tanta gente il concetto di bene comune, ma solo il far bene nel proprio recinto delle abitudini. Non manca l’aiuto al prossimo, ma è come se fosse solo un piccolo antro buio nel proprio animo a cui si aprono le porte della luce solo nel poco tempo libero. Questa è la sensazione che lasciano trapelare le parole della anziana signora.

Castel S.Angelo

La salutiamo con caloroso affetto proprio mentre attraversiamo il Tevere da Ponte S.Angelo. Con il Castello omonimo alle nostre spalle, risultato moderno di quella antica visione architettonica che fu dell’imperatore Adriano, e l’acqua sotto i nostri piedi. Sembra quasi di essere entrati in un verso poetico, tanta è la bellezza di quel luogo. Davvero quel fiume sembra avere qualcosa di magico, con i suoi piccoli tendoni sulla riva che fungono da locali e i suoi traghetti che lo attraversano mostrando ai turisti una città da un lato difficilmente immaginabile.

Mentre siamo ancora sul ponte, osservo la signora e il suo gatto allontanarsi velocemente mentre lei lo accarezza con tocchi lievi, quasi a volerlo rassicurare che non si perderanno mai di vista. E’ in quel momento, proprio mentre la folla di turisti inghiotte entrambi, che mi accorgo che forse una delle ragioni dei problemi di Roma potrebbe essere quella decritta da quella signora anziana, ma il solo gesto nei confronti del suo gatto, per me è indice che nell’animo umano esisterà sempre un qualcosa di teneramente bello che non smetterà mai di darmi una speranza affinché ogni luogo possa essere migliore delle brutture che può mostrare.

Piazza Navona

Attraversiamo la magnificenza di Piazza Navona, voluta dalla famiglia Pamphili e costruita sui ruderi dello stadio di Domiziano. Simbolo della Roma barocca, offre al turista sculture di pregiata perfezione, la stessa che seppero esprimere le mani del Bernini e del Borromini. I due scultori chiamati a rivaleggiare per aggiudicarsi l’onore di avere le proprie opere baciate dal sole della piazza. Non passa inosservata l’immensa fontana con i suoi giochi d’acqua e il cui rumore scrosciante, sembra possa davvero rinfrescare tutti i turisti che la affollano.

Il Pantheon

Divertiti dagli artisti di strada che improvvisano ogni sorta di attrazione, arriviamo fino al Pantheon che impressiona la nostra vista già solo per le sue imponenti colonne corinzie che circondano il portico.

Improponibile la visita a causa della lunghissima fila al suo ingresso e impossibile cercare qualcuno con cui interloquire, decidiamo di lasciare il passato e finire la giornata camminando per le vie che mostrano i segni più rappresentativi del governo del nostro tempo moderno. Più per scopo didattico per i nostri figli, scorriamo velocemente fra le mura di palazzo Montecitorio, Palazzo Chigi, il Quirinale e Palazzo Madama. Luoghi d’amore e odio per ogni abitante della penisola. Saperli così prossimi ai nostri visi, impressiona la nostra anima. Tuttavia, nemmeno la loro imponenza architettonica riesce a scalfire in me l’unico pensiero valido sul potere che io abbia mai letto.

Il potere politico non deve essere il fine, ma il mezzo che consenta al popolo di migliorare la propria condizione in ogni ambito della vita.

Cerco pareri su questa questione, ma i tanti stranieri incontrati non mi danno modo di poter scambiare qualche veduta d’opinione con i residenti. Quale occasione migliore però può venire offerta se non dai negozi di souvenir? Purtroppo quelli che incontriamo in quella zona del centro sono per lo più gestiti da stranieri.

Città del vaticano

Tornando indietro verso Città del vaticano, ne troviamo uno con al bancone un italiano ed entriamo con la scusa di alcune cartoline. Sperando di non disturbare troppo il suo indaffarato lavoro, provo a chiedere al gestore qualcosa su Roma. Cominciando proprio dalla difficoltà di trovare un negozio per turisti gestito da italiani.

Scopro che sempre più botteghe romane chiudono e aprono i negozi stranieri di merce di bassa qualità. Negozi che espongono, fino ad occupare ampie porzioni di marciapiede, calamite da frigo con il Colosseo, la Bocca della Verità, le targhe delle vie, sciarpe, collanine, pinocchietti e borsette varie.

Sorpreso dalla disponibilità e dall’enfasi del gestore, lo lascio continuare in un discorso che mi conduce nelle strade di una città che, essendo sito UNESCO,  dovrebbe essere tutelata anche da questa invadenza degradante che toglie la tradizione alle vie del centro storico che nulla hanno a che fare con la storia della città stessa.

La vera piaga di questa faccenda pare essere il trionfo della paccottiglia a discapito del commercio del buon gusto e di un valore aggiunto che solo souvenir diversificati possono dare, anziché le imitazioni tutte uguali e apparentemente meno costose ma che durano talmente poco che non vale la pena di averle come ricordi.

Condivido questa teoria appena esposta e ci congediamo dall’esercente per soffermare lo sguardo su ciò che vediamo attorno a quel negozio. La differenza tra una attività romana e una gestito da stranieri è evidente. Non c’è più neanche una regola per il decoro. Questi ultimi si estendono anche all’esterno del locale, invadendo i marciapiedi con cestini colmi di statuette del Colosseo di plastica a un euro.

Roma baraccone per turisti

Roma è diventata davvero più un baraccone per attrarre turisti perdendo per i Romani stessi l’idea di culla della loro civiltà? Che sia anche questo il motivo di quel piccolo distacco che gli abitanti hanno preso dalla cura di un luogo che non riescono più a sentire proprio come un tempo?

Le mura che nascondono il vaticano alla vista di ogni sguardo sembrano quasi una protezione anche da questo commercio selvaggio. E’ ormai quasi il tramonto e il nostro primo giorno per le vie della capitale sta per giungere al termine. Abbiamo usato solo i nostri piedi ma da domani proveremo anche i mezzi pubblici. Croce e delizia dell’unione tra le grandi distanze di una metropoli.

Prima però, una nota di orgoglio romano pervade le mie vene. Un pakistano addobbato a carnevale, dentro ad una sagoma di cartone ci invita a comprare i biglietti per visitare proprio ciò che si trova dentro alle mura che abbiamo di fronte. Senza nessun rancore per il paese di provenienza di chi ci ha avvicinato ma, preso dal desiderio di non lasciare Roma del tutto in mano ad un commercio straniero, declino il più gentilmente possibile l’invito ma entro con la famiglia nel negozio ufficiale della Santa Sede per comprare il tour guidato ai musei Vaticani.

Spendo quasi il doppio rispetto al pacchetto proposto dal sedicente attiratore di turisti in piazza ma, certo che alcune particolarità di Roma dovrebbero sempre rimanere in mano a chi sa quale sia il vero valore della città, sono sicuro che non rimarrò deluso. L’indomani mattina ci aspetterà una messa in piazza S.Pietro e una lunga visita a ciò che rimane dello stato Pontificio.


Ma prima, il cupolone stesso ci regala l’ultimo tocco di magia, accendendo le sue luci per far soppiantare quelle dei riverberi di un sole che è sparito all’orizzonte, lasciando Roma alla sua vita notturna. Placida e sorniona, la Basilica sembra volerci augurare una gradevole buonanotte. Occasione che cogliamo al volo per ritirarci nel nostro appartamento e osservare ancora una volta quel gigante bianco. Dal balcone appare di una bellezza disarmante. Unico spettacolo al mondo che, a mio avviso, mai avrà un degno concorrente nei battiti del mio cuore.

Dell’architettura di Roma ne sono già innamorato, ma devo ancora scendere in profondità nelle sue budella. I Romani mi hanno già mostrato un po’ della loro indole, ma so che hanno ancora in serbo tante sorprese per un viaggiatore come me che adora pensare al turismo come momento per accrescersi della cultura, delle cose e delle persone di un luogo.

A proposito dell'autore

Alessandro Castelnuovo

Varesino di nascita, Ravennate d'adozione, mi diplomo in grafica pubblicitaria e web design ma, immerso in una società basata sull'economia senza considerare le esigenze umane, mi sembra di sentire spegnersi in me quella libertà che sta nella curiosità di capire le emozioni delle persone che abitano il mondo. Comincio così una ricerca personale di valori su quali poter ispirare una vita intera. Fatale l'incontro con alcune discipline orientali e con piccoli luoghi incontaminati, che mi aiuteranno nella decisione di scrivere e che mi faranno considerare l'empatia come primo fondamento dal quale partire a cercare ogni altra cosa.

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