Il mio secondo post sul mio viaggio in Armenia lo dedico alle motivazioni, l’organizzazione e ciò che mi hanno colpito di questo paese.

Molta gente mi ha chiesto come mai abbia deciso di pianificare questo viaggio. Non c’era una ragione prevalente ma il desiderio di visitare un paese non troppo grande con pochi giorni (7 in totale), comodo e confortevole, tra il culturale ed il naturalistico e che mi portasse a conoscere almeno una parte della zona del Caucaso, zona per me ancora non esplorata.

Ora che sono tornata posso rispondere con ciò che messo nel bagaglio delle esperienze.

Perchè un viaggio in Armenia?

Cultura e storia

Perché è uno Stato ricco di cultura e storia: è il primo paese in cui si è professato il crisitanesimo in modo libero. Mentre noi attendevamo l’Imperatore Costantino che solo nel 313  D.C. ci ha permesso di professare la nostra religione alla luce del sole, in Armenia erano sorte da tempo le prime chiese e le tracce di questa radicata spiritualità è riconoscibile attraverso monasteri e chiese collocate in luoghi panoramici, finemente conservate o ricostruite dopo i terribili terremoti.

I paesaggi

Un’altra ragione sta nella bellezza dei suoi paesaggi, purtroppo per noi spesso sommersi dalla nebbia e dalla neve che tardiva ci ha accompagnato sebbene fosse  primavera inoltrata. Nonostante ciò, un’ultima giornata di sole ci ha permesso di godere della visione del monte Ararat. Ebbene si una visione, perché quasi tale ci è apparso.

Non lontani dalla capitale, ammirando il paesaggio delle dolci colline verdi, per un gioco di ombre e nuvole, la montagna dove si dice approdò Noè dopo il diluvio universale e da cui inviò in esplorazione la colomba che tornò con il ramoscello di ulivo, sembrava sospesa tra cielo e terra ed ammirandola mi sono detta: “anche questa è fatta”!

 

Il popolo armeno

L’ultima (ma non ultima) ragione è la “bellezza” del popolo armeno, riservato ma allo stesso tempo sorridente, la scoperta del suo senso di ospitalità, la generosità che ha manifestato nei nostri confronti, la voglia di raccontarsi come popolo, afflitto da guerre, migrazioni, genocidio.

Come organizzare un viaggio in Armenia?

Visto

Per gli italiani non occorre nessun visto turistico, almeno per così pochi giorni. All’uscita in aeroporto vengono svolti normali controlli di routine.

Moneta ed acquisti

Si può viaggiare comodamente con gli euro e cambiarli nei diversi banchi; consiglio è di non cambiare molto.

Si cena in bei ristoranti con 5-8 euro massimo a testa, una corsa in taxi può costare meno di 1 euro per 15 min, una bottiglia di vodka da riportare come souvenir costa circa 2 euro.

Una cosa che mi sento di consigliare è di acquistare se avete la possibilità marmellata, frutta secca, miele aromatizzato e balsamico, dalle donne presenti lungo la strada. Sono prodotti che costano pochi euro, di ottima fattura, igienicamente sicuri, e possono aiutare la gente a vivere del proprio lavoro oltre che essere molto apprezzati come regalo souvenir.

Fuori dalla capitale più difficile cambiare moneta, dunque cercate di fare dei buoni calcoli su ciò che vi potrebbe servire. L’uso delle maggiori carte di credito non è capillare ma almeno nella capitale sia esercizi commerciali che banche aderiscono ai maggiori circuiti.

Aereo

Non esiste un collegamento diretto Italia-Armenia.

Diverse possono essere le combinazioni; noi abbiamo optato per la LOT, compagnia di bandiera polacca.

Il volo con scalo a Varsavia (comodo al ritorno, meno all’andata), con imbarco bagagli (23 Kg) è costato 300 euro a persona e l’ho acquistato via Expedia.

Nessun problema né con la compagnia né con l’agenzia on line: acquisto veloce, sicuro e ottima l’app Expedia che ci aggiornava in live su gate, possibili ritardi, check-in. I voli sono risultati comodi, la compagnia offre solo acqua e caffè a bordo, anche da Varsavia.

Come muoversi in Armenia

Come mio stile ho cercato di viaggiare in semi autonomia, ossia ho cercato una persona che ci guidasse con un driver per poter ottimizzare tempi e vivere esperienze che credo essere maggiormente autentiche. Digitando parole chiave si accede facilmente a servizi turistici di agenzie, ho inviato diverse mail.

Sono riuscita a contattare attraverso Synotrip (sito di intermediazione privata turista/guida a cui ho già dedicato un post) così come accaduto per la pianificazione del mio viaggio in Iran.

In questo caso mi sono affidata ad una ragazza, Lilit, laureata in marketing turistico che già da diversi anni guida gruppi di persone in modo indipendente, appoggiandosi ad una agenzia di driver. Parla diverse lingue fra cui l’inglese. Il suo preventivo è stato tra i migliori ricevuti sia come prezzo che come qualità del tour pianificato. [email protected]

 

Periodo in cui viaggiare

Il periodo primaverile dovrebbe essere quello migliore per un viaggio in questo paese. La natura fiorisce e tantissime le piante da frutto che animano con i loro colori le valli.

Purtroppo noi, nonostante aprile venga solitamente consigliato come buon periodo, abbiamo trovato freddo, pioggia e neve per quasi tutto il viaggio.

Fortunatamente avevamo previsto una certa variabilità ed eravamo attrezzati. Sconsigliato l’inverno per il freddo ma anche l’estate perché le temperature possono raggiungere tranquillamente oltre i 45 gradi. L’autunno può essere una buona stagione per conoscere l’Armenia.

Cucina

La cucina è gradevole, variegata. Frutta e verdura non mancano su nessuna tavola, zuppe e tutti i tipi di carne cucinata sopratutto alla brace.

Tanti i piatti tipici che si possono gustare, molto apprezzati anche gli estratti di frutta.

Molto comuni i dolma, involtini di riso e carne su foglia di vite tipici anche di altre zone come Grecia, Georgia e Turchia.

Piatti di riso Pilaf accompagnati da frutta secca, formaggio salato iniziando dalla colazione, e il pane: lavash, una sfoglia sottile cotto in forni scavati nel pavimento adagiando la massa sulla parete incandescente per pochi secondi.

Ogni piatto viene servito con cura e i prezzi per una cena in un bel ristorante variano al massimo fino ad 8 euro a persona compreso di bevande.

 

Impressioni generali

Il paese ci è apparso sicuro così come la stessa capitale (1.5mil di abitanti sui 3 milioni totali).

La capitale ha acquisito negli ultimi anni uno stile maggiormente in linea con quello europeo: grandi strade con mono marca, negozi, caffè, ristoranti. Yerevan di sera è animata, luminosa ed è piacevole camminare in cerca di un posto dove sostare.

Il resto del paese è un’altra cosa. Fuori dalla metropoli, c’è lo stacco netto con la campagna, una campagna ricca di terra e frutteti, apicolture che ha un impatto visivo ed emotivo forte perché non è paragonabile alla campagna che noi conosciamo, se non quella dei film che raccontano quella del primo dopo guerra.

Non esistono quasi paesi, ma credo piccole comunità lungo rettilinei intervallati da stazioni di metano auto, lunghi tubi per il rifornimento del gas domestico completamente all’esterno, case con tetti di eternit, cucce di cani adattate da vecchi scaldabagni. Per questo motivo, parlando di acquisti ho voluto spezzare una lancia a favore della gente che per la strada vende i propri prodotti.

Il genocidio

Se gli armeni in Armenia sono circa 3 milioni, altri 7 milioni vivono all’estero per motivi economici e politici. Il giorno 24 Aprile a Yerevan sono arrivati fiumi di persone per ricordare il genocidio del popolo armeno avvenuto i primi anni del ‘900 per mano dei Turchi e ancora non riconosciuto da una parte della comunità internazionale, tra cui la Turchia stessa.

Durante questo sterminio meno famoso e precedente quello degli ebrei, sono morti  circa 1.5milioni di persone ed anche Papa Francesco lo ha denunciato definendolo come una delle tante persecuzioni ai danni di cristiani. Per quanto triste, è stato emozionante vedere gente che vive in Armenia o, che non vi vive più, ma che vi torna per ricordare, per riabbracciarsi per le vie della capitale, in fila, processioni, e raggiungere il memoriale del genocidio in un rito che aiuta a ricordare, unire, capire e denunciare ciò che questo popolo ha dovuto subire.

Conclusione

Un tour in questo paese è un viaggio fatto di paesaggi contornati di colline e catene montuose, ampie valli incantevoli dove scovare monasteri di una bellezza dettata dalla semplicità ed il culto profondo della gente che li visita accendendo candele, intonando canti, recitando preghiere; è un viaggio nella cultura e la storia di questo popolo e di questa terra alla ricerca di tracce che raccontano la religione, le tradizioni e i forti legami che questa gente continua con tenacia a conservare.

 

A proposito dell'autore

Barbara Ciccola

Insegnante di professione, turista per passione, fotografa per diletto. Amo sognare e progettare i miei viaggi come un modo per conoscere e scoprire me stessa. Parecchi i viaggi fatti, molti di più quelli ancora da fare e da raccontare.

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