Prima di partire per qualsiasi nuovo viaggio faccio un esercizio per cercare di immergermi nell’atmosfera del luogo da visitare. In cosa consiste questo esercizio?

Mi siedo, prendo un foglio e annoto tutti i ricordi, siano essi storici, artistici o anche semplicemente sportivi o di attualità, che la meta selezionata mi evoca.

Per Praga il primo è stato di tipo letterario: Kafka con “le metamorfosi” e la sua allegoria della alienazione dell’uomo moderno all’interno della famiglia e della società, che si traduce nell’isolamento del “diverso” e nell’incomunicabilità con i propri simili,  Kundera con “l’insostenibile leggerezza dell’essere” e la consapevolezza che le scelte che una persona compie nella propria vita appaiono del tutto irrilevanti se confrontate con la vita stessa, e ancora Chatwin e il suo collezionista praghese di ceramiche Utz.

Il secondo è legato alla primavera di Praga, a Ian Palak che prende fuoco per protestare contro l’assolutismo sovietico, a quella rivolta pacifica soffocata nel sangue dal regime nel 68.

Il terzo è un ricordo calcistico, lo Sparta, lo Slavia e il Dukla, rispettivamente la squadra degli operai, della borghesia e dell’esercito che incarnano le diverse anime di Praga, i quartieri alveare, le bellezze artistiche del centro e la cultura mittle-europea, gli influssi comunisti ancora percepibili.

E poi a ruota libera Dvorak con la sinfonia dal nuovo mondo, Carlo IV, gli Asburgo, Havel e la rivoluzione di velluto, la Cecoslovacchia, Nedved e Zeman.

Bene. A cosa serve questo esercizio? A me serve per creare una specie di fil rouge che mi condurrà durante il nuovo viaggio. Cosi passeggiando per Praga, dai suoi vicoli misteriosi non sarei sorpreso di imbattermi in un enorme scarafaggio kafkiano o di trovare lo stesso Utz che rovista nel magazzino di un antiquario oppure ancora un imperatore a cavallo che attraversa la Moldava col risultato di ottenere una versione assolutamente soggettiva e unica del luogo da visitare.

Praga è ben descritta da milioni di libri e guide e quindi non potrei aggiungere nulla di nuovo. Mi limiterò a stilare una mia classifica personale delle cose viste.

Cosa vedere a Praga

Ponte Karl IV

Che lo si osservi da riva, dall’alto, dal fiume, dalla collina, dal castello, questo è il vero cuore pulsante di Praga. Sorvegliati dalle severe statue, una miriade di artisti di strada, pittori, ritrattisti, venditori si alternano a turisti e locali in una rumorosa bolgia. Particolarmente suggestiva è  una passeggiata al tramonto quando le luci e le ombre sembrano dare movimento e vita alle severe statue che da centinaia di anni sorvegliano il ponte, testimoni unici del passato e del presente.

Torre panoramica di Petrin

Questa piccola Torre Eiffel di fine 1800 è facilmente raggiungibile con una funicolare da Ujezd dalla parte di Mala Strana (basta il biglietto del tram). Una volta percorsi i suoi 299 scalini (ma c’è anche un ascensore) si ha sicuramente la più bella vista su Praga, la Moldava, il castello san Vito, e Stare Mesto fino ad abbracciare in lontananza gli spettrali casermoni di epoca sovietica. Nelle vicinanze c’è anche un piccolo labirinto di specchi, non indimenticabile ma divertente.

Chiesa di San Nicola

Dall’esterno sembra una delle decine di chiese anonime. Una volta entrati, invece, si è sorpresi dalla ricchezza e raffinatezza dei decori più che barocchi direi rococò per la leggerezza generale che emanano.

Bianco, oro, rosa dei marmi, una splendida cupola e una sinuosa balaustra subito sopra l’entrata. Contrasti di luce. Atmosfera fatata.

Se si riuscisse ad assistere anche ad un concerto…. sarebbe il Top.

I trdelnik e le birrerie

Onnipresenti, gli impronunciabili trdelnik sono i dolci tipici di Praga, di forma conica e cavi vengono cotti su carbonella usando il trdlo una specie di spiedo simile a un mattarello. All’interno si può mettere, a piacere, cioccolato, nutella, gelato e chi più ne ha più ne metta. L’esperienza è imperdibile sperando ogni volta di sopravvivere (sono un filo pesanti…)

Altro “must do” è una cena in una tipica birreria (noi abbiamo provato U Fleku in Nove Mesto una delle più famose e grandi, ma non sarà difficile trovarne una simile, vista la numerosità) condividendo tavoloni di legno con altri commensali per gustare abbondanti piatti di gulasch, maiale o il tipico prosciutto di Praga.

Le case danzanti

Cosa ci fanno Ginger e Fred a Praga? Ballano. Questo è l’effetto che creano le case di Frank Gehry che col suo stile personalissimo è riuscito a incastonare queste due abitazioni dalle forme sinuose tra i classici palazzi lungo la Moldava.

Imperdibile è anche la salita alla terrazza da cui si gode una bellissima vista sul fiume e il ponte Karl.

Il castello e San Vito

Certamente ci finirete e quindi non mi dilungherò. San Vito è una delle più importanti cattedrali gotiche d’Europa e può tranquillamente rivaleggiare con un Duomo di Milano o con Notre Dame di Parigi. Soltanto qualche annotazione sparsa: le figure zoomorfe spioventi dall’alto dell’edificio gotico, la tomba di sarcofago di San Giovanni Nepomuceno con angeli, la sala di Vladislao nel palazzo reale con un soffitto a volte curvilinee particolarissimo, il vicolo d’oro con le sue casette multicolore.

L’orologio e la piazza centrale

L’altra tappa obbligatoria di Praga. L’orologio astronomico è uno dei simboli di Praga. L’ingranaggio e le quattro raffigurazioni della morte, vanità, avarizia e lussuria sono effettivamente affascinanti, meno gli apostoli che passano ogni ora. Troppo breve il passaggio, troppo piccole le figure, troppa gente plaudente.

Gli edifici della piazza sono invece un crogiuolo di stili da quello gotico a quello romanico, a quello barocco il tutto sovrastato dai due imponenti campanili gotici della chiesa di Santa Maria di Tyn.

Il cimitero ebraico

Era uno dei pochi ricordi della mia prima visita (a circa 12 anni). Ero rimasto assolutamente impressionato dal cimitero ebraico con le sue steli cupe e disordinate e dai disegni dei bambini del campo di concentramento di Terezin cosi naturali nella loro drammaticità. Oggi come allora rivivo gli stessi sentimenti davanti a testimonianze così toccanti.

Il muro di John Lennon

John Lennon non ha mai visitato Praga e non vi ha mai suonato. Allora perché un muro dedicato al cantante dei Beatles?

La risposta è semplice e si inquadra nelle azioni degli anni 80 in opposizione al regime che vietava di suonare ed ascoltare musica pop. Su questo muro di Mala Strana,  comparve un murale con il volto di John Lennon e testi delle canzoni dei Beatles, considerati inni di fratellanza universale. Nonostante gli sforzi delle autorità per cancellarlo, questo veniva continuamente ricoperto da nuovi graffiti.

Oggi questo muro rappresenta un simbolo di pace, amore e libertà.

Il castello di Karlstejn

Per finire una gita fuori porta da consigliare è quella al castello di Karl. Facilmente raggiungibile in treno dalla stazione di Praga (45 minuti di viaggio con treni ogni 40 minuti), offre un assaggio di Boemia.

Il castello e il paesaggio in cui è inserito sono spettacolari. Meno interessante è la visita all’interno (per di più la visita guidata è obbligatoria).

A proposito dell'autore

Carlo Zanoletti

Ingegnere milanese e per di più snob. Nel viaggio cerco la sorpresa e la conoscenza. Detesto la banalità, i tour organizzati e i posti troppo turistici (ma ormai sono pochi). A volte mi sembra sia già stato fotografato e scritto tutto di tutto. La sfida è cercare l’originalità. Nonostante questo mia moglie e le mie due figlie quasi adolescenti mi sopportano ancora!

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